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Giuliana Franchini, psicologa psicoterapeuta infantile, autrice di libri sulla relazione educativa e favole per aiutare i bambini a crescere bene.
Giuseppe Maiolo,  psicoanalista junghiano, scrittore e giornalista, si occupa di formazione dei genitori e di clinica dell’adolescente.
Officina del Benessere, Puegnago tel. 0365 651827
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02 Febbraio 2015, 09.07

Genitori & Figli

Il padre mancante

di Giuseppe Maiolo
Stupisce, come sempre, Papa Francesco ma coglie nel segno. I padri di oggi sono latitanti, assenti, distanti dai figli. Io aggiungerei mancanti, perché mancano delle loro funzioni principali.

Ce lo ricorda proprio il Pontefice quando dice che siamo passati da un estremo all'altro: dal padre autoritario, dal “patriarca” dotato di potere assoluto sulla famiglia, al padre democratico, meno corazzato e più conciliante, morbido e dolce, capace di tenerezze e affettività. Qualità che prima appartenevano solo alla figura materna.

Ora i nuovi padri, dismessa la corazza e l'elmo che li faceva forti e coraggiosi, sono diventati  teneri e dolci, protettivi e rassicuranti, preoccupati di non "far andare in guerra i loro figli" e salvaguardare il loro benessere materiale e non solo. Gesti, tratti, azioni e pensieri che  hanno fatto loro conquistare  il titolo di "mammo" perché questo codice di comunicazione appartiene più all'universo materno. Ne è venuta fuori nel contempo l'immagine di un padre incerto e timoroso, preoccupato di sbagliare e non di rado senza parole e senza gesti da dare ai loro figli. Silenzioso e sullo sfondo della scena familiare.

Per questo il padre di oggi lo sento  "mancante". Manca di presenza significativa e, un po' trasparente, non si  mostra per quello che è, ha pochi progetti e scarsa determinazione. Manca quindi delle  funzioni specifiche della paternità. Sovente è molto presente  nella prima fase della vita dei figli, li coccola e li accudiscono, ma poi nel corso degli anni e in particolare nell'adolescenza, capita spesso che si eclissi o sbiadisca.

Molti padri del nostro tempo sembra che abbiano abdicato al loro ruolo e lasciato alla compagna-madre il timone della funzione educativa, la responsabilità e il carico dei figli e della loro gestione. Quindi sono latitanti, come dice  il Papa, perchè non passano più di tanto tempo a interagire con quegli adolescenti così difficili da comprendere, taciturni più che aggressivi, sempre immersi nelle loro connessioni, anche loro distanti.

Questi padri ad esempio non hanno più energia, né forza e determinazione. Così non spingono i figli a sognare, perché essi stessi non hanno più progetti da inseguire. Complice la crisi che avvolge tutti, nemmeno sguardi di fiducia verso il futuro. E poi non hanno pazienza per loro. Non li educano  a saper aspettare e li lasciano nel presente. Soli con le loro ansie e tutte le incertezze di un tempo di precarietà.

"La tua pazienza, triste e delicata, ci rubò la paura". Questo scrisse del padre Salvatore Quasimodo.

La mancanza dei nuovi padri  sta lì, nel non saper contenere i figli nei loro bisogni, nell'incapacità di attendere e nella paura di mettere "paletti"  e limiti alla loro esuberanza dei figli. Sta nel cercare un rapporto amicale piuttosto che ritrovarsi a discutere o anche a scontrarsi. Sta soprattutto nella perdita di autorevolezza e fermezza.

