28 Febbraio 2022, 09.26

Estetica e diverse moralità a scuola

di Marzia Sellini

Da che mondo è mondo i giovani provocano gli adulti, mettendo alla prova regolamenti, consuetudini e norme che regolano i costumi e la loro condotta in particolari contesti, familiare, scolastico e lavorativo


L’adulto un poco ingenuo delle dinamiche e demons che interessano e abitano la cultura degli adolescenti interviene rimproverando, ammonendo, moralizzando la condotta se non addirittura, nei casi più duri, punendo il trasgressore.

In questi giorni
un caso è saltato alla ribalta della cronaca ottenendo un grande tam tam mediatico e pare continui ad avere una grande eco tra gli adulti, forse in cerca di un po' di popolarità.

L’accadimento
: una studentessa ha intrattenuto il suo gruppo classe ballando, durante il cambio d’ora, mentre era in attesa dell’arrivo della prof.
Sino a qui nulla da dire senonché ha scoperto la pancia e mostrato l’ombelico, che i compagni, nativi digitali, non hanno esitato a filmare, con quell’oggetto che oggi potremmo ritenere, da un punto di vista psicologico, un’estensione del proprio sé corporeo: il cellulare.

Proprio questo ultimo elemento pare aver indignato la docente del liceo romano che l’ha vista coprotagonista in questa vicenda, a tal punto che è intervenuta ammonendo la condotta della giovane, con una domanda impertinente: “Ma che stai sulla Salaria?
Chiara l’allusione alla moralità, unicamente rivolta alla singola ragazza e alla destinazione della componente sessuale di questa personcina.

Avvertendo l’offesa, nonché lo smacco alla reputazione della giovane, i compagni, disattendendo le aspettative della docente, sono intervenuti difendendo la compagna; mentre una parte degli adulti sul web sono entrati in difesa della docente.
Ciononostante a nulla è valsa la loro azione, perché la docente si è vista recapitare un procedimento disciplinare.

Proviamo a comprendere meglio le ragioni degli uni e degli altri,
senza tentare di spiegare nemmeno di giustificare quanto accaduto, piuttosto cercando di offrire una lettura interpretativa degli eventi, al fine di salvaguardare le norme che vanno ad istituire la sede pubblica dell’istruzione e dall’altro provando a fornire qualche strumento utile per la risoluzione di questa tipologia di conflitto interno alla scuola.

Partiamo quindi, dalla definizione del problema.

Il problema che si presenta in questa circostanza è di carattere morale, non normativo, non essendoci, ad oggi, alcuna norma che vieti ai ragazzi di ballare a scuola, di usare il cellulare al di fuori delle ore di lezione o che detti precisi e generali abiti da indossare nella scuola secondaria di secondo grado.

Che fare dunque? Come intervenire?
La docente, il cui intento principale sarà stato certamente quello di dissuadere il gruppo di ragazzi da quella messa in scena, fuori luogo, per riportarli alle condizioni ordinarie adatte a poter svolgere la sua lezione didattica, tuttavia pare averlo fatto ammonendo soltanto la ragazza, probabilmente ritenendola avulsa dal gruppo dei pari, dunque colpevole di azioni dettate meramente dal suo volere, ideale prodotto di una concezione solipsistica degli esseri umani.

Il richiamo all’etichetta, al buon costume, in questo caso, è stato un appello alla sostanza, laddove, ribaltando il proverbio, qui si sta affermando che anche “l’abito fa il monaco”.
Eppure per quanto attiene l’abbigliamento è bene chiarire che allo stato attuale, non c’è una legge che preveda, per ragazzi ed insegnanti di tutte le scuole d’Italia, di ogni ordine e grado, regole precise ed univoche da seguire.

La consuetudine riportata nei regolamenti interni alla scuola
tipicamente invita studenti e personale scolastico a mantenere, un abbigliamento sobrio e decoroso, consono all’ambiente e alla dignità dell’attività che in esso si realizza.
Se per esempio ci riferiamo all’etimologia della parola “decoro” scopriamo che essa ha a che vedere con il concetto di convenienza.

Ebbene quando possiamo affermare che un abbigliamento è sobrio e decoroso?

