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18 Dicembre 2016, 11.30
Gavardo
Maestro John

Sei nell'anima

di John Comini
E come sempre arriva il Natale. I libri sono invasi da poesie e testi ricchi di bontà, ci sono festoni appesi ai muri delle classi, incollate ai vetri sono in bella mostra splendide decorazioni, i bambini scrivono parole di pace e disegnano alberelli e stelle, accanto alla biblioteca c’è il presepe fatto dai bidelli (personale ATA, please…)

Ogni tanto si sentono cantare delle melodie classiche (“Tu scendi dalle stelle” ecc.) o “moderne” (di cui magari la televisione si appropria per spacciare regali e panettoni)
“A Natale puoi fare quello che non puoi fare mai
riprendere a giocare, riprendere a sognare
riprendere quel tempo che rincorrevi tanto
è Natale e a Natale si può fare di più
è Natale e a Natale si può amare di più…
A Natale puoi dire ciò che non riesci a dire mai
che bello è stare insieme che sembra di volare
che voglia di gridare quanto ti voglio bene
… c’è qualcosa dentro l’anima che brilla di più
è la voglia che è l’amore che non c’è solo a Natale
che ogni giorno crescerà se lo vuoi… puoi fidarti di più, a Natale puoi”

Con le mie classi stiamo preparando una piccola rappresentazione dal titolo “Il cavallino d’oro”. Ci sono due bambini che, la notte di Natale, incontrano un magico cavallino parlante, che li porta su alcuni pianeti (quello della natura pulita, della musica, dei giocattoli, dei dolci…). I bambini sono felici, e pensano che non esistano un posto più bello. Ma il cavallino d’oro dice che in realtà esiste, fa chiudere loro gli occhi… e si ritrovano nella loro cameretta. I bambini chiedono: “Ma questa è la nostra casa, cosa c’è di bello nella nostra casa?”. E il cavallino d’oro: “C’è l’amore del vostro papà, della vostra mamma, c’è l’affetto tra di voi...e poi sono venuti a trovarvi tutti i vostri amici! Ciao bambini, e ricordatevi: Natale è aprire la porta del cuore!” E vola via.

            “Lungo i pascoli del ciel cavallino va                          
            tutto d’oro è il suo mantel nell’oscurità...
            Vecchia luna di lassù mostragli il cammin
            stelle d’oro fate coro per le ve del ciel...” (Renato Rascel)

Molti anni fa, a Mocasina, in tempi in cui non c’era l’obbligo di stilare progetti per la sicurezza e la legge (avete notato che, ora, più ci sono leggi e meno vengono rispettate?) ero andato la sera con la mia piccola classe nelle case del piccolo ma struggente paese, a rappresentare una “Pastorela de Nadal”, tratta da vari testi…I bambini indossavano mantelli e cappelli e le bambine scialli…Era tutta in dialetto, si metteva in scena la vita dei nostri nonni, al freddo e al gelo…ad un tratto appare un Angelo.- Braa zent, doca, sintì. Come sö en ciel ghè scritt, Maria e el so marit i ghà ait ön bel pitì. L’è töt biond e risulì. L’è nasitt en d’ena stala, endoe no i suna né i bala. E l’è lé col fret che fa, che el continua a sgambetà. La sò mama el la cucùla, el bubà el la cunsula. Zò dal ciel vè el nos Signur, ria per töcc el Redentur, piè de grasia, el cör en mà, e una crus nel so dumà.

Teresa.- Me gho el bröt calt…ma l’ere tignit en calda per el mé Piero…
Piero.- Daghel pör, per stasera fò sensa…
Teresa.- Brao el me Piero!
Caterina.- Ghif vist come l’è en font la nosa zent? L’è bruntuluna e ciciaruna, ma se ghè verghù de aidà, la part en tromba e la se ferma piè. Tanto la fa e tanto la diss…
Tutti.-…che la stala l’è en Paradis!
E poi si cantava: “Tàchela sö chela poca minestra
                            tachela sé che l’è ris e fasöi
                            Töte le sere som a chela, nà endel lett sensa linsei
                            Piero Piero para le pere Piero Piero parale en sö
                           Töte le sere som a chela, nà endel lett sensa linsei…”