In questo modo il padre è mancante di funzioni, quelle specifiche maschili, ovvero quelle che servono al figlio per individuarsi e riuscire a separarsi dalla famiglia, abbandonare il legame con la madre, e andarsene di casa capace di affrontare con fiducia il mondo. E' allora che questo 'mammo' perde la partita e non aiuta i figli a diventare grandi e autonomi.
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Commenti:

ID54551 - 02/02/2015 13:34:53 (Dru) alcuni spunti
Questo è uno scritto che guarda alla superficie del rapporto padre figlio, meglio, alla figura del padre. Cioé, si dice appunto che l'immagine dell'"Autorità", antica figura paterna, con la modernità scema, ma non si dice perché. Questione fondamentale di questo perché, origine di questo tramonto della figura autoritaria, il tramonto dell'autorità, risiede appunto nelle parole che, del dottore, seguono, parole che non vengono però giustificate e che io mi propongo di giustificare. Dice il dottore: "Questi padri ad esempio non hanno più energia, né forza e determinazione.Così non spingono i figli a sognare..omissis..nemmeno sguardi di fiducia verso il futuro". L'autorità è giustizia, ciò che è giusto per "noi" si determina secondo ciò che crediamo sia vero, vero è ciò che non si discute, perché discuterlo lo rende certo e negarlo lo rende falso.


ID54552 - 02/02/2015 13:47:20 (Dru)
Se vero è che il padre, attraverso il suo racconto, mostri come è possibile affrontare il futuro, allora il padre resta un'autorità, allora il padre è giusto, nel senso che determina, secondo il concetto che diamo alla verità di quell'autorità, il nostro futuro.Se è vero che il padre, attraverso il suo racconto non mostri alcunché del futuro, allora il padre resta un'autorità, allora il padre è giusto, quando non determina (indeterminismo?), secondo il concetto che diamo alla verità di quell'autorità, il nostro futuro. I racconti dei nostri padri non possono nulla per il nostro futuro, questa è la vera questione che mette in questione il perché i figli non ascoltano i padri e i padri rinunciano a fare ciò che tradizionalmente la figura paterna con autorità mostrava di fare.Il futuro è imprevedibile e vuoto e ogni racconto che vorrebbe riempirlo, essere la sua


ID54553 - 02/02/2015 13:53:22 (Dru)
previsione, è una volontà, è appunto una violenza, quando per violenza si intende volere che l'impossibile sia possibile, questo è ciò che appare nel pensiero moderno. Il padre, nel pensiero moderno, rinuncia alla forza (vir, virtù), o ad essere fortezza, perché la vera forza (vir, virtù) è sapere che nessun racconto può sul futuro e che il futuro, o novità, lo è davvero e si esprime in tutta la sua potenza quando la pretesa del controllo su di esso è e rimane pretesa e non vuole essere autorità. Allora, forse (retorico), il padre veramente giusto è appunto il padre che "manca".


ID54554 - 02/02/2015 13:54:12 (Dru) "In questo modo il padre è mancante di funzioni"
appunto


ID54556 - 02/02/2015 14:35:15 (Giacomino) Chi di noi
non ha mai avuto a che fare con quel movimento di opinione che affermava che la figura del padre era ormai obsoleta e anche nella famiglia la funzione del maschio era puramente una funzione biologica, i figli erano della madre e solo lei aveva potestà di prendere decisioni e formulare indirizzi. Senza dubbio il maschio diventato padre negli ultimi tempi ha abdicato a parte della sua potestà, pardon responsabilità. Ma non mi si dica che non si é operato perché la figura del padre venisse in qualche modo demolita.


ID54558 - 02/02/2015 15:09:03 (Dru) Caro Giacomino
Intanto mi sorprende piacevolmente il tuo intervento che da arguta intuizione si è finalmente fatta intelligente discussione. Ma torniamo sul pezzo: in questo contesto non si contrappone la figura del padre a quello della madre, anzi, le due figure da distinte divengono "lo stesso", e in questo sono d'accordo con il dottore,perché ciò che viene a mancare non è la figura del padre in verità, ciò che viene a mancare è la figura dell'Autorità, sempre in verità, di chiccessia sul contenuto del futuro. Questo "vuoto" non è determinato (=saputo,voluto) dal padre,dalla madre o dalla società, questo vuoto è determinato dalla verità del futuro, una verità che ci dice che le cose vengono dal nulla (il presente del passato) e ritornano nel nulla (il futuro del presente), che le cose non sono, che le cose non sono prevedibili dunque, e qualunque intervento su di esse che le volesse predeterminare


ID54559 - 02/02/2015 15:10:16 (Dru)
è un intervento vano, manca l'Autorità.


