09 Maggio 2021, 08.37
Blog - Maestro John

Metti in circolo il tuo amore

di Maestro John

Claudio Villa cantava: “Son tutte belle le mamme del mondo”. A quelle bresciane vorrei dedicare uno scritto divertente. Ma prima vorrei parlare di alcune persone che rendono migliore il passaggio su questa piccola Terra


Ogni giorno arrivano notizie orribili, angoscianti. Pare che tutto vada a catafascio, che la corruzione e la cattiveria siano dappertutto: ci si sente increduli, smarriti, rassegnati. Ma poi pensi a quante persone si danno da fare per rendere il mondo più umano.
Persone che evitano l’insulto, che si impegnano a vivere con onestà e dignità anche nelle piccole cose, magari non buttando la mascherina per strada…

Il loro elenco sarebbe lungo, lungo come un sentiero fatto di piccoli, grandi gesti di speranza.
Molte fan parte di associazioni: AVIS, C.A.I., Protezione Civile, Scout, Caritas, AVULSS, A.GE., Gruppo Saharawi, Mali, Bottega dei popoli e così via.
Persone che credono nelle frasi: “Esserci. Non è né poco né tanto. È tutto.” e “Si può essere vivi e felici solo se lo sono anche gli altri.”

Una di queste persone è Battista Grumi.
Lo confesso: non lo conoscevo di persona fino a poco tempo fa. Lo vedevo sul viale Mazzini, davanti alla vecchia ‘Trattoria Stazione da Gino’, chiusa da tempo. Lo salutavo con un semplice “Salve!”.
Lui gentilmente rispondeva al saluto.

Incontravo talvolta il figlio Filippo, che con passione e competenza mi informava sulle questioni del depuratore sul Chiese (ah, il Chiese!).
E quando avevo scritto un articolo sui Volontari, dal titolo “La gente di cuore”, l’avevo notato, con la sua casacca arancio e lo sguardo sorridente.
Mi avevano detto dello stato di salute di sua moglie, e poi che Battista era all’ospedale per il maledetto Covid. Poi tutto è precipitato. E quando sabato scorso l’amica Daniela Massolini mi aveva telefonato per dirmi che Battista non ce l’aveva fatta, non ho potuto credere alla triste notizia.

Ho telefonato all’amico Orazio, suo nipote.
Ma abbiamo faticato a parlarci, la conversazione era rotta dal pianto. E poi…E poi ho saputo di quante persone sono andate a fargli visita, di quante persone hanno scritto messaggi di cordoglio, di quante persone gli hanno voluto bene.
Come l’Associazione Volontari Ambulanza Valle Sabbia, dei gruppi di Bagolino, Vestone, Savallese, Sabbio Chiese, Agnosine-Bione, Idro, Pertiche.

Hanno scritto splendide parole di ringraziamento a Battista, “un riferimento solido, sicuro e silenzioso per noi.
Già nel 1989, quando siamo nati, Battista Grumi era al nostro fianco e poi, per molti anni, ci è stato vicino come revisore ma soprattutto come amico…
Mai prevaricatore, è sempre stato capace di stabilire rapporti di grande umanità distinguendosi per la sua capacità di ‘farsi prossimo’.
Siamo orgogliosi di averlo avuto al nostro fianco.
Assieme all’indimenticato ed indimenticabile suo amico Renato Paganelli, sarà tra i nostri punti di riferimento anche per il futuro.”


Purtroppo non ho potuto partecipare al funerale per un impegno.
Mi hanno raccontato che la bara è stata portata a spalle dai volontari. Che sulla bara c’era il cappello dei volontari. Che tutti erano commossi. Che al cimitero don Italo ha chiesto ai volontari di mandare un ultimo saluto a Battista, e tutti si sono messi in cerchio attorno all’amico, ed è una cosa che stringe il cuore.

L’amico Ernani Cortini ha letto queste intense parole…

“Come Gruppo Volontari di Gavardo intendiamo esprimere oggi il senso di una commossa, profonda gratitudine, all’amico Battista. Ricordiamo di lui la nobile e concreta testimonianza, la generosa e quotidiana presenza in molti ambiti che hanno interessato la nostra comunità, presenza che Gavardo certamente non dimenticherà.

Di Battista, ricordiamo il costante impegno etico, profuso sul fronte del mondo del volontariato, le innumerevoli iniziative intraprese attraverso un’intelligente opera di sensibilizzazione nella guida assicurata nel corso degli anni alla nostra Associazione.
Lo ricordiamo per la sua umanità, la grande competenza, le elevate doti di professionalità, la sua capacità di rispettare le idee di ognuno senza rinunciare ad esprimere le proprie.

Non esistono certamente parole adeguate per esprimere compiutamente la perdita che la comunità gavardese oggi prova con dolore, e siamo vicini alla famiglia per questa perdita senza pari. Ma lo ricordiamo con il suo sorriso mai incerto, la sua capacità di essere sempre sincero e positivo. Lo ricordiamo perché grazie a lui, al suo impegno, ai suoi consigli, abbiamo imparato che il volontariato incarna e testimonia con i fatti un valore irrinunciabile: il dono. L’educazione al dono è il compito principale del volontariato, la sua mission, la sua funzione più importante e Battista lo ha sempre dimostrato. Ci ha donato il suo tempo, la sua intelligenza, la sua pazienza. E di questo siamo grati a Battista e il suo grato ricordo resterà e continuerà a educarci al dono, all’essere volontari degni del suo operato.

Ti sia lieve la terra caro Battista.”


Quante belle persone ci hanno lasciato!