Cosa risulta sconveniente nella scuola? Cosa conviene ad una ragazza a scuola? E la stessa convenienza che si chiede ai ragazzi? Da quale cultura arrivano alcuni giudizi?
Tale giudizio è vero per quella ragazza o risulta essere insinuante ed addirittura offensivo per la sua reputazione?

Ecco di questo si sarebbe potuto parlare in quella circostanza
, cogliendo l’occasione, per fare coi ragazzi una lezione di vita, non soltanto legate alle materie in programma.
A questo si sarebbe potuto aggiungere che tra le finalità fondanti l’istituzione scolastica, non esplicitate nei regolamenti o nelle norme, ma presenti nei non detti, vi è la disciplina dei corpi e la regolamentazione della condotta sessuale.

I ragazzi vanno educati ad acquisire e comprendere
la simbologia legata all’abito che può non essere per tutti così evidente e questo si rende possibile solo laddove si apre con loro lo spazio del dialogo, anziché quello della predica calata dall’alto o della mera ammonizione sociale, con il rischio di infrangere la reputazione morale di quella minore.

Ricordiamo qui brevemente che nel corso della storia il fine degli indumenti è mutato dalla funzione fondamentale in epoca preistorica del difendersi dagli agenti esterni, si è passati a quello del coprirsi nel rituale messo in atto da chi rivestiva un ruolo emblematico nella comunità, come gli stregoni, oppure all’agghindarsi con accessori ed armature indossate in guerra per proteggere le parti più vulnerabili del corpo, sino ad arrivare alle più evolute e recenti funzioni simboliche che consentono di rendere riconoscibile il prestigio ed il valore dei “grandi capi”.

Oggi siamo arrivati ad una messa alla prova degli abiti, accessori (come le scarpe col tacco) o dei trucchi, che stereotipicamente rappresentano il maschile e il femminile.
Chiaramente i conservatori tentano in vario modo di riportare all’ordine, che è anche fatto di una certa estetica.

Quel che può fare la differenza, tuttavia
, anche per la tutela degli insegnanti, è come questo viene fatto.
Si potrebbe allora chiarire che vi sono differenze culturali legati al senso che viene dato agli indumenti.
L'abbigliamento per cristiani cattolici, per religiosi, per gli uomini in divisa è sostanza, è veste, capo di valore e prestigio, mentre per laici, atei, agnostici, cittadini comuni è forma, costume adatto a rappresentare scene sociali, con diversi gradi di simbolizzazione in relazione a quanto quel soggetto sa o crede.

Si aiutino i ragazzi a comprendere queste diverse assunzioni anziché dogmatizzarli o addestrarli come pecore del gregge, soprattutto laddove ciò avvenga in un contesto diverso, se ci troviamo in una scuola statale, da quello deputato alle funzioni rituali religiose, solo così li corresponsabilizziamo, li educhiamo a scegliere anziché decidere o subire. Aggiungiamo infine che la scelta dell’indumento risente anche del contesto in cui tale capo del vestiario viene mostrato.

Tipicamente gli abiti per ballare sono più succinti e comodi rispetto a quelli che si indossano in ufficio o in un’aula scolastica, tant’è che la giovane, leggiamo, si è “sollevata la maglietta” non indossava una maglietta corta.
Come a dire che per quel tipo di rappresentazione sociale, occorreva che anche il costume fosse adatto.

Bene, se entriamo nel merito di queste dimensioni conoscitive, allora offriamo ai ragazzi la possibilità di fare una lezione didattica con quel che loro ci “stanno portando” anziché ritenere, come si faceva prima delle più recenti linee guida europee, che il docente dovesse applicare il suo programma teorico.

Lo scoprirsi, intenzionalmente e consapevolmente,
di parti del corpo (in questi ultimi due anni così tanto sacrificato e mortificato), apparirà allora come un atto comunicativo giocato dai fanciulli, volto semmai a simbolizzare il loro spirito di indipendenza, la loro voglia di essere originali, magari promuovendo al gruppo un proprio stile estetico e perché no, anche di cominciare ad esprimere, la voglia di essere desiderabili per i pari dal punto di vista sessuale, accompagnandoli a capire tutto questo, anziché lasciarli soli e distanti.

Dott.ssa Marzia Sellini (psicologa, psicologa scolastica, psicoterapeuta)
Studio di Brescia – Laboratorio di Psicologia – Via Randaccio, n. 30 25128 Brescia




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