ID54560 - 02/02/2015 15:18:38 (Dru) se le cose vanno nel nulla
Anche le previsioni di quelle cose che diventeranno le presenti, siccome vengono dal nulla, sono cose che non hanno alcun vincolo con le cose di questo mondo (questa è la vera novità delle cose espressa dalle filosofie moderne che danno agio e potenza alle scienze). Il padre (cosa), la madre (altra cosa), la società (altra cosa), non possono nulla sulle cose future perché saranno il nulla di quel futuro e perché quel futuro è il nulla di questo presente.


ID54561 - 02/02/2015 15:29:10 (Dru) l'antico padre, il padre della chiesa, il padre del papa..,
.. è appunto il Padre che riempiva il contenuto, donava senso alla vita con la previsione, con i vincoli, con le leggi: con previsione, vincolo e legge che intendeva dominare il futuro con la visione precedente delle cose del futuro la vita trovava riparo dal terrore nel senso, nella visione. La società moderna è in un momento di passaggio e, come in metafisica lo Hidegger spiega intelligentemente, questo passaggio è angoscia, perdita dei valori di senso, perdita che è voluta dalla libertà che è potenza, perché è liberazione dai vincoli appunto, è liberazione dal tentativo di dominio delle cose passate sulle cose future, dalla tradizione sulla novità, progresso insomma...


ID54562 - 02/02/2015 15:33:28 (sonia.c) hai ragione Giacomino..ma quale figura è sta demolita?quella del padre padrone..
senza la necessarissima trasformazione in padre"autorevole".i velocissimi cambiamenti in atto nella nostra società,mostrano ,evidenziano la differenza tra uomo edonna:la preponderante scarsa disponibilità maschile al cambiamento !che parte ,in primis ,da uno sforzo mentale.invece,piuttosto che "pensare" an preferito mollare!fai tè! io non ci capisco nulla! fai tè,tanto io ho il mio carattere e non lo cambio! e la moglie che fà? faccio io..sennò mi disfi anche il lavoro mio..in una catena di incomprensioni,immobilismo,negazione e pressapochismo.alle donne,una volta di più si chiede troppo! e molte non intendono(alla faccia del "sposati e sii sottomessa"!)sobbarcarsi il fardello di una crescita di tutti e due:pargoli e coniuge! questo non è certo utile nè vantaggioso per nessuno! e i primi a smenarci sono i figli.l'adulto accudente genitore di entrambi i sessi,deve acquisire la giusta consapevolezza del proprio ruolo.e


ID54563 - 02/02/2015 15:36:14 (sonia.c) di quanto ne valga la pena..
certo.ci sono un sacco di altri errori da scoprire..questo è uno dei tanti..


ID54564 - 02/02/2015 15:48:33 (Dru) interessanti alcuni passaggi del Maiolo che confermano quanto dico, ma non dicono nulla sul perché...
Il ricordo del papa, nelle prime righe, intende puntare l'indice del problema sul relativismo, sperando così di suscitare un'augurabile ritorno dell'Autorità. Ma il padre Autoritario (Dio) è ormai tramontato,(chi sono io per giudicare una coppia gay?) con alcuni sussulti qua e là, e ogni autorità si trasforma in democrazia, ogni determinismo in indeterminismo e ogni giusnaturalismo in giuspositivismo. Anche il padre di Quasimodo mostra la tradizione dell'Autorità, autorità al tramonto:La tua pazienza, triste e delicata, ci rubò la paura" e cosa è la pazienza, triste e delicata se non il mondo della tradizione al tramonto? il senso il dettato le leggi che intendono regolare una società nel presente per il futuro? del padre sul futuro che toglie il terrore per l'imprevisto che vuole, dall'Autorità, essere previsto? ...


