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15 Aprile 2016, 11.32

Genitori & Figli

Un tablet a tre anni?

di Giuseppe Maiolo
Si fa un gran parlare oggi dei novi strumenti della tecnologia digitale, come ad esempio il tablet, in mano ai bambini. Il dibattito è già acceso e divide gli esperti: chi è favorevole e chi è contrario

Ci si domanda quanto sia giusto avvicinarli precocemente e quanto sia pericoloso. E’ troppo presto perché  studi e ricerche relativamente ai rischi o ai benefici possano farci dire una parola definitiva.

Per la verità abbiamo appena finito di sottolineare le possibili negatività della TV se usata come baby-sitter perché, a dosi massicce, passivizza la mente, espone a una quantità di immagini violente e nocive alla salute mentale dei piccoli.
E ora ci dobbiamo occupare anche del Tablet.

La “tavoletta” digitale per bambini, infatti, pensata per loro viene proposta con grande enfasi a genitori ed educatori.
Non vi è dubbio che la tecnologia digitale sia quanto mai congeniale al bambino che fin da piccolissimo è in grado di interagire con facilità con lo schermo. 
E’ sotto gli occhi di tutti come i bambini siano capaci di stare ore e ore a "smanettare" sugli schermi giocando con lo smartphone di papà o il tablet della mamma, assenti e lontani da tutto e da tutti.

Per alcuni genitori è una nuova opportunità che permette loro di attendere ai propri impegni senza essere disturbati. E questo certamente favorisce l’avvio ad un isolamento relazionale che con il tempo può diventare pericoloso.
Di certo il tablet, come molti altri strumenti multimediali, fanno parte ormai del mondo di oggi ed è impossibile ignorarli. 

Ci sono nidi e scuole dell’infanzia che già mettono a disposizione dei piccoli, monitor TV, iPad, cornici elettroniche, PC e altro ancora come strumenti di gioco e di informazione.
I bambini ne usufruiscono costantemente e imparano i nuovi linguaggi. Pertanto non serve demonizzare le nuove tecnologie. Forse è anche controproducente.
Importante invece ricordare che i minori vanno accompagnati nella scoperta di esse. Vanno seguiti ma non tenuti forzatamente lontano fino ai 5 anni,  come qualche esperto sostiene.

È necessario insegnare loro a convivere con i nuovi strumenti, e questo è possibile solo se vi è la presenza costante e attenta dell'adulto.
Viceversa la sua distanza sia fisica che culturale è pericolosa e mette in pericolo il minore. Infatti, più il bambino, se ne sta da solo a curiosare e meno cercherà di interagire con l’adulto e condividere con il genitore o con l’insegnante le sue domande e i suoi interrogativi.

Navigando in solitudine e spinto dalla curiosità, che è poi il motore della crescita, un bambino può imbattersi in siti e immagini poco adatte a lui, oppure fidarsi di sconosciuti che catturano la sua attenzione e con false identità lo adescano on-line.
I rischi più grandi sono questi e sono ogni giorno sempre più nascosti e pervasivi.

Se noi non siamo al loro fianco fin da quando sono piccoli, se non condividiamo il loro bisogno di esplorazione, se non favoriamo il dialogo e l’attenzione alle loro domande, i bambini finiscono per non chiederci più nulla anche quando si imbattono in foto, situazioni o persone disturbanti che si possono incontrare sul web.
Molti minori della generazione digitale hanno imparato che di certe cose non si parla con gli adulti perché questi ultimi, da una parte non sanno ascoltare e dall’altra non sanno rispondere. Si sono fatti l’idea che tutti i quesiti trovano una risposta nella rete, con un click.

Forse fino a tre anni non bisognerebbe far usare un tablet se non per poco tempo e sempre con la mediazione dell’adulto.
Dai tre in su, purché accompagnati e sempre con tempi contenuti, forse il Tablet che è meno pericoloso della TV. in quanto più stimolante, può essere un “giocattolo” utile. In fondo questo è il contesto contemporaneo in cui i nostri figli sono chiamati a vivere. 

Quello che conta
è una corretta ed equilibrata “dieta mediale” a cui è bene sovrintendere in quanto adulti competenti.

Giuseppe Maiolo
www.officina-benessere.it

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