La versione hard della canzone ovviamente era censurata: “Piero Piero l’è nat a fa l’erba el s’è empinit le braghe (con quel che segue…)…
In questi giorni i nostri paesi sono abbelliti da presepi piccoli e grandi, una mia alunna (la bella e “canterina” Carolina) interpreterà la piccola pastora nel presepio vivente di Nuvolera. Come tanti paesi del nostro territorio, anche Gavardo ha una vera fioritura di presepi, e citarli tutti è impossibile. È d’obbligo però ricordare il presepio di rara bellezza del Borgo del Quadrel, che ricostruisce fedelmente scorci caratteristici del paese. Davanti alla caserma dei Carabinieri c’è la grotta con una bella rappresentazione della natività. C’è il presepio vivente allestito al Vecchio Mulino, dove si possono ammirare gli antichi mestieri e pare davvero di ritornare indietro nel passato. È incredibile il lavoro e la creatività di tutte le persone per ricordare la venuta di Gesù! E non posso dimenticare le tradizionali Pastorelle Gavardesi: sono una decina i gruppi musicali spontanei che si formano prima di Natale, per cantare le pastorali (canzoni natalizie) per le strade e nelle case. Conosco molti di questi pastorelli: li potete riconoscere dalle barbe folte che crescono in dicembre… e se li ospitate, non disdegnano panettoni, pandori e “sacre” libagioni (c’è gente che pur di esserci, suona anche un semplice triangolo metallico…ma gli strumenti “poveri” sono graditi al Bambinello).
Il "padre del presepio" viene considerato San Francesco d'Assisi, poiché a Natale del 1223 fece il primo presepio in un bosco. Allora, Papa Onorio III, gli permise di uscire dal convento di Greggio, così egli eresse una mangiatoia all'interno di una caverna in un bosco, vi portò un asino ed un bue viventi. Poi tenne la sua famosa predica di Natale davanti ad una grande folla di persone, rendendo così accessibile e comprensibile la storia di Natale a tutti coloro che non sapevano leggere.

“Ecco la stalla di Greccio con l’asino e il bove
e i pastori di coccio che accorrono già.
Monti di sughero, prati di muschio,
col gesso per neve, lo specchio per fosso, la stella che va.
Ecco la greppia, Giuseppe e Maria,
lassù c’è già l’Angelo di cartapesta
che insegna la via, che annuncia la festa,
che il mondo lo sappia e che canti così:
“E’ Natale, è Natale, è Natale anche qui.”
Carta da zucchero, fiocchi di lana,
le stelle e la luna stagnola d’argento,
la vecchia che fila, l’agnello che bruca,
la gente che dica e che canti così:
“E’ Natale, è Natale, è Natale anche qui.”
Ecco il presepio giocondo che va per il mondo
per sempre portando la buona novella seguendo la stella
che splende nel cielo e che annuncia così:
“E’ Natale, è Natale, è Natale anche qui.” (dal musical “Forza venite gente”)

Fino allo scorso anno nei pressi del parcheggio dell’Ospedale (questo Natale sarà allestito nella Chiesa di Santa Maria), c’era un poetico presepio realizzato con grande perizia e cura dei dettagli da Federico Baronchelli, Giorgio Facchetti e uno splendido gruppo di amici.  Federico è una persona stupenda e buona, che con questo capolavoro a cui si dedica per mesi interi (un po’ come fanno i monaci che dipingono le icone, un modo per pregare e contemplare la bellezza del Signore) ricorda suo fratello Silvano, salito in Paradiso a soli 49 anni, il 28 novembre 2000 (la foto è stata scattata 10 giorni prima). Silvano era un bravissimo maestro, che insegnava a Gavardo, amava il suo lavoro e voleva un bene dell’anima ai suoi alunni. Era nipote di Nestore Baronchelli, famoso musicista: alcune sue composizioni vengono ancora cantate in chiesa, ed il maestro del Coro la Faita Ennio Bertolotti ne ha ricavato una pubblicazione con musiche inedite. A nonno Nestore è intitolata la banda musicale di Sopraponte: "La musica è gioia di vivere, è motivo per vivere meglio, ci fa dimenticare l'egoismo insito nell'uomo". Proprio sabato mattina il coro “La Fornasina”, diretto dal maestro Ragnoli,  ha cantato una canzone di Nestore Baronchelli.

