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25 Aprile 2019, 08.33

Maestro John

Il ritorno del partigiano

di John Comini
Se una mattina di primavera incontrassi un partigiano… Piccolo racconto per non dimenticare…

Ero appena andato all’edicola quando lo vidi. Era lì, in mezzo alla piazza. In mezzo al traffico del mattino.
Solo, tra le auto che sfrecciavano e la gente che camminava in fretta per recarsi al supermercato.
Lui era lì, in piedi. Alto, slanciato, con quella sua bella barba e il cappello di alpino. Indossava una divisa “vissuta” ma pulita.
Era elegante e mi sorrideva.

Lo guardai meglio.

- Ma io la conosco, lei è…

- Dammi pure del tu…

- Tu sei…ma certo, tu sei Teresio Olivelli! Che piacere incontrarti! Io so tutto di te, so che quando eri ragazzo frequentasti la parrocchia e ricevesti un’educazione profondamente cristiana dai genitori e dallo zio don Rocco. Studiasti al liceo appassionandoti al latino.

- Già. Bei ricordi. Mi presentai all’esame con il distintivo dell’Azione cattolica, la cui esibizione in pubblico era vietata dal regime fascista.

- Professavi l’amore per Gesù, infischiandotene di chi ti derideva. Ricevevi quotidianamente la Comunione e ogni settimana ti confessioni. Ma quanti peccati facevi?!

Teresio sorrise. Ma poi, con un pizzico di timore, gli feci una domanda scomoda.

- Scusa se mi permetto: ma come hai fatto a collaborare con il fascismo? So che quando nel 1931 vennero chiusi con forza i circoli dell’Azione Cattolica, ti infiammasti contro il regime, affermando: «O Mussolini cambia rotta o la cambiamo noi!».

- Il fatto è che, dopo essermi laureato alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pavia…

- Con il massimo dei voti…

- …ritenevo che il fascismo, operando al suo interno, potesse essere reso in qualche modo coerente con i valori del cristianesimo. Perciò collaborai alle istituzioni culturali del regime, divenendo anche segretario dell’Istituto di Cultura Fascista.
Partecipai alla vita culturale ispirata dal regime imperante, ma del fascismo non accettai mai la violenza, la sopraffazione, il culto della razza. Era il momento in cui gran parte del mondo cattolico credeva che fosse possibile applicare i principi cristiani al fascismo.

- Tanto che scrivesti articoli sul giornale universitario «Libro e Moschetto» e sulla rivista «Civiltà Fascista».

- Ma due viaggi in Germania suscitarono in me diffidenza nei confronti del nazismo. Scoprii ben presto la realtà che mi circondava e l’odio che sviluppava violenza. Appresi con angoscia le notizie di occupazione di varie nazioni da parte dei nazisti: era ormai scoppiata la guerra.
Nel gennaio 1941 rinunciai al rinvio del servizio militare e mi arruolai volontario. Volli condividere la sorte dei più esposti, che erano destinati alla campagna di Russia, e ci andai come sottotenente degli alpini. Non avevo eroici furori. Solo desideravo fondermi nella massa, in solidarietà col popolo che senza averlo deciso, combatteva e soffriva.

- Per gli alpini eri come un fratello maggiore più che un superiore di grado.
Durante il tremendo inverno russo e l’epica ritirata, ti prodigasti per i feriti e congelati. Spesso ti attardavi nella marcia per soccorrere i caduti, incurante del pericolo. Percorreste in condizioni spaventose duemila chilometri a piedi. E quando tornasti a baita, nel ’43, la tua prima occupazione fu di informare le famiglie sulla sorte dei soldati, per lettera o personalmente...

Mentre parlavo, le lacrime solcarono il suo viso. Quell’esperienza lo aveva profondamente segnato nello spirito.

- Qualche mese dopo, a soli 27 anni, vincesti il concorso di Rettore al collegio Ghislieri di Pavia. La carica durò pochi mesi, perché a luglio 1943 fosti richiamato di nuovo sotto le armi nel 2° Reggimento Artiglieria Alpina, di stanza a Vipiteno. Ma dopo l’armistizio dell’8 settembre, rifiutasti di consegnarti alle truppe di Hitler.
Fosti arrestato e rinchiuso in un campo di prigionia a Innsbruck.

- Ma riuscii ad evadere e arrivai a Brescia, dove mi unii alla Resistenza cattolica e fondai il giornale clandestino "Il Ribelle".

- Che bella la preghiera che hai scritto! "Signore facci liberi", conosciuta come la preghiera del ribelle per amore.
Il 27 aprile 1944 fosti arrestato a Milano dalla polizia fascista e rinchiuso nel carcere di San Vittore, dove subisti percosse e torture, e poi fosti inviato nel campo di concentramento di Fossoli vicino Modena, da dove cercasti di fuggire…

- …scampando fortunosamente alla fucilazione.

- Nell’agosto 1944 fosti deportato nel lager di Gries (Bolzano). Anche a Gries tentasti la fuga…

- Già, mi  rifugiai in un magazzino, dove restai nascosto per circa un mese. Poi però mi hanno scoperto…

La storia continuava, ma non osavo ricordarglielo.
Teresio fu selvaggiamente percosso e trasferito in un altro campo. I nazisti non gli perdonavano la sua fede cristiana e i suoi gesti di carità nei confronti degli altri prigionieri.
Lui affrontava le SS parlando perfettamente il tedesco, per far risparmiare agli altri le punizioni, a volte subendole lui al loro posto.

