17 Giugno 2019, 10.31
Idro Vobarno Valsabbia
Eco del Perlasca

Intervista al preside

di red. Eco

Noi della redazione del Perlasca di Idro, visto che quest’anno scolastico è per il professor Antonio Butturini l’ultimo e che fra pochi mesi potrà godersi la meritata pensione, l'abbiamo intervistato


Nel pensare alle domande da porre al preside, visto che sta andando in pensione, ci siamo rivolti soprattiutto alla sua carriera e alla sua esperienza scolastica, a partire dagli inizi.

Cosa è significato per lei essere Preside?
 
Se mi avessero detto che da grande avrei fatto il Preside, mi sarei messo a ridere. Dopo la laurea, iniziai a fare l’insegnante ma dopo alcuni anni mi incaricarono della gestione di una sezione staccata dalla scuola media, prima a Calvagese e poi a Prevalle.

Nel tempo mi avvicinai sempre di più all’incarico di direttore e il mio primo impiego fu a Pontevico; vi rimasi per tre anni e, dopo aver superato il concorso nazionale, divenni preside a tutti gli effetti.
Essere preside significa occuparsi del controllo dell’intera scuola, di questo meccanismo molto complesso.

Per quanti anni ha fatto il Preside?

Per 16 anni. Con molta passione.

Che cosa insegnava prima di diventare preside?

Ho insegnato italiano, storia e geografia per circa 22 o 23 anni.

Rimpiange qualcosa nella sua carriera?


Mi manca molto l’insegnamento. Mi piaceva molto insegnare e credo che un buon insegnante abbia un ruolo nella scuola pari, se non superiore, a quello di un buon preside, perché è lui che contribuisce alla formazione degli studenti. Quindi, in questi anni la cosa che più mi è mancata è stata l’insegnamento.

Pensava che da grande sarebbe diventato preside o voleva fare altro?

Sicuramente, come ogni ragazzo, non pensavo che in futuro sarei potuto diventare preside. 
Ho frequentato il liceo scientifico perché ero interessato molto alle materie come matematica, fisica e scienze però, durante gli anni del liceo, mi sono appassionato alle materie umanistiche, soprattutto alla storia.
Infatti mi sono laureato in questo e ho anche approfondito i miei studi .
Se non avessi fatto l’insegnante probabilmente mi sarei dedicato alla ricerca storica.

Cosa vorrebbe fare dopo?

Sicuramente una cosa che vorrei fare è riprendere a fare ricerca storica, cercare alcuni filoni che ho curato da studente e approfondirli.
Poi mi dedicherò alla mia nipotina e continuerò ad occuparmi del sociale nella politica del mio paese.

Che messaggio vuole lasciare a noi alunni?

Studiate, perché sapere le cose è meglio che ignorarle.
La conoscenza è una grande arma di potere poiché permette di fare scelte, ragionando con la propria testa.
Al giorno d’oggi voi siete fortunati perché vivete in un’ epoca in cui potete raggiungere tutte le informazioni solo con un click, perciò approfittatene.

Qual è stato il ricordo più bello e quale il più brutto di questi suoi anni a scuola ?

Beh, di ricordi belli ce ne sono tanti, bastano il sorriso di un ragazzo o il ringraziamento di un genitore.
Invece i momenti più brutti riguardano quelli in cui si deve decidere se sospendere o bocciare un ragazzo.

Un episodio che l'ha cambiato?

Quando ero al liceo, in seconda, il mio professore di italiano, parlando di Leopardi, sosteneva, contrariamente a quanto si dice sul poeta dandogli del pessimista, che era un grande ottimista perché i versi migliori delle sue poesie erano quelle in cui descriveva la vita del villaggio e del suo paese.

Questo denotava, secondo il mio prof, grande attenzione nei confronti degli uomini e della natura.
Quello che ho imparato è che si può sempre andare contro l’opinione data per scontata, basta pensare con la propria testa e avere gli strumenti per poter contraddire l’idea comune.
Questo probabilmente è il più grande insegnamento che mi è stato dato in tutta la mia vita.

Cosa le mancherà di noi studenti studenti?

Di voi ragazzi mi mancheranno sicuramente i vostri “buongiorno”, la vostra allegria e la vostra gioia di vivere.

Come si è trovato con gli insegnanti?

Con gli insegnanti non sempre il rapporto è stato facile però ho apprezzato la loro disponibilità, l'attenzione per i ragazzi e la passione per il proprio lavoro.

Cosa è stato un successo per lei?

Non lo so… Probabilmente aver visto l'istituto crescere.
Quando sono arrivato gli studenti erano circa 900 tra Idro e Vobarno, ora invece sono 1200. Ciò significa che la scuola ha saputo farsi apprezzare sul territorio e questo è merito sia degli insegnanti sia mio.

Cosa per lei è stata una sconfitta?

Una sconfitta, per me, è quando un ragazzo non conclude il proprio percorso formativo; la dispersione scolastica è alta, ma non dipende solo da me; sono le istituzioni che devono farsene carico.
Per sua natura, la scuola dovrebbe permettere a tutti di concludere il percorso, però non sempre è possibile.

Cosa le mancherà?

Mi mancherete voi, anche quando mi fate arrabbiare.

Ora non ci resta che ringraziarla, non solo per la sua sensibilità, ma anche per il tempo che ci ha dedicato.
Le auguriamo “una buona pensione”, meritata e felice all’insegna della passione per la storia e per la lettura.
Non dimentichi però che adesso è anche nonno e la sua nipotina si aspetterà da lei giocattoli di legno, intagliati amorevolmente da suo nonno.

Grazie ancora da noi tutti.

A cura degli studenti della redazione di Idro.




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