Il papà di Silvano era a sua volta maestro, si chiamava Mario ed è stato sindaco della cittadina. Ho avuto la fortuna di conoscere Silvano e di essergli amico: aveva una voce baritonale, e quando rideva vibravano i vetri dalla contentezza. Era appassionato di musica classica, aveva i dischi dei più grandi compositori, ricordo che mi aveva registrato le musiche di Igor Stravinskij per lo spettacolo “Racconti di un pellegrino russo”. Era una persona colta ma (come tutti i saggi) molto alla mano, è stato Presidente della Biblioteca Civica e si impegnava non solo a far progetti ma anche a spostare sedie ed a costruire palchi. Silvano credeva nei valori della scuola, ed era sempre vicino ai bambini difficili o che facevano fatica. “La scuola ha bisogno di essere continuamente migliorata perché da essa dipende il benessere presente e futuro di tante e tante persone, ma la si può davvero migliorare, e per tutti, solo se ci si prende cura in via prioritaria di chi più degli altri ha necessità. Altrimenti ci si illude e basta ...” (Piero Berini, dirigente scolastico Circolo didattico Manerba, anche lui scomparso troppo presto…)
Silvano è stato chiamato da Dio proprio mentre preparava il materiale della scuola. Quando è giunta all’improvviso la tragica notizia, tutti siamo rimasti senza parole.

“Io son partito poi così d'improvviso
che non ho avuto il tempo di salutare
l'istante breve ma ancora più breve
se c'è una luce che trafigge il tuo cuore.
L'arcobaleno è il mio messaggio d'amore
può darsi un giorno ti riesca a toccare
con i colori si può cancellare
il più avvilente e desolante squallore

Son diventato sai tramonto di sera
e parlo come le foglie d'aprile
e vivrò dentro ad ogni voce sincera
e con gli uccelli vivo il canto sottile
e il mio discorso più bello e più denso
esprime con il silenzio il suo senso

Io quante cose non avevo capito
che sono chiare come stelle cadenti
e devo dirti che è un piacere infinito
portare queste mie valigie pesanti

Mi manchi tanto amico caro davvero
e tante cose son rimaste da dire
ascolta sempre e solo musica vera
e cerca sempre se puoi di capire…” (Mogol)

Silvano lasciava la moglie ed i figli Giovanni ed Andrea, che sono stati educati dalla mamma e dal fratello Federico alla bontà, alla bellezza ed alla generosità. Grazie alla grande forza di volontà, la mamma ora canta nel coro parrocchiale ed è una persona piena di speranza. Giovanni  ha studiato pianoforte ed è appassionato all’ambito tradizionale/popolare, approfondendo lo studio del “baghèt”. Suona la cornamusa e la fisarmonica con il gruppo degli “Smorfiàcc”, riproponendo la tradizione popolare lombarda. La passione e l’amore per una musica sono certamente l’eredità del padre (e del nonno), ma l’onestà, la condivisione e l’ascolto degli altri sono il tesoro più grande lasciato da Silvano.
Il presepio di Federico e dei suoi amici ha sempre attirato migliaia di persone, meravigliate non solo dalla sua bellezza, dalle musiche celtiche, dalla cordialità (accompagnata da ottimo vin brûlé) ma anche dai messaggi scritti accanto alle statuine, alle casine ed alla neve finta…
“Ama
saluta la gente
dona
perdona
ama ancora e saluta.
Ama
dai la mano
aiuta
comprendi
dimentica
e ricorda
solo il bene.
E del bene degli altri
godi e fai godere.
Godi del nulla che hai
del poco che basta
giorno dopo giorno:
e pure quel poco
se necessario
dividi.
E vai, vai leggero
dietro il vento
e il sole
e canta,
vai di paese in paese
e saluta tutti
il nero, l’olivastro
e perfino il bianco.
Canta il sogno del mondo
che tutti i paesi
si contendano
di averti generato. “ (David Maria Turoldo)

