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Giuliana Franchini, psicologa psicoterapeuta infantile, autrice di libri sulla relazione educativa e favole per aiutare i bambini a crescere bene.
Giuseppe Maiolo,  psicoanalista junghiano, scrittore e giornalista, si occupa di formazione dei genitori e di clinica dell’adolescente.
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06 Agosto 2019, 07.00

Blog - Genitori e figli

Compiti per le vacanze? Forse serve altro!

di Giuseppe Maiolo
Puntualmente, di questi tempi, ritorna l’annoso interrogativo: servono ai figli i compiti scolastici da fare durante l’estate?

Molti li ritengono inutili o decisamente sbagliati. Altri invece sono favorevoli perché pensano che l’inattività prolungata possa far dimenticare tutto quello che è stato appreso nel corso di un intero scolastico. Posizioni diverse, forse entrambe valide. 
 
Ma il problema vero sta nel pensare alle vacanze come a un tempo utile, se non necessario, per riequilibrare il corpo e la mente e organizzarlo come tale per i figli. Lasciare che compiti ed esercitazioni scolastiche siano lavori della scuola, vuol dire far sì che in estate si sviluppino altre occupazioni.

Nella maniera più assoluta non significa consentire ai bambini e agli adolescenti di restare perennemente attaccati ai loro smartphone, al contrario significa regolamentarne l’uso e negoziare i tempi di utilizzo, soprattutto con i teenager. Non è sufficiente affermare l’importanza che “togliere i cellulari ai bambini è un atto di amore per la loro creatività”. Il bell’articolo comparso su un sito molto letto, ha raccolto una notevole quantità di consensi, ma ha ribadito la fondamentale necessità che siano i genitori per primi ad essere creativi e capaci di dare il buon esempio suggerendo ai figli occupazioni alternative e attività altrettanto utili allo sviluppo di relazioni.  
 
L’estate con le sue giornate lunghe, lunghissime, potrebbe essere il tempo prezioso in cui si recuperano i rapporti, e prima di tutto quelli familiari, che durante l’anno sono stati frettolosi e sincopati, limitati per diversi motivi tra cui gli impegni lavorativi e scolastici. Serve immaginare che i veri “compiti” da fare siano quelli di tutta la famiglia, la quale può finalmente dedicarsi un po’ più tempo e attenzione.

In fondo è la stagione in cui i genitori, compatibilmente con i loro impegni, si possono sforzare di organizzare momenti in comune con i figli e attività ricreative e divertenti da fare insieme. È il tempo che permette di sviluppare relazioni reali da affiancare a quelle virtuali che tutti, ma proprio tutti e non solo le nuove generazioni, sviluppano con la sempre più intensa frequentazione dei social. Ma è anche il periodo in cui in famiglia è più possibile un’attenzione reciproca che permette il miglioramento dell’ascolto e della comunicazione.
 
Di questo c’è davvero necessità. Perché più che di compiti scolastici serve fortificare i legami familiari e migliorare le relazioni. Serve a tutte le famiglie e in particolare può essere importante per i genitori separati che in questo periodo possono avere a disposizione un tempo non frammentato di convivenza che offre maggiore vicinanza fisica e affettiva.
 
E poi un’estate libera dai compiti scolastici, potrebbe essere un’occasione unica per stimolare i figli alla lettura di libri visto che è un’attività sempre meno praticata. Richiede ovviamente che siano i genitori per primi a dare l’esempio, in quanto l’amore per la lettura si comunica leggendo.

Infine c’è un’ultima opportunità da suggerire ai ragazzi liberi da quei doveri scolastici che appaiono superati. Si tratta di proporre loro una qualche esperienza lavorativa o di cooperazione ben selezionata. Molto di più di oggi, un tempo peraltro non lontano, gli adolescenti venivano spinti a confrontarsi con il mondo del lavoro. Quella reale esperienza di “bottega”, di solito serviva a comprendere il valore dell’impegno lavorativo e permetteva ai ragazzi di verificare cosa si sapeva o non si sapeva fare.
 
Giuseppe Maiolo
Università di Trento
 
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