ID54565 - 02/02/2015 16:06:13 (Dru) Il figlio
non crede più nelle previsioni del padre, non crede che il padre possa con le sue previsioni togliere la paura di alcunché e per alcunché, perché le previsioni non possono prevedere che nulla delle cose del futuro, perché le cose del futuro sono nulla, "gli anni ancor non nati". Questo è il figlio moderno che così rifiuta il padre tradizionale, in realtà del padre tradizionale rifiuta appunto l'Autorità, ma è un rifiuto che non deriva dai "figli ribelli", aspetto sociologico, è un rifiuto che deriva dalla verità, aspetto filosofico, ben più radicale.


ID54566 - 02/02/2015 16:11:23 (sonia.c) Massimo Recalcati.
"Il complesso di telemaco"...straordinario Recalcati.sembra difficile al primo momento ma poi,se si ha pazienza ..


ID54575 - 02/02/2015 19:32:07 (sonia.c) questo è anche meglio..
cosa resta del padre? la paternità nell'epoca ipermoderna.video- maggio 2012


ID54577 - 02/02/2015 20:12:41 (Dru) Massimo Recalcati ( premetto che ho solo guardato una recensione di Recalcati del libro che non ho letto)
Ma se la recensione dell'autore non vuole essere la negazione di ciò che scrive...Recalcati propone l'illusione che la legge, ciò che lega il padre al figlio, possa restare sullo sfondo della possibilità, secondo volontà. Telemaco significa in Recalcati un processo di ricostruzione della relazione, significa, all'interno di una dinamica del recupero dell'"eredita", "orfana" della relazione, il recupero del padre perduto. Ma Recalcati non si avvede, perché solo psicanalista, che è proprio la volontà lo strumento della distruzione di ogni relazione, perché la volontà, quando si fa somma, è appunto la volontà di libertà, si vuole solo in quanto il voluto è libero dai vincoli della REALTÀ e può essere quindi considerato sciolto da ogni relazione per essere POSSIBILTÀ.


ID54579 - 02/02/2015 20:15:49 (Dru)
Dunque, se volontà esiste, allora è volontà che vuole agire e per volere necessita della frantumazione di ogni relazione, necessità della " possibilità"della cosa voluta, necessità, quindi, che le cose che non sono siano e che le cose che sono non siano: questa è la possibilità radicale delle cose. Perché questo accada, perché le cose che accadono possano accadere per come vogliamo che accadano, è necessario che ogni relazione del centro di volontà figlio al centro di volontà padre non esista, necessità della distruzione della relazione. Pena la necessità e non la possibilità, l'autorità che soffoca la potenza. Pena che in quanto volontà del mito di un complesso di Telemaco è possibile, ma in quanto verità è appunto l'impossibile.


ID54582 - 02/02/2015 20:26:51 (Dru) Se per assurdo..
..quella relazione tra padre e figlio resistesse non come mito, e quindi non come volontà, ma come verità, e quindi come necessità, quella relazione destinerebbe il futuro del rapporto come necessario e non come possibile e almeno questo rapporto fra queste due cose sarebbe necessario e non giustapposto, sarebbe quindi immutabile, cosa che già l'evidenza storica del rapporto nega di per sé.


ID54585 - 02/02/2015 22:10:43 (Dru) So che la mia è una pretesa
Ma è una pretesa che supera di gran lunga ciò che, sempre come pretesa, la vorrebbe negare. Pretenderei che almeno l'autore mostrasse, perlomeno lui, che è autore e autorità di questo pezzo, la gentilezza dovuta alla relazione o dialogo, se anche questo non lo vogliamo trasformare in qualcosa d'altro. E comunque lo perdono, se vorrà con il silenzio mostrarsi superiore alle mie parole che riconoscono la superficialità delle sue , perché la volontà non è la verità e può anche essere perdonata, la volontà.