E adesso mi permetto di citare una bellissima poesia di Patricia Vena, e la dedico a Federico ed ai suoi due nipoti, perché non abbandonino mai la speranza.
“Non ce ne siamo andati per sempre, nessuno se ne va per sempre.
Siamo rimasti un po’ nel sole di mezzogiorno, nella corrente del fiume,
nelle strade ardenti dell’estate, nelle notti tristi dell’autunno.
Siamo rimasti un po’ nell’aria e un po’ nella terra,
nel soffio del vento e nel caldo della siesta.
Non ce ne siamo andati del tutto.
Un po’ siamo rimasti in ognuno di coloro che abbiamo lasciato.
Un po’ siamo rimasti nella voglia di tornare che a volte ci passa addosso
ci travolge inondandoci di ieri
per poi andarsene lasciandoci esausti, senza energie, a forza di ricordare…
Non ce ne siamo andati del tutto, nessuno se ne va del tutto.
Lo so perché a volte torno in un profumo, in un suono, in un colore, o in un sogno
che poi dimentico…”

Caro Silvano, adesso starai ascoltando la musica di Bach, Beethoven e Mozart  direttamente dai loro autori, e suonata da bellissimi angeli…Ciao Silvano, sarai sempre nel nostro cuore.

“Vado punto e a capo così spegnerò le luci e da qui sparirai
pochi attimi oltre questa nebbia, oltre il temporale
c'è una notte lunga e limpida…
Sei nell'anima e lì ti lascio per sempre
sospeso immobile fermo immagine un segno che non passa mai
Vado punto e a capo vedrai quel che resta indietro non è tutto falso e inutile…
Lascio andare i giorni tra certezze e sbagli, è una strada stretta stretta fino a te…
Sei nell'anima e lì ti lascio per sempre…” (Gianna Nannini)

 “Quando verrà Natale, tutto il mondo cambierà …” (Antonello Venditti)
“Speròm!” (Anonimo salodiano-gavardese-prevallese)

Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo.

maestro John Comini






 

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Commenti:

ID70233 - 18/12/2016 15:56:24 (paolocatterina)
Bravo Maestro!!! Susciti sempre emozioni e ricordi... il sale della vita...Mi hai fatto ritrovaere questa bellissima poesia di Luciano SpiazziNédal 1973Vàrda ‘n gnàro daànti a ‘na fenèstracon nèle mà on zügatulì.vàrda ‘n gnàro scundìt nei sò penséra ‘nsomiàs de esser vergü.L’è ‘l sùl presepio dei nòs dé.Fa sènsa girà per via San Faüstìo ‘ntùren a la Palàda:ta troarét la solita storiabröcc machinù, zènt che gà frèssarumùr, casì, aria strèta, manifèscc… crompa chèst chécròmpa chèl alter…zùegn töcc precìsche gà póra de èsser nissüde ansiàni che i a vàrda stòrcc..la sòlita storia de chi che


ID70234 - 18/12/2016 15:57:15 (paolocatterina)
la sòlita storia de chi che gà i sòlccde chi ghe n’a gna ü.Fa sènsa serca i presepi sòta i Pórtecho söi marciapè de córs Magènta.Varda ‘n gnàro, sùl, scundìt nei so pensérL’è chèsto èl sùl presepio dei nòs dé.Contèntet.


ID70235 - 18/12/2016 15:58:23 (paolocatterina)
John, dovremo dire a Ubaldo di allungare i commenti e lasciare gli "a capo"...Buon Natale e Buone Feste....


ID70245 - 19/12/2016 12:49:20 (fedcactus) istanti
Il valore delle cose non stanel tempo in cui esse durano,ma nell'intensitàcon cui vengono vissute,per questo esistonomomenti indimenticabili,cose inspiegabilie persone incomparabili.Fernando Pessoa


ID70246 - 19/12/2016 13:02:44 (fedcactus) quello che rimane
E poi penso che rimane solo il bene, solo il buono, che è questa l'essenza dell'essere umani, dell'essere fragili.Quando improvvisamente si diventa più forti senza sapere come e quandoil dolore svanisce.Quando tutto il superfluo scompare.E so che in qualche angolo di me,ti abbraccio ancora.


ID70247 - 19/12/2016 13:04:21 (fedcactus) UN AUGURIO
Per favore mettiamo passione nelle cose, mettiamo intensità nei rapporti.Regaliamo attenzione, ascoltiamo le persone e sorridiamo.Anche con gli occhi si può sorridere.C'è tanto bisogno di empatia, di poesia, di tenerezza, più di quanto si creda.Questo tempo fatto di rapporti di forza, di egoismo, di schifosa disonestà e disumanità dilagante.Bisogna opporsi a questo tempo fatto di paura che ci ruba la meraviglia e il senso del futuro.Questo tempo che anestetizza la vita.BUON NATALE



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