20 Giugno 2021, 06.13
Blog - Maestro John

In tre dalla scuola alla pensione

di Maestro John

Gli insegnanti Giuliana Lombardi ed Angelo Mora, con Miriam Albertini della segreteria, sono sulla strada della pensione. Ho avuto la fortuna di conoscerli ed apprezzarli a Prevalle. Infine, vorrei ricordare una dolce persona che ci ha lasciato


Giorni fa sono stato chiamato nella mia mitica scuola di Prevalle per fare un saluto ai tre pensionandi, sotto il tendone nel prato, dinanzi ad un sontuoso rinfresco, e quando c’è un rinfresco, io rispondo sempre: presente!

Ho conosciuto la maestra Giuliana Lombardi ai tempi della mitica scuola di San Zenone.
Insegnavo con Anna Ballerini e le lezioni erano solo al mattino, sabato compreso.
C’era il mitico direttore Sala Omero, dalla risata omerica: una persona straordinaria, un amico vero! Spesso, se c’erano le riunioni, ci fermavamo a mangiare a scuola in allegria, con il direttore e le altre maestre, tra le quali le amiche Fiorella Marai, Giovanna Gamba e Daniela Viola: erano momenti di gioiosa condivisione.

Giuliana ha spesso lavorato nel modulo con altre brave insegnanti, come Raffaella Polini e Nadia Garau.
Giuliana non è una persona che si fa subito notare, è riservata ed ha un carattere dolce. A scuola è accogliente, ha sempre fatto in modo che gli alunni stessero bene, in un ambiente sereno, dove nessuno si sentisse escluso.
Quando c’era qualche incarico aggiuntivo si è sempre resa disponibile, tant’è che anche quest’ultimo anno parteciperà al Piano Estate, per il recupero ed il rinforzo degli alunni che la didattica a distanza non ha permesso di seguire in modo approfondito.
Giuliana si è sempre prodigata per i bambini stranieri, durante le vacanze li aiutava a svolgere i compiti.

Per sorridere ho immaginato un dialogo con i nuovi genitori venuti da lontano:
Di dove siete? “Non capire, io no italiano.”
Paese? “Prevalle”.
No, paese tuo. “Io deserto”.
Quanti figli hai? “Tre di una moglie 4 di altra moglie.”
Ma scusa, se hai due mogli e tanti figli, come fai ad essere contento? “Perché mie mogli lasciate giù in deserto.”

Miriam Albertini ha sempre lavorato con dedizione negli uffici della segreteria, insieme a Michela Granello, a Cristina Copeta, a Katia Montana Lampo, alla mia amica Marilena Mangiarini, sempre agli ordini della dinamica segretaria Flavia Gosetti e con la supervisione della dirigente Papa, la nostra “Vittoria Alata”.

Miriam si è sempre buttata a capofitto nel lavoro, tra carte, protocolli, contabilità, nell’andirivieni di docenti e genitori, tra mille circolari, documenti ministeriali infarciti di nuove norme e commi bizantini.

Per lei ho ideato un dialogo comico, basato sull’equivoco di quando venne spiegata la Carta dei servizi (che illustra il funzionamento dell’Istituto) ad alcuni genitori che parlavano in stretto dialetto bresciano.
- “Ecco, cari genitori, sappiate che abbiamo la carta dei servizi”  (Ah meno mal!)
- “La usa tutto l’istituto comprensivo di Prevalle” (Töcc töcc?)
- “Sì, e anche le scuole di Villanuova!” (Ma chéi de Vilanöa ghai mia la sò carta dei servisi?)
- “No, fino all’anno scorso hanno usato la propria, ma da quest’anno usano la nostra.” (E nisű dis nient?)
- “Anzi, son tutti contenti, questa carta aiuta i cittadini a conoscersi ed a rendere più comprensibili e accessibili i servizi.”  (Ah nóm bè!)
- “Certamente, al fine di dare la possibilità di gestire rapporti efficaci.” (Spéróm che ghé sapes almeno una tramèsa tra un servisio e l’alter)  
- “Rispettando i criteri di uguaglianza, imparzialità, regolarità.” (E se gì l’è stitic?)
- “E soprattutto secondo i criteri di efficienza e di trasparenza.” (Ah, alura l’è mia tat resistente chela carta lé)
- “Docenti e dirigente scolastico s’impegnano a garantire momenti di scambio e confronto.” (Anche con lur?)
- “Le risorse devono essere utilizzate senza sprechi o costi inutili.” (Ah ghó mia döbe, risparmì anche söla carta del cèso!)

