24 Maggio 2022, 10.24
Gavardo
Blog - Maestro John

Ciao, padre Ezio!

di Maestro John

Lunedì è partito per il Paradiso padre Ezio Bettini, missionario comboniano. Giovedì alle 16 i funerali nella parrocchiale di Gavardo. Vorrei dedicargli queste parole, certo inadeguate, ma con un immenso affetto


Caro padre Ezio, non mi è sembrato vero quando l’amico Beppe Mangiarini mi ha scritto che domenica eri arrivato all’ospedale verso mezzogiorno, ma che poi purtroppo sei andato peggiorando durante la notte, fino a lasciare questo mondo lunedì alle 13.45.
Il tuo grande cuore si era fermato, un cuore che ha vissuto sempre per i poveri, gli ultimi, i diseredati della Terra.

Ho saputo da mia moglie e dall’amica Anna Martini che sabato 4 giugno con l’amico don Cesare Polvara avresti celebrato la S. Messa in Tesio, presso la casa del Gianni Frapporti, insieme ai coscritti del 1951.
Sì perché sei nato il 1° aprile 1951, e da bambino (come ha scritto Aldo Amici) sei stato tra gli studenti del maestro Piero Simoni, come Cesare, Silvio Lauro, Ivano Maioli, Pierino Massolini, Luciano Monchieri, il caro Silvano Baronchelli e tanti altri.

Poi ti sei innamorato del messaggio di Comboni, che diceva: “Salvare l’Africa con l’Africa”.
Sei stato ordinato sacerdote il 24 giugno 1978, sei andato in Libano per imparare l’arabo. Nel 1981 sei stato insegnante di religione a Rumbek (Sud Sudan).
In Sud Sudan hai trascorso 23 anni, una vita missionaria marcata da una situazione costante di guerra e di grandi difficoltà per quel martoriato paese.

Negli anni vissuti in Italia hai lavorato come promotore di vocazioni missionarie e come incaricato dei laici comboniani. Per 9 anni sei stato a Milano amministratore della comunità comboniana dei missionari anziani, non autosufficienti e malati (“combattenti reduci della missione!” dicevi), intitolata a padre Giuseppe Ambrosoli.
Da gennaio eri l’economo della comunità comboniana di Brescia.

Caro padre Ezio, ho sempre apprezzato le tue omelie durante le Messe, la tua voce serena ma ferma che scuoteva le coscienze, una voce che parlava di una società cosiddetta cristiana ma che spesso è indifferente se non complice delle ingiustizie nel mondo.
Come non ricordare padre Giampiero Baresi, don Giovanni Arrigotti, don Pierluigi Murgioni, don Luigi Franceschetti e tutte quelle persone che hanno speso la vita come un dono per l’annuncio del vangelo, discepoli e testimoni dell’amore di Gesù per l’umanità intera.

Caro padre Ezio, ti sei sempre impegnato per le adozioni a distanza in Sud Sudan, perché mai e poi mia hai dimenticato quella terra di conflitti etnici e di forti contrasti, hai sempre portato nel tuo animo la tenerezza per quella gente, così lontana e così vicina.
E sarai stato contento nel sapere che Papa Francesco sarà in Sud Sudan nel luglio prossimo!

Caro padre Ezio, ricordi quando ci siamo incontrati l’ultima volta?
Con l’amico Deni Giustacchini stavo preparando una serata dedicata a suor Liliana Rivetta. Tu dovevi partire in treno per Lecce, mi dicesti che mi leggevi sempre su Vallesabbianews e che mi avresti inviato alcune riflessioni. Aggiungesti che, a differenza di me, sei negato a scrivere. Ovviamente non è vero, ora riporto alcuni pensieri che mi hai scritto…

«Celebrando Sr. Liliana, non va bene insistere sulla sua uccisione: fa credere che in Africa siano tutti cattivi e uccidano chi vuole fare loro del bene. In realtà la grandezza di una persona non sta in come è morta, ma nel come è vissuta, a servizio di quelli che amava e per i quali aveva dedicato la sua vita lasciando famiglia e casa.

Perché è andata in Africa e che cosa ha realizzato nella sua breve vita? Che cosa è cambiato in Uganda con la sua presenza e, a maggior ragione, con la sua morte? Domande lecite che non hanno risposta se non nella logica del seminare il bene: è difficile e costa caro voler fare il bene, ma il mondo migliora solo quando qualcuno (e sono tanti) si impegna nel servizio del bene comune.

Ricordiamo con ammirazione Sr. Liliana, ma prendiamo nelle nostre mani il lavoro da lei iniziato e portiamolo avanti. Solo in questa ottica la memoria di una persona continua nel tempo e porta frutto.
Continuare a seminare il bene come ha fatto lei e nel futuro altri raccoglieranno i frutti.
Ammirare quanto ella ha fatto in Uganda e non sopportare la presenza di immigrati africani sul nostro territorio diventa un controsenso. Se facciamo così, allora il suo sacrificio è stato davvero inutile.

Il cambiamento lo vogliono tutti ma pochi ci stanno a cambiare: chi sta bene non ha nessuna voglia di cambiare anche se a parole lo afferma, tutt’al più si cambia per stare ancora meglio senza rispetto per i poveri. Solo chi sta male vuole cambiare.   
In Italia vige la democrazia dei due terzi: i due terzi della popolazione che stanno bene, hanno in mano l’economia e la politica, e in parlamento con i suoi rappresentanti si fanno le leggi sempre a loro favore. Il terzo della società che sta male e arranca in vita riceve solo le briciole, tanto per tenerli buoni.


I cambiamenti partono sempre dal basso, da quelli che stanno male e vogliono cambiare. Non si cambia la società con leggi (tra l’altro nelle leggi ci sono sempre interessi di parte e lobbies che influenzano i risultati finali. Si parte per legiferare in favore dei poveri e si finisce con leggi che fanno bene ai benestanti) e nemmeno con le varie forme di populismo, utili solo a raccogliere consensi.

Si tratta di educare al bene comune: cambiare la logica tipicamente italiana del "prima io" al "prima il bene degli altri" ( leggi "pagare le tasse, onestà, responsabilità, ecc.").
Per cambiare bisogna avere il coraggio di percorrere strade nuove, con il rischio di sbagliare o di finire in un vicolo cieco. Ma solo così si arriva a luoghi nuovi e si sperimentano modalità di vita nuove.»


Caro padre Ezio, ti saluto con la straordinaria poesia trovata tra le carte di suor Liliana.

Si intitola “Prima che il giorno sia compiuto”

‘Se dovrò morire, che io muoia
mentre le corde del mio liuto sono ancora tese
prima che gli uccelli lascino il cielo
e tutto il loro canto sia cantato.

Se dovrò andare, che io vada
mentre sento ancora, e ancora so
che la terra è bella e tutta ardente
e Dio e io siamo giovani.

Se dovrò dormire, che io dorma
prima che le mie ore siano trascorse,
prima che le nevi dell’inverno siano cadute
e il giorno dell’estate sia compiuto.

Se dovrò appassire, che io appassisca
prima che la mia fede sia tutta tradita
e la speranza e io troppo profondamente
siamo adagiati in un qualunque sole del mattino.’


Ciao, padre Ezio. Ora potrai incontrare Liliana nell’infinito azzurro del cielo,
il tuo amico John

Nelle foto:
1) Padre Ezio
2) Con don Cesare Polvara
3) In Val Daone con un gruppo di amici, con don Francesco e don Eugenio
4) Suor Liliana Rivetta con una bambina felice



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