Fafo? Moda o nuovo stile educativo?
Sei un genitore FAFO? Potrebbe sembrare una domanda strana, ma da un po’ circola insistente sui social.
FAFO è un acronimo che sta per “Facking around and find out” modo di dire americano simile ad un avvertimento minaccioso come “Fa pure come vuoi, poi ti accorgerai!”
Così è genitore FAFO chi lascia fare senza intervenire. Non indica né guida, caso mai dopo, punisce o sanziona.
E le narrazioni, quelle di provenienza americana dove si è sviluppata questa proposta, fanno capire che è un educatore meno “gentle”, cioè poco affettivo ed empatico.
Uno che non ritiene il figlio un “piccolo imperatore” da venerare e ai cui piedi vada disteso un tappeto rosso (per fortuna) ma neppure un genitore “elicottero” pronto a salvare e giustificare i suoi errori (ancora per fortuna).
Piuttosto è chi controlla tutto con i mezzi di cui dispone, ad esempio con i registri elettronici e, ahimè, oggi anche con le videocamere nelle stanze del figlio (e questo è un guaio).
Più che accompagnare e mostrare, scoraggia le trasgressioni e lascia che i figli decidano da soli.
A sentire i figli, spesso è un genitore assente e mancante, e il metodo non è un progetto educativo rivoluzionario.
Anzi è proposta ben diversa da quella di Maria Montessori, la studiosa che diceva con le parole di un piccolo: “Mamma, aiutami a fare da solo!” alludendo a una genitorialità che accompagna la costruzione dell’autonomia.
Il genitore FAFO di oggi è sicuramente un educatore stanco di veder crescere figli fragili e deboli, sempre che la fragilità e la debolezza siano da considerare vada deficit.
Però d’acchito ti vien da dire: “Finalmente”. Perché dopo le innumerevoli prediche falsamente educative e le tante parole di una genitorialità troppo logorroica, di salvagenti ovunque e di adulti incoerenti, arriva qualcuno che punta all’indipendenza!
Ma la genitorialità che fa crescere è presenza costante, ascolto, guida.
Non può essere fatta di distanze e minacce o di sanzioni severe e punizioni. Nemmeno di divieti assoluti quanto di affiancamento.
Invece l’educazione FAFO sostiene che i figli siano capaci di autoregolarsi e imparare a farlo da soli.
E io non sono convinto di questa tesi.
Anzi, è vero il contrario: da soli non si cresce.
Soprattutto da piccoli quando c’è bisogno della presenza vicariante del genitore e del suo “occhio” vigile. Da soli si rischia piuttosto l’arresto dello sviluppo affettivo e cognitivo. Ma anche gli adolescenti necessitano di adulti che non lascino semplicemente “fare” o li mettano alla prova.
Questa non-presenza è vera e propria trascuratezza educativa, cioè una delle forme più subdole di violenza, oggi in aumento.
Il genitore che dice “Arrangiati, trovati tu la soluzione!” e poi “Se sbagli, pagherai e ti farò vedere io” è un genitore negligente, che permette e poi, noncurante, minaccia e umilia.
E l’umiliazione, al contrario di quello che diceva un ministro, non educa nessuno. Si diventa adulti solo se si è accompagnati con partecipazione affettiva.
La FAFO come proposta educativa non ha alcuna base pedagogica, men che meno di psicologia dell’età evolutiva e a mio parere è solo un espediente per non educare e lasciare sempre ad altri le responsabilità di farlo.
Prof. GIUSEPPE MAIOLO
psicoanalista e giornalista
Doc. Psicologia delle età della vita – Università di Trento
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