E infine, ecco alcuni ricordi dell’amico e maestro Angelo Mora.
Come San Francesco, in gioventù soleva frequentare pessime compagnie, con le quali faceva bagordi e schiamazzi notturni. La sua passione più grande erano i motori e le moto, una passione tanto travolgente che rischiava ogni volta di travolgere qualche incauto passante.

C’è il detto: “Donne e motori, gioie e dolori”. Ma le donne non erano ancora presenti nella vita del nostro Angelo, e certamente fu il periodo più felice della sua vita (questa la capiscono solo gli uomini…).
Si racconta che quando tornava a casa, il nostro motorista scendesse le Coste di Sant’Eusebio a velocità pazzesca, dicono a 120 km orari.
Quando passava, la gente si buttava nei fossi e gridava: “Passa l’Angelo Mora! Ria el matt de Quarena!”

Una sera vide splendere nel cielo una stella cometa che gli indicava la via maestra. Così diventò maestro.
Angelo insegnava Religione: entrava in classe accompagnato dalla fedele chitarra e incantava gli scolari con lieti canzoni e bellissimi racconti.
Inoltre, essendo appassionato di tradizioni locali e avendole vissute fin da bambino, creava progetti alla scoperta delle radici, visita alle chiese ed ai monumenti del luogo, interviste ai reduci della guerra.
Dopo le visite al Buco del Frate, il nostro usciva dalla grotta rincuorandosi con ettolitri di vino, tra lo stupore degli stessi alpini, con i quali cantava inni piuttosto arditi. Ma poi in quaresima faceva penitenza bevendo solo birra alla spina.

Fece il vicario del caro Dirigente Dal Savio, che ricorderemo sempre per il suo cordiale sorriso. Era una persona buona, affabile, un vero “signore”. Alla fine delle riunioni il sottoscritto scappava come un razzo, ed il caro Dirigente diceva: “La seduta termina perché il maestro John ha fretta di andare alla sua casina!”.

I vecchi docenti erano stati messi nel forno dalla Riforma Fornero e non potevano mai andare in pensione.
Chi insegnava con sulla cattedra una scorta di pannoloni, chi girava per i corridoi con il bastone, chi con la dentiera, i maschi con il pappagallo, sgridati dal caro bidello Pietro che gridava “Non si corre in bagno!” 
Alla mensa si mangiavano solo minestrine e panade, molti usavano l’Amplifon e alcune maestre sbagliavano classe e si perdevano nei corridoi (vedi alla voce Vanna Ferraboli).

I docenti utilizzavano solo materiale cartaceo, e quando videro per la prima volta una LIM, alcune maestre si genuflettero e si misero ad adorarla.
Quando arrivò il registro elettronico, i docenti andavano avanti e indietro per i corridoi alla ricerca di una connessione. Certe maestre già con ON e OFF facevano fatica. Alla fine avevano trovato la soluzione: ONniziato, OFFinito.

Angelo ebbe pietà della loro decadenza tecnologica. Essendo esperto in computer, ogni tanto l’Angelo digitale svolazzava nell’aere, indicando la retta via dell’informatizzazione. Angelo era anche esperto di sicurezza dell’ambiente di lavoro, girava con il foglio per l’evacuazione a portata di mano… Entrava in classe ed a bassa voce mi diceva: “Scusa maestro John, puoi uscire un attimo? Alle 9.30 ci sarà la prova di evacuazione, ma non dirlo a nessuno…”

Angelo mi era da sprone negli spettacoli di fine anno, con quasi 400 alunni in scena e un migliaio di spettatori sugli spalti, illuminati dalle luci della sacra Famiglia Landi. Gli alpini e la protezione civile erano coinvolti, e alle 7 del mattino si mangiava pane, mortadella, gorgonzola e alici annaffiate da freschissimo vino bianco, che poi mi capitava di far partire le musiche e le musiche non andavano, e “schìsa e schìsa e schìsa…nient de fà!”: ma avevo dimenticato di inserire il CD…

Narra la leggenda che Angelo, in un momento di ebbrezza, abbia chiesto alla sua attuale moglie di sposarlo: la sventurata rispose. Ebbero due splendide fanciulle, e per sfuggire alle tre donne fece parte del coro “La Fornasina”, dove espletò la sua bravura musicale.

