22 Aprile 2007, 00.00
Pertica Alta
Forno di Livemmo

Nuovi progetti per questo importante sito

Sono state realizzate due campagne di scavi curate dall’Universitŕ di Padova. E adesso, la completa accessibilitŕ (e quindi lo sfruttamento turistico) del forno fusorio di Livemmo di Pertica Alta dovrebbe essere (quasi) dietro l’angolo.

Solo pochi anni fa, nel 2004 e nel 2005, sul sito sono state realizzate due campagne di scavi curate dall’Università di Padova. E adesso, la completa accessibilità (e quindi lo sfruttamento turistico) del forno fusorio di Livemmo di Pertica Alta dovrebbe essere (quasi) dietro l’angolo.

Il recupero dell’antico impianto siderurgico, lo ricordiamo, era stato coordinato dal professor Gian Pietro Brogiolo, ordinario di Archeologia medievale.
«Prima è stata disboscata la zona, poi è stato rimosso il terriccio che nascondeva la struttura alla vista, e in seguito - ricorda il sindaco di Pertica Alta Denis Zanolini, che tanto ha investito in questo recupero - si è provveduto al consolidamento dell’edificio realizzando anche un ponticello pedonale. Il tutto con fondi del Comune e della Comunità montana».

Con la conclusione dei lavori del secondo lotto da 100 mila euro (70 mila forniti dal Gal Garda-Valsabbia, e 15 mila a testa da Comune e Comunità) è stato possibile effettuare importanti ricostruzioni, evidenziando le tracce del ciclo produttivo. Ora bisogna organizzare la conservazione del sito: «Per garantirla - continua il primo cittadino - stiamo pensando a una convenzione con i due gruppi alpini locali, che potrebbero occuparsi degli sfalci e della pulitura continua dell’area».

Nel frattempo, secondo l’Università di Padova una terza campagna di scavi è sì auspicabile, ma non urgente.
Quello di cui parliamo è un impianto molto antico; risalente al Trecento. «…si attrova sopra il torrente Tover - scriveva il podestà di Brescia Giovanni da Lezze nel suo Catastico bresciano del 1609 - che nasce dalle montagne della Pertica et mette capo nel Chies…».

Nel 1808 raccontava invece Francesco Torriceni: «…nel decennio 1798-1807 l’impianto di Pertica lavorò per 60 mesi, con una media annua di 6.500 quintali di ghisa prodotti…».
Al 1830 risalgono infine le note di Pietro Rebuschini, ispettore censuario: «Il forno viene alimentato colla miniera di Collio e di Bovegno, traversando in estate il monte detto Colle di Croce, e nell’inverno tenendosi la strada di Marmentino, impiegando circa 6 ore coi muli…».

I prossimi passi promozionali? La formazione di guide turistiche del posto, magari studenti; la realizzazione di un logo del forno fusorio da inserire nella carta intestata del Comune, la creazione di un sito internet, la realizzazione di gadget come spille e cartoline e di una cartina da installare in ogni paese per indicare come raggiungerlo.

Massimo Pasinetti
Da Bresciaoggi


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Scarica la brochure in .pdf




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