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lunedì, 16 giugno 2025 Aggiornato alle 06:57

Quel gesto vile alla capanna Tita Secchi: uno sfregio alla memoria

di Adriano Gobbi

La devastazione della capanna dedicata al partigiano Tita Secchi è un atto ingiustificabile che ferisce la storia e la dignità di un luogo simbolo della Resistenza. A 80 anni dalla sua fucilazione, il suo esempio vive: degli autori del vandalismo, resterà solo il silenzio del disprezzo

 

 

Ho scelto di non commentare a caldo l'articolo che ci informava della devastazione della capanna Tita Secchi di Cima Caldoline perché se l'avessi fatto "a caldo" rischiavo di rivolgere qualche, motivato improperio agli ignoti autori di questo brutto ed immotivato gesto.

A che cosa è servito, per quale scopo, cosa avete voluto dimostrare, che segno avete voluto lasciare del vostro passaggio in un luogo così bello, per il paesaggio e così denso di significati?

 

Lì venne catturato il Partigiano Tita Secchi che poi verrà fucilato a 29 anni a Brescia.

 

Ora vi racconto la sua breve biografia:

SECCHI Tita (Giovanni Battista)

(Bologna, 16 giugno 1915 - Brescia, 16 settembre 1944). Di Rizzardo (v.) e di Elisa Teresa Villa. 

 

Fu allievo del Collegio C. Arici. Appassionato della montagna ed abile sportivo, era molto conosciuto in città per il suo carattere franco e sincero, per il suo coraggio e la sua generosità. 

All'atto dell'armistizio stava prestando servizio militare nei pressi di Mantova, dopo 18 mesi di leva in fanteria. 

Tornato a Brescia, ben presto si portò in montagna, ma, fermato durante una visita alla famiglia, fu costretto a presentarsi all'autorità militare. 

 

Poi ripartì il 10 ottobre 1943 per la montagna

A Bagolino e nei dintorni organizzò, con altri, un gruppo partigiano e divenne dal 1° maggio 1944, comandante del distaccamento S2, che si separò dal gruppo di Bagolino per entrare a far parte della brigata "G. Perlasca" delle Fiamme Verdi. 

Nell'agosto 1944 si trasferì al Paio Alto, sotto la Corna Blacca, dove venne catturato dai tedeschi il 26 agosto.

 

Condotto al Dosso Alto, a S. Colombano ed a Bovegno, subì un pesante interrogatorio. 

Il giorno successivo venne condotto a Brozzo e ad Idro, ed ogni mattina era portato sulla Corna Blacca dove, durante i rastrellamenti, era obbligato ad invitare i suoi amici a consegnarsi ed arrendersi. 

 

Il 31 agosto fu trasferito nel carcere di Brescia. 

Quando gli fecero sapere che la sua vita poteva essere riscattata versando ai tedeschi occupanti due milioni in oro e preziosi, rispose secco: "O tutti o nessuno". 

Anche il padre prof. Rizzardo, rifiutò di avallare l'operazione di salvataggio affermando che il figlio non glie l'avrebbe perdonata. 

 

Senza processo, il tribunale militare tedesco lo condannò a morte. 

Il 16 settembre 1944 venne fucilato con altre cinque Fiamme Verdi nella caserma Ottaviani del 30° Rgt. Artiglieria. 

I loro corpi furono poi sepolti in una fossa comune al cimitero Vantiniano. 

 

Gli venne assegnata la croce al Valor Militare

Al suo nome fu intolata una brigata delle Fiamme Verdi, dislocata nella pianura bresciana. 

Gli vennero dedicati una capanna a Cima Caldoline, un rifugio al lago della Vacca (m. 2355 s.l.m.) inaugurato l'11 ottobre 1992, e uno dei Sentieri della Resistenza. 

Venne inoltre ricordato assieme ad altri sette partigiani in una lapide posta sulla caserma Ottaviani in Via Tartaglia.

 

Ecco a questo personaggio è dedicata la capanna che avete devastato e di lui ci rimane un patrimonio di bontà, altruismo, generosità che ricordiamo ancora dopo 80 anni dalla sua fucilazione, di voi cosa rimarrà?

 


 

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