Carissimi Giuliana, Miriam ed Angelo, ora entrerete Pantheon dei pensionati.
Dopo una vita di assiduo lavoro, dopo aver conosciuto un numero infinito di colleghi, di alunni, di genitori, di Dirigenti (come dimenticare Silvio Lamponi, dai baffi sotto gli occhi azzurri?), di Ministri (da Luigi Berlinguer a Letizia Moratti, da Mariastella Gelmini a Lucia Azzolina), ora potete finalmente entrare nel Regno della pensione.

Avrete mille desideri: Miriam sognerà di recarsi in qualche isola tropicale, sorbendosi succulente bevande anziché pesanti circolari.
Giuliana si dedicherà alle belle nipotine, coperta di trofei, medaglie e bevendo champagne nelle coppe Ronchi (di suo marito).
Angelo vorrà dedicarsi ai boschi e all’incisione del legno. Penserà di fare tante passeggiate in montagna con Patrizia, la sua mogliettina.

Carissimi pensionandi, debbo darvi una brutta notizia: nessuno dei vostri desideri si avvererà.
Sappiate che finiti i banchetti, finiti i saluti, sarete condannati a lavorare più di prima.

Facciamo l’esempio del maestro Angelo
.
Mentre a scuola se ne stava tranquillo nella sua aula, con la chitarra in mano a cantare Alleluya, ora tutti in famiglia gli chiederanno: già che sei in pensione c’è da potare le siepi, pota! Già che sei in pensione c’è da tagliare l’erba, taia! Già che sei in pensione dammi una mano a pitturare la stanza, e sé e zó col penel.
E già che sei in pensione di qua, e già che sei in pensione di là, tutti vi chiederanno un piacere.

Avrete nostalgia del tempo in cui lavoravate, passerete dinanzi alla scuola mendicando qualche ora di lavoro!
Non c’è un posto come aiutante in segreteria? No, siamo al completo. Non c’è un posto libero come volontario alla mensa? Non è possibile, bisogna essere assicurati. Ma vengo gratis! Ma non sei in pensione? E allora vai alla tua casina e goditela!

Concludendo: spero mi perdonerete per tutte le mie sciocchezze, ma era solo per dirvi che vi voglio bene.
La vita della scuola è fatta di mille cose, ma in tutto questo ci sono i bambini ed i ragazzi, c’è la loro vita, ci sono gli incontri che li segneranno per sempre. E questi bambini avranno di voi un ricordo incancellabile.

Vi dedico le parole dello scienziato Doc nello spettacolo ‘La macchina del tempo’: “Vi auguro un dono, un dono speciale, un dono che non si può comprare. Vi auguro tempo, tempo per sorridere, tempo per guardare e gustare, tempo per ascoltare e riflettere, tempo per stare insieme, tempo per vivere, tempo per amare…”

Vi auguro buona vita. Avrete un posto nel mio cuore, per sempre.
Perché il cuore, come ha scritto qualcuno, non è solo un muscolo, è un pianeta immenso.

Vorrei concludere ricordano una bella persona che ci ha lasciato
. Paolo Compagnino (Antonio) lo incontravo spesso per strada, e ogni volta che ci incrociavamo ci scambiavamo un sorriso e alcune semplici parole.
Era una persona buona, e questo significa tutto. Ora camminerà sereno, nell’azzurro infinito del cielo.

Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo,
maestro John

Nelle foto:
1) Un incontro di insegnanti di San Zenone a Cà de Mut (la maestra Giuliana è alla mia destra)
2) Foto di gruppo dei pensionandi: da sinistra Vanna (che è in pensione dallo scorso anno), Giuliana, Angelo e Miriam
3) Il maestro Angelo con la fedele chitarra (grazie alla maestra Raffaella per la foto)
4) La bella famiglia del maestro Angelo




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