10 Giugno 2012, 12.00
Pensieri&Parole

Piccoli ospiti

di Itu

Entrare nel mondo animale da piccoli vuol dire trovare nel tempo empatia anche per gli umani.

 
Nella mia famiglia originaria esisteva una grande spaccatura riguardo agli animali, mia madre in un appartamento cittadino lasciava un coniglio libero per le stanze fintanto che il suo turno breve finiva in macelleria, regali di famiglie contadine che non volevano dare adito alla freschezza del prodotto.
Mio padre era terrorizzato dallo svicolare dei gatti per strada e non dico dei cani…un reciproco schivare il pericolo di incontrarsi, una fatica immane specialmente con un paio di figli intrigati dalla vita animale.
Con compromessi giocati con l’appoggio di mia madre però sono entrati sui pavimenti di marmo animali strani per le abitudini cittadine: rane posizionate nel secchio degli stracci sul balcone, un po’ troppo vicine alla ringhiera per non lasciarsi tentare dal grande salto dai due piani, canarini, pesci rossi (a proposito, a quel tempo duravano tanto le loro vite in vaschetta!), tartarughe di terra e d’acqua, perfino un paio di tritoni hanno soggiornato nascosti dalla tenda di plastica della doccia nel bagno.
Ma il periodo aureo fu aperto con i criceti, torturai a sufficienza i nervi di mia madre dopo la lettura di un caposaldo della mia istruzione infantile ”Ringo criceto istruito”, mi conquistò con quel suo pelo setoso e il musetto tremante, riuscii a farmelo comprare all’emporio animale della città.
Non mi contentavo di vederlo correre sulla ruota, organizzavo festini per lui mentre mio padre era al lavoro, il gioco delle risate in bagno a farlo scivolare dal bordo scosceso, lo lasciavo esplorare le piastrelle lucide e ogni tanto gli portavo qualche seme di girasole per riprendersi dalle scorribande.
 
Poi arrotolavo i tappeti in modo da creare dei cunicoli e gallerie e con mio fratello aspettavamo all’esterno da dove potesse uscire, poi la raccolta degli escrementi seminati e la reclusione nella gabbietta appena i turni di lavoro facevano rientrare i miei.
Quindi la “malattia” prese anche mio fratello, anche lui volle il criceto quando il primo morì, notai che da piccoli erano molto carini ma che dopo qualche tempo diventavano aggressivi con i loro denti da roditore ogni volta che li prendevo per pulire la loro gabbia, mi piacquero un po’ meno.
L’ultimo criceto ospite morì di freddo sul balcone in inverno, mia nonna si era presa il carico di spostare la gabbia per qualche ora all’esterno, pietosamente lo avvolse in un panno e lo infornò (a temperatura bassa però…) nell’attesa che io e mio fratello rientrassimo.
Il suo ingenuo tentativo di rianimazione dette un sobbalzo alla visione di animali da proteggere, vidi in un attimo tutta la precarietà della vita e si chiuse senza parole il capitolo infanzia e criceti ospiti.


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