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domenica, 1 novembre 2020 Aggiornato alle 07:06Blog - Maestro John

Mi ritorni in mente

di Maestro John
Novembre. Giorni dedicati al ricordo di chi ci ha lasciato. Penso a tutte le persone che ho incontrato e che mi hanno regalato qualcosa, anche solo una parola o un sorriso. E sono tante, un’infinità

Allora volo veloce con la memoria e ne ricordo alcune. E anche quelle che non ci stanno in queste righe, anche a loro dico grazie. Grazie per avermi fatto del bene, senza pretendere nulla in cambio. Perché il bene è silenzioso, come diceva Gino Bartali “il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca.”

Quando abitavo in Piazza De’ Medici, sopra la mia casa abitava la famiglia del maresciallo Murgioni. Qui ho conosciuto don Pierluigi Murgioni, un vero testimone del Vangelo, che ha vissuto più di cinque anni nelle terribili carceri della dittatura militare in Uruguay. Sulla sua tomba nel piccolo cimitero di Gaino è incisa la frase dell’Apocalisse: “E allora vidi un nuovo cielo e una nuova terra.”

Dall’altra parte del muro della mia casa c’era la canonica del grande Monsignor Ferretti, che prima di tornare a Gavardo dopo il bombardamento, era a Salò, e là il primo matrimonio che ha celebrato era stato quello dei miei genitori.
Accanto alla mia casa abitava l’Eugenia, sorella della Palmina, con la dolce mamma.
Con Eugenia giocavamo a cip, e speravamo che il sole non tramontasse mai: mi ha insegnato la tenerezza e la semplicità del cuore.

All’asilo andavo dalle suore Orsoline: Madre Crocefissa, Madre Rosa, Suor Guglielmina (talmente piccola che ricordava la suora di Fellini in “Amarcord”).
A scuola elementare c’era la maestra Scolari e il maestro Alberto Grumi, e non li ringrazierò mai abbastanza per avermi insegnato le basi della cultura.

Quando andavo a giocare col mio grande amico Andrea (Deni) Giustacchini, incontravo il papà Domenico detto Nino. La sua profonda umanità la riversava anche nella pittura, fatta di splendidi paesaggi, di persone semplici e umili.
E poi andavo a trovare l’amico Beppe, dove salutavo il pittore Silvio Venturelli: i suoi quadri  sono lo struggente ricordo di un artista mite, che scrisse: “La pittura è la ricerca della vita: la serenità è la sua ultima spiaggia.”

Con la mia attuale moglie ci incontravamo spesso a casa dell’amica Daniela Massolini, dove ci accoglievano la mamma Paola detta Leti e la zia Giuseppa, Bepa per tutti, che preparava un ottimo spiedo per tutta la compagnia. Con me c’erano spesso anche gli amici Cesare Mora, Paolo Goffi (indimenticabile il papà Arturo) e Antonio Lauro, figlio della cara Maria Lazzarini e fratello del buonissimo Augusto, che tutti chiamavano “Gusto”.

Nelle fantastiche estati alla colonia della “mia” Livemmo ho conosciuto l’affetto della “zia” Orsolina Avanzi (divenne anche consigliere comunale, fatto rarissimo a quei tempi) e della Gina Tortelli.
Regista di tutto era il grande don Angelo Calegari, che durante il bombardamento si era salvato miracolosamente. Per merito suo è stata creata la colonia prima a Navazzo, poi a Livemmo e successivamente a Bondone.

Il dottor Rossini, quando veniva a trovare la mia nonna Margherita, stavano in camera sua a chiacchierare per ore, poi quando se n’era andato mia nonna diceva: “Adess stó propris bé!
Quando fu collocato in pensione nel ‘54, continuò a esercitare e a rispondere alle chiamate dei pazienti, a ogni ora del giorno e della notte.
Il suo motto si ritrova sui suoi ricettari: “Servire chi soffre, oggi e domani più di ieri, io non ho fine migliore né volontà più cara.”

Trasferitomi al grattacielo, ho conosciuto il dottor Guido Franchi, sindaco di Gavardo per 4 volte dal ‘45 al ‘64, che gestiva la farmacia con la collaborazione della signorina Bianca Simoni.
Con tanti amici andavamo da don Erminio Bertuzzi (che noi ragazzacci chiamavamo Don Sterminio): ci teneva nella sua casa, offrendoci la possibilità di recitare, stampare un giornalino (“Petit monde”) e suonare con le chitarre elettriche.