ID54586 - 02/02/2015 22:34:37 (sonia.c) guarda il video :cosa resta del padre..
"solo psicanalista"? e noi che siamo? robot? giusto di questo abbiamo bisogno! noi siamo guidati da "un dentro" che manco conosciamo..e i risultati (pessimi)si vedono(cronaca-società)


ID54587 - 02/02/2015 23:15:00 (Dru)
Questi gesti, tratti, azioni e pensieri non mostrano la strutturazione del processo della deposizione delle armi da parte del padre tradizionale Dice il nostro Maiolo "Ora i nuovi padri, dismessa la corazza e l'elmo che li faceva forti e coraggiosi, sono diventati teneri e dolci, protettivi e rassicuranti, preoccupati di non "far andare in guerra i loro figli" e salvaguardare il loro benessere materiale e non solo." Ma in più mostrano , inconsapevolmente penso, una presunta debolezza delle madri, perché parlare di una perdita di forza e coraggio da parte dei padri che diventano "mammi" è lo stesso che dire che le mamme sono deboli e vili. Non è invece così per come stanno le cose: come il padre tradizionale è diventato il padre moderno, così la forza e il coraggio tradizionale è diventato la forza e il coraggio moderno.


ID54588 - 02/02/2015 23:19:33 (Dru)
Se un tempo la forza e il coraggio si esprimevano nell'autorità, è evidente che con la storica evoluzione democratica delle società, la forza e il coraggio cambiano, laddove cambia l'ambiente dove sono calate.


ID54589 - 02/02/2015 23:31:47 (sonia.c) no caro..
sono le madri-donne che, mostrando tutta la loro forza ,senza più remore,li hanno un pò castrati! il maschio,un pò infantile,spesso si "adagia" .e quello nevrotico,diventa talebano e reazionario..ma la donna ,investita di un suplemento di lavoro,esagerando nell'appropriarsi anche del ruolo maschile(un pò per causa di forza maggiore.cioè:sennò l'educazione latita) oltre a "stresarsi" non permette quel famoso proceso spiegato con il motto:se muore il saggio,il matto mette giudizio..invece che aspettare la naturale morte del saggio per poter emancipare tutti e due(figlio e marito)..facciamo come suggerisce recalcati hè?


ID54590 - 02/02/2015 23:36:31 (Dru) Fare quello che qualcuno suggerisce di essere...
È sempre un modo per non essere.


ID54591 - 02/02/2015 23:45:55 (sonia.c) qui si parla di ruoli ben definiti.
se uno non se la sente,non faccia il padre.idem per la donna. ma ,nel momento che ci si assume una responsabilità cosi grande come l'allevamento di un futuro uomo/donna, si dovrebbe avere un minimo di conspevolezza! ma detto cosi sembra un dovere ebasta! invece è un occasione di crescita..come sempre la vita ci dà...e a vita cambia e si trasforma sempre..è la grande forza della vita.è la sua garanzia di sucesso.sennò non ci sarebbe più da un pezzo... notte.


ID54592 - 02/02/2015 23:47:24 (Dru) Infine
Definire gli uomini dei mammi bisognosi di essere guariti da cure amorose è cercare di mostrare la debolezza dove c'é la forza è volere che l'essere democratico diventi essere autoritario. Non mi sembra che nel mondo l'essere autoritario domini l'essere democratico, mi sembra appunto il contrario.


ID54594 - 02/02/2015 23:55:46 (sonia.c) autorevole.
non è autoritario. mammo è il padre che "fa" la mamma.nel vero senso del termine! pensa che lo psikiatra V. Andreoli dice che ,il padre,non dovrebbe cambiare i pannolini..


ID54596 - 03/02/2015 00:03:22 (Dru) Sonia
Resta sintonizzata alle parole dell'autore.


