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Valerio Corradi, sociologo territorialista, nell'ambito di progetti europei, nazionali e locali si occupa di modelli di sviluppo locale; innovazione organizzativa e formazione al lavoro; buone pratiche di qualità della vita e bilanci di sostenibilità sociale.  

Tra le sue pubblicazioni:
Per uno sviluppo locale sostenibile (Milano, 2009);
Le incerte vie della sostenibilità (Milano 2011);
Nuove società urbane (Milano, 2013);
Solo chi sogna può volare (Mantova, 2016)
Il blog si propone di riflettere su alcuni temi emergenti che rendono evidente l’intreccio tra spazio dei flussi e spazio dei luoghi ovvero tra globalismo e localismo.
In un quadro segnato da crescenti squilibri sociali, effetti ecologici negativi, crisi di sviluppo, ma anche da nuove opportunità di “crescita” e da forme sociali emergenti diventa fondamentale saper coniugare l’azione locale con un modo di pensare globale.

 
 

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09 Maggio 2018, 09.20

Blog - Glocal

Coltivare tartufi

di Valerio Corradi
La coltivazione di tartufi può essere un fattore di sviluppo delle aree interne? La Valle Sabbia è un territorio favorevole alla tartuficoltura? 

La presenza di tartufi nella zona di Garda e Valle Sabbia è attestata fin dall’epoca medioevale in molte testimonianze bibliografiche. Tuttavia, i pregiati tuberi di questi territori solo di recente sono stati riscoperti, anche con l’obiettivo di valorizzare gli ecotipi locali.
 
Oggi, in Valle Sabbia la coltivazione del tartufo è oggetto di un crescente interesse per la promozione di forme innovative di attività agricola o per realizzare investimenti che potranno generare reddito nel medio e lungo periodo.

All’interno di politiche di sviluppo locale in aree montane sono molti che guardano alla tartuficoltura come a un possibile fattore di crescita. Tuttavia non è facile riconoscere le zone adatte a questa coltivazione e salvaguardarle nel tempo. E’ noto che per realizzare una tartufaia con buone possibilità di successo si devono conoscere nel dettaglio l’assetto del terreno, le sue caratteristiche fisico-chimiche, le specie arboree che lo contornano, la percentuale di sabbia-limo-argilla, il Ph, la presenza di calcare totale ed attivo, di azoto, fosforo, potassio e, non da ultimo il livello di esposizione al sole. 
 
Il tartufo ha infatti bisogno di condizioni favorevoli per crescere altrimenti il rischio è di perdere l’investimento iniziale. Non sono infatti rari i casi di fallimenti dovuti a leggerezza nella selezione dei terreni. Il terreno richiede poi accorgimenti particolari in fase di preparazione pre-impianto.
Uno dei tartufi più diffusi tra quelli che crescono spontaneamente in Valle Sabbia è il Tuber aestivum uncinatum che si sviluppo soprattutto a contatto con i nocciali ma molti sono gli ecotipi locali.
 
Accanto ai motivi economici si ritiene che i tartufi e la tartuficoltura in genere possano essere messi al centro di un ecosistema che concorre al mantenimento della diversità biologica e di un ambiente sostenibile di cui contribuiscono alla tutela e alla manutenzione soprattutto quando avanza lo stato di abbandono.
 
Approfondire gli aspetti ecologici di un prodotto naturale come il tartufo, consente poi di fornire alcune coordinate per riscoprire le stesse aree fragili interne come luoghi adatti alla conservazione e alla generazione di biodiversità. Infatti i prodotti naturali, anche quelli spesso trascurati quali funghi, erbe aromatiche e medicinali, frutti del bosco ecc. presentano un notevole interesse per uno sviluppo dei territori basato sul mantenimento e sul potenziamento della diversità biologica. 
 
 
 
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