Penso a Padre Riccardo Tobanelli, missionario saveriano nato nel 1955 a Castrezzone di Muscoline, in Bangladesh dal 1982.
Si occupava dei bambini di strada, che vivono una vita di miseria e di violenza, rovistando nelle discariche.
Padre Riccardo ha creato l’associazione ‘Tokai Songho’, per dare a questi bambini un rifugio, cibo, assistenza sanitaria, protezione dai soprusi, per ridare loro il diritto ad un’infanzia degna di tale nome. Ora in Paradiso Padre Riccardo si farà sentire per aiutare i “suoi” bambini.
Soltanto l’amore va oltre la morte.

Giorni fa ho letto su Vallesabbianews la struggente lettera di una mamma, Elisa, dedicata al figlio Andrea (stesso nome di mio figlio).
Cominciava così: “Sono passati 10 anni ma il mio primo pensiero in ogni giornata “è per Te”, cosi come l’ultima preghiera della sera. Come può una mamma non pensare in ogni momento ad un figlio tanto amato? Nonostante il ‘tuo viaggio’ in questa vita sia stato troppo breve, hai lasciato un’impronta indelebile nel mondo.”

Ho fatto una gran fatica a leggerla tutta.
Ogni tanto mi fermavo, dovevo asciugare le lacrime. Quanta tenerezza in quelle parole! Quanto amore!

La mente è volata verso il ricordo di un altro ragazzo, Daniele Comincioli.
Quando è andato in Paradiso, avevo scritto:
Mi chiedo se sia giusto quello che ti è capitato. Mi chiedo perché hai dovuto vivere per sei lunghi anni in quel letto. E non so darmi risposte.
La morte di un figlio è una cosa senza senso, impossibile da comprendere. Il dolore è il dolore…ma quello che si prova per la morte di un figlio non si riesce a spiegare…perché va oltre ogni conosciuta misura.
Solo la fede può tentare di rispondere a una cosa così straziante… Caro Daniele, so che nella tua casa sei sempre stato circondato dall’amore dei tuoi familiari, dalla tenerezza dei dottori, delle infermiere, delle molte persone che venivano a trovarti. Sembrava una gara d’amore. Mi viene da piangere. Io so che sei in cielo. Io so che ora sei nell’infinto amore di Dio.”


La mia amica Mary Festa mi ha mostrato un bel libro, “SFERA “Maison de paix” dieci anni con e per il Congo (2009/2019)” E cosa trovo?
Trovo che il papà di Daniele, Giacomo Comincioli, scrive: “La nostra vita ha momenti nei quali pensiamo di fare delle scelte e, invece, ci troviamo a percorrere strade alle quali non avevamo pensato. È accaduto a me e a mia moglie. Insieme, abbiamo riscoperto una dimensione dell’esistenza che non ci aspettavamo e che non avevamo previsto potesse aprire nuovi orizzonti di speranza e di servizio. Così è stato e non ce ne rammarichiamo. Dopo una tragedia che ti segna e ti fa invecchiare prima del tempo e dopo esserci chiusi nel silenzio e nella custodia del passato di nostro figlio Daniele, un gruppo di amici viene a propormi di impegnarmi al servizio di S.F.E.R.A. per continuare un progetto educativo chiamato Maison de paix, nella Repubblica Democratica del Congo, a Kikwit.”

S.F.E.R.A. significa Sviluppo Fraternità Educazione Responsabilità Accoglienza, e in Congo lavora al progetto “Il riscatto della donna”.
Ci sarà un centro di formazione professionale femminile, per creare un’impresa sociale che aiuti il benessere della comunità e la creazione di associazioni per piccole unità produttive. Non è stupendo tutto ciò? Non è la meravigliosa eredità di Daniele?

Ieri ci ha lasciati dopo lunghissima malattia Luciana Noci, una persona buona e dolcissima.
Il marito, Luciano, era di Caino, il papà Romolo era calzolaio e bersagliere, la mamma Marì Grumi era vicina di casa della mia suocera Virginia Avanzi, spesso si incontravano e chiacchieravano da amiche. Mando un grande abbraccio alle figlie Emanuela e Claudia, anche da parte di mia moglie Emi.

E ora cerco di allontanare la malinconia, e concludo con un brano simpatico sulle mamme bresciane che gira sui social, in italiano/dialetto. Io l’ho adattato un po’…

La mamma ti insegna a rispettare il lavoro degli altri: “Se dovete ammazzarvi, fatelo fuori di qui, che ho appena pulito!" “Se vulif copàf ‘nì föra en giardì che gó apena netàt!”

La mamma ti insegna a pregare: “Prega Iddio di non aver macchiato il tappeto” “Prega el Signùr de aiga mia maciàt el tapét!”

La mamma ti insegna la logica: “Perché lo dico io, ecco perché!” “Perché te l’ó dit mé, e basta!”

La mamma ti insegna ad essere previdente “Ricordati di mettere le mutande pulite, se fai un incidente e ti devono visitare, che figure!". “Varda de aiga semper le mödande nète, se sa mai, se te fet un incidente e i gà de visitat, che fighüre!”

La mamma ti insegna l’ironia: “Prova a ridere che poi ti faccio piangere io!” “Pröa a rider che dopo te fó pianser mé!”

La mamma ti insegna a fare cose impossibili: “Chiudi la bocca e mangia!”. “Séra la bóca e mangia!”

La mamma ti insegna il ciclo della natura: “Come ti ho fatto ti distruggo!” “Come t’ó fat té dèsfe!

W le mamme!
Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo,
maestro John

 Nelle foto.-
 1) Gente di Gavardo al Palio dei Borghi
 2) La mia amica Anna Bendotti bambina, in braccio alla sua mamma Edilia
 3) Padre Riccardo Tobanelli felice tra i suoi bambini
 4) Il sorriso di Battista Grumi
 
Grazie all’amico Ernani Cortini



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