14 Febbraio 2020, 17.22
Salò
Lettere

Diritto di replica

di Antonio Bontempi

In merito alla scelta del Consiglio comunale salodiano di non revocare la cittadinanza onoraria conferita a Mussolini nel 1924, per l'Anpi Medio Garda ci scrive il presidente Antonio Bontempi


Qualcuno pensa che si possano sempre prendere in giro le persone mascherando il proprio opportunismo politico dietro retoriche che evitano puntualmente di riconoscere il tema posto e di entrare nel merito.

Il testo letto dal capogruppo di maggioranza Comini, a nome di tutta l’amministrazione Cipani, si articola in due parti: una posizione politica  e una tecnica.

Partiamo da quella tecnica, cioè dei motivi “ che ci inducono a dubitare che l'atto di revoca di questo "provvedimento" sia legittimo o quantomeno opportuno”.

Il primo svarione è che il termine opportuno appartiene al campo delle scelte politiche e non tecniche, e la prima tesi in sostanza afferma che essendo un atto assunto da una commissione straordinaria che sostituiva il consiglio comunale sciolto da Mussolini, il comune oggi non può intervenire, come se non fosse stato possibile revocare una qualsiasi altra delibera assunta da quella commissione, al momento del ripristino del legittimo organo decisionale.

Un motivo in più per farlo: perchè la cittadinanza carpita è un atto illegittimo.

Secondo esempio riportato è la scelta di non revoca di Ravenna, che fu atto politico e non tecnico.  La frase riportata Meglio chiarire subito che siamo a Ravenna, città romagnola decorata con la medaglia d’oro nella lotta antifascista , non calza nel modo più assoluto con Salò che incarna proprio l’opposto.

Terzo motivo: la revoca post mortem non può essere fatta.

Si riporta una presa di posizione di un prefetto su un caso completamente differente, ovvero l’onorificenza  (non cittadinanza) di Cavaliere di grand Croce d’Ordine al merito della Repubblica concessa a Tito.

Quella richiesta nasceva da un accusa di responsabilità specifica e personale, la questione delle Foibe, di Tito, su fatti che lui non ha mai rivendicato e che sono ancora oggetto di studi storici. Essendo morto non poteva difendersi per mantenere il riconoscimento.

È necessario un medium per vedere se Mussolini si rimangia le sue rivendicazioni politiche, gli omicidi, le repressioni, le sue leggi per partecipare allo sterminio di milioni di ebrei, l’ingresso in guerra a fianco di Hitler per partecipare al banchetto dei vincitori ?

Si cita quindi la posizione di Fontana a Varese che ha affermato che con la morte Mussolini ha perso anche la cittadinanza, omettendo il termine onoraria, come se un Italiano che muore smette di essere italiano.

Il punto è che i motivi tecnici sono inconsistenti: altre amministrazioni hanno già provveduto alla revoca.

Ma perchè cercare cavilli in supporto alla propria scelta?
Semplicemente perchè le argomentazioni politiche, prima parte dell’intervento di Comini in aula, sono inconsistenti.

Si scomodano le prime generazioni di amministrazioni post belliche: se non l’hanno revocata loro perchè dovremmo farlo noi ?
Perchè loro credevano che l’antifascismo avesse vinto in Italia.

Non si sarebbero mai immaginati il persistere del cancro fascista, il neofascismo stragista e golpista, che Borghese sarebbe stato celebrato ogni anno a Salò con la sua xMas, che qui si sarebbero svolti partecipatissimi e pubblici pranzi in onore di Mussolini, della marcia su Roma, commemorazioni dei fasci si combattimento, l’ostentare figure come Almirante (fascista, repubblichino e segretario di redazione della rivista “La difesa della Razza”), che l’amministrazione salodiana avrebbe intitolato una mostra “Il culto del Duce” giocando sulla sua ambiguità per fare cassetto, che fa lo stesso con la sezione museale sulla RSI e ci si aspetta anche con il futuro allestimento sul ventennio fascista (quando Salò con il ventennio non centra un tubo).

Sono tanti, troppi gli esempi che si potrebbero fare
di una sottovalutazione enorme del ruolo, a questo punto non solo simbolico, che Salò ha.
Chi si vuole porre al di sopra di “fascismo” e “antifascismo” affermando che sono categorie del passato è incredibilmente ipocrita: non c’è un sopra tra due termini che indicano due opposti. O si è da una parte, o si è dall’altra.

Inoltre la storia e i valori che ne emergono o ne vengono negati, non hanno scadenza.
Un risvolto squallido. Si è ironizzato che questo tema servisse solo a qualcuno a recuperare qualche consenso.

Se la posizione di Cipani era così chiara e di alto profilo civile, come dicono, perchè non è stata assunta quell’aprile del 2019 prima delle elezioni?

Il dato di fatto è questo:
nel giugno 2019, dopo le elezioni che per la prima volta non vede la partecipazione della sua lista, Pezzali animatore dell’ MSI locale da decenni, noto per la sua fede incondizionata in Mussolini, aveva reso pubblico e rivendicato il suo pieno appoggio alla lista Cipani. Lo avrebbe fatto anche se avesse revocato la cittadinanza?

La sostanza: non hanno ritenuto necessario fare un atto che avrebbe rotto quel legame a doppio filo tra il nome di Salò e il Duce: Salò ha voluto mantenere quel legame, ha scelto di mantenere Mussolini tra i propri cittadini onorari.

A questo punto lo rivendica.
La sostanza è che non si vuole proclamare una presa di distanza chiara ed inequivocabile da quella tradizione, da quella figura, da quello che ancora oggi essa rappresenta per troppi italiani, per troppi salodiani.

Tutto questo è semplicemente vergognoso.

Antonio Bontempi
presidente Anpi Medio Garda


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