12 Gennaio 2022, 06.49
Eco del Perlasca

GDR terapeutico

di Elena Tonolini

Una riscoperta degli ultimi anni che può avere molti più effetti positivi di quanto si può normalmente immaginare


Da quando il Covid-19 è entrato a far parte delle nostre vite, in particolare durante il corso del primo anno dell’epidemia, quando molte persone sono state costrette a rimanere chiuse in casa tramite lockdown “a singhiozzi” e a non poter vedere i propri cari perché residenti in altri Comuni, si sono potuti riscoprire molti hobby, apportando le giuste modifiche per rispettare le norme imposte in questo duro periodo.

Roll20 è una di quelle app nate per trasportare su una piattaforma digitale un tipo di giochi considerato “di nicchia” prima del boom avvenuto proprio durante il 2020: il Gioco Di Ruolo (GDR).

Dungeons&Dragons, Pathfinder, Call of Cthulhu, sono solo alcune delle possibilità comprese nel vasto mondo dei GDR, i quali nascondono tantissime potenzialità sotto il punto di vista dell’apprendimento e dello sviluppo personale.

Nei Giochi Di Ruolo, infatti, vi sono due categorie fondamentali di giocatori: i master (coloro che dirigono il gioco e decidono la trama delle avventure che la seconda categoria dovrà andare ad affrontare, scegliendola da storie già preconfezionate o scrivendole di proprio pugno) e i players, coloro che dovranno effettivamente vivere le vicende nelle quali il master li porrà tramite i propri pg.
Ogni giocatore, infatti, crea un personaggio completo di aspetto fisico, carattere e abilità che egli dovrà poi andare a “recitare”, perché il GDR comprende una larga componente di recitazione e improvvisazione. Il master, infatti, scrive la trama generale della storia come se fosse una sorta di canovaccio, ma quanto effettivamente verrà scoperto sarà deciso dalle azioni dei giocatori, aprendo dunque numerosissime porte verso scene, ambientazioni, incontri e finali alternativi.

Già da questa approssimativa descrizione
di come funziona una normale campagna (ossia l’avventura dall’inizio alla fine che si vive tramite più sedute, in genere settimanali, chiamate sessioni) si possono cogliere alcuni particolari per il quale credo che l’aumento degli appassionati di GDR sia estremamente positivo a livello sociale.

Ora che le sessioni, infatti, non si svolgono quasi mai attorno a un tavolo (come prevedeva il Gioco Di Ruolo classico), bensì online, si potrebbe ricadere nel pregiudizio sui videogiochi ancora abbastanza diffuso, considerandoli causanti di comportamenti violenti e reclusione da parte dei giovani, soprattutto se consideriamo che una normale sessione di un GDR dura ben 4 ore.
Questo tipo di giochi presenta intrinsecamente degli aspetti importantissimi che si cerca di far sviluppare (spesso senza successo proprio a causa delle modalità inadatte agli interessi e alla percezione di noi ragazzi di oggi) anche in ambito scolastico.

Queste 4 ore standard sono, infatti, generalmente divise in due parti in base a quando il master concede una pausa (solitamente di 10-15 minuti) ai giocatori, così che essi possano staccare gli occhi dal monitor e riposare un attimo prima di riprendere il gioco. Questa sosta varia di sessione in sessione: una volta si potrebbe fare a metà giocata, altre volte a 3⁄4, in base alle esigenze e allo stato dei giocatori, il che presuppone che il master tenga costantemente un occhio sulla salute psicofisica dei propri compagni.

Inoltre, non è così facile trovare un pomeriggio o una sera liberi tra tutti i vari impegni lavorativi, personali e di studio di quattro o cinque persone (che è il numero standard di un party, ossia il gruppo di avventurieri che affronteranno gli scenari descritti dal master).
Infatti una delle caratteristiche fondamentali per essere un buon master è essere persone organizzate, in grado di accogliere tutte le esigenze delle persone con cui si sta collaborando e soddisfarle nel migliore dei modi senza “lasciare indietro” nessuno.

Il master, poi, è allo stesso tempo scrittore (se decide di comporre la trama di proprio pugno), narratore, regista e interprete di più personaggi con il quale il party interagirà: ogni commesso, nemico, aiutante, mentore, tutti questi personaggi che i giocatori potrebbero incontrare sono ruoli recitati dal master, che dunque si districa tra numerose personalità disparate.

Questa componente recitativa dei GDR, porta spesso i giocatori ad affezionarsi al proprio personaggio, che vedono evolversi durante il corso dell’avventura e con cui condividono le emozioni, in un vero e proprio legame di empatia continua.

È proprio l’empatia una delle principali capacità che questo tipo di giochi aiuta a sviluppare, ma non mancano anche la collaborazione, l’abilità di sostenere una discussione formale o in cui vanno a scontrarsi idee opposte, il pensiero critico circa le tematiche trattate, l’ordine (le campagne medio-lunghe spesso hanno trame complicate, perciò i players prendono appunti durante le sessioni per ricordarsi cosa è stato fatto o cosa si è scoperto nella giocata precedente), il prendere decisioni consapevoli, valutare le possibili conseguenze delle proprie azioni, il rispetto dello spazio altrui e la concentrazione.

Spesso questi aspetti dei GDR non vengono valorizzati, forse a causa della naturale superficialità con cui vengono approcciati, visto che anche nel loro nome c’è la parola “gioco”. Ma come ci insegnano i bambini anche il divertimento è una componente importantissima della crescita personale di ognuno di noi, a qualsiasi età.
C’è sempre qualcosa da imparare e farlo mentre si gioca con altre persone è qualcosa di sicuramente positivo che ci aiuta a migliorare la nostra giornata: senza un’uscita il sabato pomeriggio e la mia sessione di D&D la domenica sera ad aiutarmi ad alleviare un pochino lo stress della settimana non saprei cosa fare!

Allego qui di seguito l’articolo del mio collega, Filippo Vanzani, che già l’anno scorso ha deciso di parlare a sua volta di questo fenomeno.
https://www.vallesabbianews.it/index.php?l=it&idn=1&art=56683

Elena Tonolini




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