Di sera organizzava la recita del Rosario.
Inoltre, si prendeva cura dei malati: li portava in infermeria, li assisteva di giorno e di notte, puliva le piaghe, distribuiva la sua magra razione agli altri, per farli sopravvivere, mentre lui deperiva.

Si ridusse allo stremo delle forze, per le tante percosse e torture subite.
Assistette il suo amico Odoardo Focherini, internato per la sua opera di soccorso agli ebrei e costretto al ricovero in infermeria per una grave ferita alla gamba. Il 31 dicembre accadde l’irreparabile: Teresio tentò di difendere un giovane ucraino picchiato dal kapò, si mise di mezzo, fece da scudo con il proprio corpo e ne ricevette un forte calcio al ventre e molte bastonate.

Non si riprese più. Rimase in vita per oltre due settimane, in un’agonia dolorosa. Morì alle prime ore del 17 gennaio 1945, a soli 29 anni, dopo aver donato gli ultimi indumenti integri all’amico.

- Ti hanno chiamato il partigiano della carità, lo sai?

- Non potevo lasciare soli i miei compagni…

- Sei stato insignito della medaglia d’oro al valor militare. E Papa Francesco il 3 febbraio 2018 ti ha proclamato Beato!

Ma Teresio Olivelli non mi stava più ascoltando. Il suo sguardo vagava lontano, verso le colline.
Forse si chiedeva: a cosa è servito tutto questo soffrire? Siamo stati capaci di realizzare un’Italia generosa e severa? Lui che sul “Ribelle” aveva scritto: «La nostra rivolta  è rivolta contro un sistema e un’epoca, contro un modo di pensiero e di vita, contro una concezione del mondo. Lottiamo per una più vasta e fraterna solidarietà degli spiriti e del lavoro, nei popoli, e fra i popoli».

Dov’era finito quell’entusiasmo morale che caratterizzò la resistenza?
Dov’era finita quella rivolta dello spirito? Il suo sguardo era triste. Lui che, come molti, aveva sacrificato se stesso per la libertà, vedeva una realtà che negava il valore della resistenza, che addirittura aveva nostalgia per i miti della violenza e della sopraffazione.
Certo, anche la resistenza aveva avuto le sue contraddizioni, aveva vissuto i suoi errori. Ma…

Aveva scritto Primo Levi: “La parte migliore della nostra generazione ha partecipato alla resistenza. Com’è d’uso, i migliori sono scomparsi, e a cose finite la scena è stata invasa dall’ambizione e dalla dubbia fede. Le superstiti coscienze integre sono deluse: il fascismo ha dimostrato di avere radici profonde, cambia nome e stile e metodi ma non è morto, e soprattutto sussiste acuta la rovina materiale e morale in cui esso ha indotto il popolo…”

Per rincuorare il partigiano, gli dissi:

- Tu hai detto che non ci sono liberatori, ma uomini che si liberano. Lo sai? C’è ancora gente che lotta contro la corruzione, che rischia il posto per denunciare soprusi e illegalità.
Ancora c’è gente che va controcorrente e si impegna a vivere una vita dignitosa anche nelle piccole cose, ogni giorno. C’è gente in divisa che si impegna a combattere la criminalità, rischiando la propria vita. C’è gente che vive con coerenza, nonostante tutto.
C’è ancora chi prova ancora un pizzico di vergogna per la corruzione dilagante, per il massacro quotidiano delle donne, per una cultura fatta di superficialità, per la Costituzione divenuta lettera morta.
C’è chi, tra paura e menefreghismo, combatte davvero la mafia.
E poi ci sono migliaia di ragazzi che protestano nelle piazze per un mondo più pulito, altrimenti fra 40 anni nuoteremo nella plastica. Come quella ragazzina, Greta: “Dite di amare i vostri figli più di ogni cosa, eppure gli rubate il futuro!”.  Pensa che hanno utilizzato la canzone “Bella ciao” per la nobile causa di salvare la Terra da un possibile disastro ecologico!

- Sono contento…

Mi sorrise, nei suoi occhi brillava la speranza. In lontananza sentii il suono della banda: si stava preparando il corteo per l’omaggio ai caduti della Resistenza. In lontananza vidi la bandiera tricolore, vidi giovani e vecchi incamminarsi.

E poi non lo vidi più.
Il partigiano era scomparso, tra i macchinoni che sfrecciavano e le luci dei supermercati. Dopo il temporale, era apparso un cielo di un azzurro stupendo.
Mi diressi verso il corteo. No, cari partigiani, non vi dimenticheremo. Mai.

maestro John


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Commenti:

ID80429 - 25/04/2019 17:08:00 (Iva) Grazie maestro
Veramente toccante il suo racconto, la ringrazio per quello che scrive. Mio padre Benetelli Paolo, nome di battaglia " Bobi" era nella "Brigata Perlasca" era il piu' giovane con l'amico del cuore Ippolito Boschi detto "Ferro" morto a Salo' per liberare il suo comandante. Oggi lo ricordo con rimpianto poichè è il giorno che si festeggia la libertà ed il giorno in cui sono nata. Viva sempre la libertà che tanti partigiani hanno conquistato. Grazie maestro di ricordarlo sempre. Complimenti!!!



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