Ricordo con affetto il curato don Antonio Bonetta, dalla lucida intelligenza (mi dava gli ‘spisigòcc’ che mi arrossavano la guancia).
A Sopraponte c’era don Antonio Andreassi, un prete amatissimo dalla sua gente, col suo cappello di alpino, la sua voce tonante e il suo cane lupo
Don Mansueto Bonera ogni domenica mi invitava a leggere nella chiesa di Santa Maria e nella cappella dell’ospedale. C’erano Suor Luigina, suor Felice di Sopraponte in medicina maschile, suor Elena in chirurgia, suor Eugenia nel reparto maternità, suor Alessandra nel guardaroba.

All’oratorio ci fu una tragedia che sconvolse il paese: la dolce Rosaria Mora tornava dal bar dell’oratorio quando è stata travolta da un’auto. Non aveva ancora 18 anni.
Ho sempre nel mio cuore  il ricordo di alcuni coscritti: l’amico Renato Pialorsi, dalla esuberante vitalità (il caro papà era il regista della Filodrammatica La Concordia).

L’amico Gianni Faini, bravissimo nel creare disegni straordinari e armoniosi, che nel figlio Massimo ha lasciato un erede ideale. Con Gabriele Rivetta giocavamo nel cortile accanto alla falegnameria, e ci chiamavamo “cugini”. E il grande Teddy, Gianfranco Tedoldi, innamorato della musica e sublime chitarrista.

E poi Gian Franco Broli, tra i fondatori della compagnia “Fil de fer”:  aveva un grande dono, quello di far sorridere il pubblico.
Quando partecipavo al Gruppo non violento, c’era l’amico Mario Grumi, dalla folta barba e dal grande sorriso.

Il parroco era don Francesco, al quale con il Gruppo Teatrale avevamo dedicato “W il parroco!”
Alle magistrali ricordo con affetto il professor Chizzolini, autentico “apostolo dell’educazione cristiana”, animatore dell’Editrice La Scuola.

Quando lavoravo nel negozio di mio fratello Dino a San Carlo, in Salò, ho conosciuto il buonissimo Renato Trevisani, il leggendario Armando Maggi, detto il Caimano del Garda, e Mario Ebranati, immerso nell’appassionata ricerca del passato salodiano.

Da insegnante, ricordo con nostalgia la mitica segretaria, Angela Braga: quante battute ci facevamo nella bella scuola di San Zenone! E il grande Dirigente (e non solo per la statura) Alfonso Dal Savio, che credeva nel valore della scuola.
Alla fine delle riunioni io scappavo come un razzo, e lui diceva: “La seduta termina perché il maestro John ha fretta di andare alla sua casina.”

Ho avuto la fortuna di essere amico del maestro Silvano Baronchelli, figlio di Mario (primo presidente dell’Azione Cattolica gavardese del dopoguerra e per due volte eletto sindaco). Dalla voce baritonale, quando rideva vibravano i vetri dalla contentezza. Appassionato di musica classica, è stato Presidente della Biblioteca Civica.
Silvano ha vissuto con coerenza, per un mondo migliore.
Come Piero Berini, che ho conosciuto come maestro a Prevalle e poi è diventato dirigente scolastico del Circolo didattico Manerba.

Con il teatro Poetico
ho recitato con Renato Meloni: amava mettersi in gioco sul palcoscenico, indossando la maschera del servo e improvvisando per poter far ridere la gente. È stato un bravissimo Sancio Pancia nel nostro cavallo di battaglia, il Don Chisciotte.

E allora penso al primo Sancio, interpretato da Cesare Mazzocchi: mimo irresistibile, con lazzi ed acrobazie coinvolgeva il pubblico. L’avevo incontrato nella Comunità di Bogliaco (ci lavorava mia sorella Valentina), gestita da grande don Angelo Chiappa. Fra i teatranti c’era anche il maestro Piero Morari, con barba e pipa, impegnato nel sociale, che aveva un’auto con i disegni dell’allegria.
Grazie al teatro, ho conosciuto Pino Greco, uomo di scuola ed eccellente scrittore.

Ed a Salò ho incontrato Pierantonio Pelizzari: con le sue videocamere registrava le nostre storie e poi ci offriva una copia dei filmati.
Con il Gruppo Teatrale Gavardese ho incontrato il mitico Tano Mora, anche lui diventato sindaco di Gavardo.
Dall’incredibile vitalità, credeva nei valori cristiani ed umani. Era uno splendido attore, quando improvvisava mi faceva letteralmente buttare a terra dalle risate. Nel gruppo c’erano anche Vincenzo Mangiarini (papà degli amici Beppe e Marilena) e Piero Tedoldi, due stupende persone che hanno lasciato un profondo segno nella comunità.

