19 Marzo 2022, 06.46
Vestone
Venti di guerra

Due famiglie alla Chiassi

di val.

Ospiti negli appartamenti del Comune due famiglie di profughi, da Leopoli e da Ternopil. Ci sono luce, gas e riscaldamento. Si cercano in dono - o in prestito - mobili per arredare cucina, camere e soggiorno


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Due storie di ricongiungimento familiare, quelle che in questi giorni a Vestone stanno fornendo il loro contributo nel provare a dare risposta alla fuga dalla guerra che infiamma l’Ucraina.
Due vicende che hanno trovato nell’Amministrazione comunale valsabbina la disponibilità a recuperare spazi all’interno della ex caserma Chiassi, di proprietà comunale.

Lo stabile per una parte diventato sede del Museo del Lavoro, bar e cartoleria, si apre poi su un parco ed ospita diciassette alloggi, alcuni dei quali senza inquilini, a disposizione di situazioni più o meno prolungate di fragilità.

Dei due appartamenti messi a disposizione in questi giorni in uno sono arrivati da Leopoli i familiari di Irina, che da 23 anni si occupa di anziani nella Fondazione Passerini di Nozza: due figlie, tre nipoti il più grande sedici anni ed il padre 55enne, prima richiamato nell’esercito e poi scartato per un problema ad una gamba.

In loro aiuto si stanno dando da fare alcuni volontari, sistemando con mobili di recupero l’appartamento, che è dotato di utenze e riscaldamento, ma era completamente vuoto. «Sono preoccupate per le sorti dei loro mariti – ci dice Irina -. Per il momento riescono comunque a sentirsi al telefono».

Simile la vicenda di Natalia, arrivata in Italia quattro anni fa con un marito che ora non ha più ed un impiego nello stabilimento che la Rapid Plastic possiede alla Capparola, fra la strada che porta a Idro ed il Chiese.
A raggiungere in questi giorni Natalia, dalla città di Ternopil, la mamma, una sorella e la nipotina.

Ieri hanno visto per la prima volta l’appartamento loro assegnato: «Riesco a dar loro due materassi e non abbiamo bisogno d’altro» si affretta a dire Natalia.
Ad accompagnarle il vicesindaco Giovanni Zambelli: «Ci mancherebbe altro: un materasso. Speriamo come è successo per l’altra famiglia di recuperare letti, cucina  tavolo e sedie, almeno. Vuoi che non ci sia qualcuno che li può mettere a disposizione?».

La solidarietà non manca, insomma, per chi scappa da questa guerra tutta europea: «Grazie, grazie grazie» continuava a ripetere Natalia.

Non mancano i problemi burocratici: «Domani devo andare a Milano, all’ambasciata, perché mio padre ha solo i documenti ucraini e uno dei miei nipoti non è inserito nel passaporto di mia figlia» raccontava a Zambelli.

.in foto: Con Irina il padre, le due figlie e tre nipoti; col vicesindaco Zambelli Natalia e sua figlia; due volontari al lavoro.




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