19 Gennaio 2021, 15.36
Sulla sanità di territorio/6

Per una geriatria territoriale

di red.

La seconda proposta del progetto “H+Valore alla Sanità” prevede l'istituzione del servizio di Geriatria territoriale integrato nelle cure primarie, di grande utilità visto l'aumento, nel bresciano, del numero degli assistiti ultra 65enni


Porta la firma di Vincenzo Lanzoni e Valerio Corradi la seconda proposta (la prima riguardava la creazione delle Unit Care, ndr) del progetto bresciano “H+Valore alla Sanità”. Si tratta dell'istituzione del servizio di Geriatria territoriale integrato nelle cure primarie.

“È arrivato il momento, a nostro avviso – scrivono i due ideatori - di compiere un’evoluzione culturale nell’organizzazione delle cure primarie, incardinando in queste la Geriatria di Territorio. Affiancare al medico di medicina generale, al pediatra di libera scelta ed al medico di continuità assistenziale anche la figura del Geriatra di Territorio significa potenziare, attraverso la figura di uno specialista, la struttura delle cure primarie che, sempre di più, vedono aumentare la fascia di assistiti che ha più di 65 anni”. Secondo quanto evidenziato dai dati Istat relativi al 2020, infatti, l'indice di vecchiaia per il Comune di Brescia era di ben 192,5 anziani ogni 100 giovani.

Il geriatra dovrebbe coordinare una équipe multidisciplinare composta da infermiere, terapista della riabilitazione, operatore sociosanitario, neuropsicologo e Unità speciali di continuità assistenziale, in modo da potenziare l'assistenza agli anziani attivando percorsi per superare, integrare o sviluppare l'assistenza domiciliare integrata e altre misure, per esempio la Rsa aperta. “Questo modello – continuano - potrebbe risultare particolarmente efficace anche per la prima fase della presa in carico di persone affette da demenze (vedi Alzheimer) o problemi legati ad decadimento cognitivo. Poter offrire alle famiglie interessate un servizio di prossimità, specialistico e tempestivo, fornirebbe loro un valido sostegno di natura ambulatoriale e domiciliare”.

Attivare servizi domiciliari a sostegno dell’autonomia, inviare la persona presso servizi residenziali o semiresidenziali, prenotare visite specialistiche o attività riabilitative nonché supportare il monitoraggio del paziente anziano attraverso la teleassistenza sarebbero le azioni che il Geriatra di Territorio potrebbe offrire alle famiglie quale unico punto di riferimento per loro.

H+ propone inoltre al sistema di compiere un ulteriore passo: “la gestione e l’organizzazione del servizio di Geriatria del Territorio potrebbe misurarsi attraverso una nuova partnership tra pubblico e privato, che veda le RSA quali attori protagonisti. Potrebbero essere le RSA, infatti, a gestire direttamente questo innovativo servizio (con relativo ed appropriato budget da parte del SSR) incardinato nelle Cure Primarie”.  

Questa la conclusione: “La revisione della legge regionale 23 del 2015 e il lavoro di sviluppo dei contenuti del Piano nazionale di ripresa e resilienza devono vedere i legislatori nazionale e regionale lavorare insieme anche sulla sanità territoriale. Temiamo che i due piani di lavoro generino, invece, modelli incompatibili e inattuabili, con il rischio di investire risorse pubbliche su modelli nazionali non riconosciuti sul territorio e viceversa”.
 



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