Da maestro, ho conosciuto alcuni bambini che poi sono saliti in cielo: Fabrizio Bacchetta, Micaela Pollini ed Alessandro Quecchia di Gardone Riviera, Michele Avanzi di Gavardo, Manuel Ronchi e Andrea Prezioso di Prevalle. Cari ragazzi, quanto mi mancate!

Sono tante le persone che non dimenticherò mai.
Don Bruno Loda con barba e sandali, sembrava uno dei frati predicatori medioevali. Don Angelo Marini, di cui apprezzavo la sapienza biblica e il sottile umorismo. Suor Liliana Rivetta, una vera santa, innamorata di Dio e dell’Africa. La sorella del mio amico Gabriele, la mia coscritta suor Annamaria Bonvicini, ora in Paradiso.

Aldo Arrighi, che ha vissuto con intensità per gli altri. Si è iscritto all’AVIS di Gavardo, di cui ha ricoperto la carica di vice Presidente (suo grande e fraterno amico è stato il mitico Renato Paganelli, un’altra persona eccezionale, uomo di speranza).
Ha fondato l’AIDO di Villanuova ed ha creato il GVAV, gruppo di volontariato che si occupa di dare aiuto alle persone anziane.

E poi il grande fotografo Cesare Goffi, persona che credeva nell’impegno personale.
Cecilia Zane, una di quelle donne che hanno fatto della loro vita un autentico dono per tutti.
Come la “zia Ninì” e la “zia” Libera, dalla risata contagiosa. Come Bruno Filippini, che ha presieduto ed animato per molti anni l’Associazione “Gavardo Insieme per voi”, che grazie alla generosità di alcune famiglie ospitanti ha accolto bambini e ragazzi vittime del disastro nucleare di Chernobyl.

Come Padre Gianpiero Baresi, missionario comboniano in Brasile, un appassionato della causa dei poveri: viveva il Vangelo non come messaggio di buonismo, ma come segno di contraddizione, di cambiamento del cuore.
E poi suor Ermanna, suor Anna e il teatrino di Casa San Giuseppe. Il signor Danilo Losi, il re della Piazza De Medici, che mi apriva il teatro e con il quale si chiacchierava della Juve. Gigi Bendotti, fratello della mia grande amica Anna, vero alpino e grande uomo.

La maestra Lilli, moglie di Cisco: come ha detto don Lorenzo Bacchetta “Continuate a viaggiare, Lilli e Cisco, non smettete di condividere il vostro desiderio di camminare insieme. Ora potete farlo con due piedi sulle strade della terra e due piedi sulle vie del cielo… e nella profondità del vostro amore gusterete l’abbraccio consolante del Signore.”  

E come posso dimenticare il maestro di musica Mario Mabellini, una delle persone più buone e gentili che ho mai conosciuto? Innamorato della sua Anita, ha insegnato musica per una vita, trasmettendo l’arte a centinaia di giovani.
E Cesare Cavagnini, l’amico di tutti, che con gli amici del Borgo del Quadrel ha creato il leggendario presepio e mille momenti di comunità.
E poi Piero Costantini, allenatore del basket femminile gavardese sponsorizzato dal sempre entusiasta Angelo Ziglioli.

E poi Caterina Zanola, nonna della mia grande amica Sara Ragnoli, di Castello di Serle, che di lei ha scritto queste stupende parole: “La mia nonna che rivedo in una vecchia foto in bianco e nero, una ragazza meravigliosa con due grandi occhi neri e i capelli nerissimi raccolti con semplicità, un sorriso appena accennato, un viso stupendo persino troppo strano per un’epoca in cui prevalevano tratti somatici più rudi e grezzi. Oggi, la bellezza della mia nonna è disegnata tutta sulle sue rughe. La sua bontà è custodita nel suo grande cuore…”
E poi il fotografo Buccella, e poi il mitico Doro, e poi…

L’elenco delle persone a cui devo dire grazie sarebbe ancora lunghissimo.
Fernando Pessoa scriveva che nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta. No, finché vivo non vi dimenticherò.

Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo
maestro John

Nelle foto:
1)Il mitico Renato Paganelli durante un’estemporanea di pittura sul Chiese (ah, il Chiese!)
2)Monsignor Ferretti e don Angelo Calegari all’inaugurazione del monumento al bersagliere (4 settembre 1966)
3) L’indimenticabile Cesare Cavagnini
4) Tano Mora accanto al Parroco don Francesco Zilioli, al termine di “W il parroco” del Gruppo Teatrale Gavardese

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