ID54597 - 03/02/2015 00:33:02 (sonia.c) il padre-mammo ha paura di porre dei limiti..
non solo cambia i panolini..che magari qualche volta ci stà!ma,sopratutto,non sa imporsi con autorità,ponendo necessarisimi limiti.anche sbagliando un pò,esagerando un pochino .ma,ilfiglio,impara due cose:l'obbedienza ai limiti che è la vera base della felicità(sperimentare la frustrazione)e l'accettazione comprensione della fallibilità paterna che lo rende vramente umano e in cui anche il figlio può riconoscersi e non diventare un nevrotico perfezionista.. la persona autoritaria è intransigente con sè stesa in primis e poi con il figlio.la persona autorevole no. dice:sono umano e sbaglio ma, questa mia umanissima condizione,NON inficia la validità del "giusto limite" che ti impongo.


ID54598 - 03/02/2015 08:40:47 (sonia.c) ti sei fermato alla parola democrazia..
per fare un paralelo tra la "democrazia "familiare e quela che governa? anche lo stato deve esere "autorevole" e non "autoritario". mantenere punti fermi.dire:no. perchè è no.perchè è la regola.ma come un padre amorevole,deve,comunque "comprendere". e non lo fa con le leggi ,leggine,e gli azzecacagarbugli? ma legifera e sanziona..non lascia stare come il padre mammo..


ID54603 - 03/02/2015 09:54:46 (Diogene)
E per quelli che vorrebbero, ma non gli è consentito?Madri che tolgono i figli dai loro padri che rimangono solo una sorta di bancomat e non hanno più la minima possibilità di esercitare la loro paternità ?Madri morbosame protettive che rendono i figli dei bamboccioni e che una volta cresciuti non avranno un minimo di carattere


ID54610 - 03/02/2015 12:11:12 (sonia.c) verissimo. c'è ,purtroppo,anche questo...
a patto che il padre sia,veramente autorevole e non autoritario..certamente,i genitori di ambo i sessi dovrebbero responsabilizzarsi e avere una visione comune e più coerente ..ma un padre anche ha "singhiozzo" se è un buon padre,se non ingaggia lotte e pensa a fare bene il padre ,quando può,"trasmette" come dice Recalcati. lascia un impronta..è dura si.


ID54615 - 03/02/2015 14:08:50 (seeron) seeron
A chi è interessato posso far leggere la mia tesi di laurea:"LA FIGURA DEL PADRE NEI CONTESTI PROBLEMATICI" ha un taglio filosofico-pedagocico.


ID54616 - 03/02/2015 14:17:04 (sonia.c) buona idea!
chiedi a Ubaldo che magari te la pubblica.cosi la leggiamo tutti..


ID54618 - 03/02/2015 16:38:37 (seeron) TESI
....SONO 120 PAGINE NON SO..... SE C'è POSTO NEL SITO PER UN ALLEGATO .PDF IO SONO PURE DISPONIBILE..


ID54619 - 03/02/2015 16:51:29 (sonia.c) perchè scrivi maiuscolo? non sai che vuol dire:urlo?
se magari fai un riassunto e fai un articolo..ma io non ho voce in capitolo hè? il capo è Ubaldo.


ID54620 - 03/02/2015 17:08:28 (Dru) A Seeron
Ma in quello che scrivo lei ci si trova o non siamo sintonizzati, o piuttosto è convinto delle parole del papa e di Maiolo? Nella sua tesi, il processo storico della figura del padre resta coinvolto dall'elemento ontologico o ne rimane a margine (l'impossibile)? Il coraggio e la forza del padre, l'autorità, è direttamente proporzionale con l'evoluzione storica dell'essere e del nulla delle cose o è inversamente proporzionale? Cioè, autorità o virtù, forza o coraggio resta coerente con il processo storico se diviene con la società liquida o se diviene con la struttura autoritaria?


ID54622 - 03/02/2015 17:42:52 (Dru) Guardi che
Nelle domande c'é già la risposta, quindi se risponde si basta, se risponde no la prego di giustificarlo.



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