21 Ottobre 2007, 00.00
Serle
Furto di mobili antichi

Occhio a don Pietro

di Ubaldo Vallini

L’ardimentoso don Pietro Boifava, straordinario uomo di chiesa, maestro, prete combattente e poi sindaco nella sua Serle, si sar rivoltato nella tomba quando i ladri sono entrati nell’antica casa padronale...

L’ardimentoso don Pietro Boifava, straordinario uomo di chiesa, prete combattente nel Risorgimento italiano al fianco di Tito Speri e poi sindaco nella sua Serle, si sarà rivoltato nella tomba quando i ladri sono entrati nell’antica casa padronale che si apre con un portoncino di alluminio sulla via Ronco, a Serle.
Incuranti della Madonna che li osservava dalla santella di fronte, quei disperati, devono aver lavorato di lena per riuscire a caricare su un furgone la scrivania con la ribaltina che tanto gli era cara, certo senza il suo aiuto spirituale.

Sicuramente dopo le due e mezza, che il venerdì l’orario del rientro per i ragazzi, certo prima delle 4 e mezza che è quando partono i cacciatori.
Un paio di settimane fa, anche si è saputo sono in questi giorni. Così il prezioso mobile ha preso il volo. E insieme a quello una credenza in stile lombardo del ‘700 tutta in ciliegio, coetanea del cassettone trafugato dalle camere al piano superiore.

E ancora: tutta la batteria di pentole e di mestoli che facevano da contorno al “sicer” di pietra che dopo tanti secoli era stato attrezzato a lavandino. “Mobili di grande valore economico certo, ma ancora di più affettivo” ci dice Carlo Zanetti, mentre guarda sconsolato i piatti di ceramica che, senza romperne nemmeno uno, i ladri hanno impilato sul pavimento.
Non è stata certo gentilezza, la loro, solo non volevano esagerare con i rumori.

Carlo è il patron dell’albergo-ristorante Belmonte, uno fra i diciotto che ancora propongono ospitalità e buona cucina nel paese dell’altopiano di Cariadeghe, ed è anche uno dei numerosi discendenti di don Boifava. In quella casa c’è nato e ha giocato con i fratelli Davide e Paolo e con Ester, l’unica sorella: “Ci ha poi abitato la zia Cesarina, fino a 12 anni fa – ci ha detto -. Dopo che è morta la casa è rimasta chiusa e non ci siamo mai decisi a recuperare il mobilio. Degli antichi ricordi ora ci è rimasto solo un tavolino, che era poi la consolle che accompagnava la scrivania del nostro prozio. Ce l’ho all’ingresso dell’albergo”.

Non gli è rimasta che la denuncia ai carabinieri di Nuvolento che hanno annotato una minuziosa descrizione dei mobili arraffati, speranzosi di poterli recuperare “annusando” fra i ricettatori.
Non devono però essere gli eventuali guai con la giustizia terrena a preoccupare i malviventi che hanno fatto il colpo, probabilmente su commissione di qualcuno che sapeva bene cosa e dove cercare.

Prima o poi infatti, perché da quelle parti ci vanno tutti e si tratta solo di capire o di credere in quale forma, arriverà quella divina: incontreranno don Pietro Boifava che non era certo il tipo che glie le avrebbe mandate a dire.
Si narra che fosse un "colosso nero e irsuto" e viene raffigurato, nel periodo che lo vide accampato ai Medaglioni sui Ronchi di Brescia in attesa di dar battaglia agli austriaci, “con uno schioppo ad armacollo e alla cintura due pistole e una spada”.
Uomo avvisato...


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