22 Ottobre 2022, 08.00
Valsabbia
Libri

La scommessa della Valsabbia: un futuro giovane e sostenibile

di red.

"Valle Sabbia 2030. Verso un sistema locale sostenibile” è la prima uscita editoriale della Fondazione Ferriera Valsabbia ETS. La presentazione è avvenuta nei giorni scorsi al Museo del Ferro di Odolo


All'articolo 2 dello Statuto della Fondazione Ferriera Valsabbia Ets si legge di "interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, nonché organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale".
E poi ancora: "Educazione, istruzione e formazione professionale, nonché attività culturali di interesse sociale con finalità educativa".

La Fondazione Ferriera Valsabbia, insomma, presieduta da Alfredo Bonomi, è la prima e per ora unica Fondazione che si occupa anche di favorire processi culturali di ampio respiro.

Non è un caso dunque se la pubblicazione di questo primo volume, coi tipi delle Edizioni Valle Sabbia, intende fornire elementi  di carattere culturale, economico e sociale, dell’attualità valsabbina, con l’obiettivo ambizioso di proiettarla nel futuro.

«L’opera cerca di stimolare una riflessione sulle tendenze e i processi riguardanti alcune realtà del tessuto territoriale valsabbino, mediante il contributo di ragguardevoli conoscitori del territorio» scrive infatti Ruggero Brunori, AD di Valsabbia Investimenti Spa.

Del volume ha scritto anche  Francesco Alberti sul Giornale di Brescia, con un lungo articolo intitolato “La scommessa della Valsabbia: un futuro giovane e sostenibile”, sottotitolo: “L’analisi della storia e delle potenzialità in uno studio che propone prospettive di sviluppo”.

Ecco cosa ha scritto Alberti:

La pandemia ci ha duramente messi alla prova, ma qualcosa (speriamo) ce lo ha anche insegnato.
Maggiormente consapevoli della precarietà dell’esistenza, abbiamo capito che il tempo non va sprecato. E che la qualità della nostra vita conta eccome.
Ecco allora che dopo essere stati forzatamente rinchiusi in casa (magari senza neppure un balcone) per lunghe settimane abbiamo rivalutato (e preso in considerazione seriamente) la possibilità di trasferirci in luoghi dove la bellezza della natura compensa (e spesso cancella) lo stress di cui siamo quotidianamente vittime.

Si riscopre quindi il fascino di borghi, magari abbandonati da decenni, ma anche di paesi (più o meno grandi) mai considerati perché troppo distanti dalla città.
Ora però questo è un punto di forza.

È partendo anche da queste considerazioni che l’interessante (e ricca di spunti e dati) ricerca «Valle Sabbia 2030. Verso un sistema locale sostenibile» analizza il passato e il presente gettando lo sguardo al futuro, un futuro che si auspica sia ricco e vitale.
L’impegnativo studio è stato promosso e sostenuto da Fondazione Ferriera Valsabbia ETS, la pubblicazione che ne è nata è stata curata e realizzata da Edizioni Valle Sabbia.
Un volume di oltre 140 pagine da leggere con attenzione da tutti i valsabbini certamente, ma non solo da loro; da tutti coloro che amano capire da dove veniamo e dove siamo diretti. Perché questa è la chiave di lettura del lavoro.

Il racconto.
Le narrazioni, spiega nell’introduzione Michela Valotti (che racconta anche un viaggio tra arte e cultura), «sono affidate ad autori che offrono una panoramica corale della valle».
Ecco allora Giuseppe Gabusi che sollecita sguardi ambiziosi, aperture dialogate, secondo una prospettiva di internazionalizzazione nel locale, ad Alfredo Bonomi è affidato il compito di tratteggiare un ampio excursus storico, Marcello Zane analizza e racconta il tessuto economico e industriale, l’ingegno degli uomini d’impresa, l’istruzione e la formazione sono analizzati da Valerio Corradi, l’aspetto turistico è invece il tema sviluppato da Maria Paola Pasini.

L’identità dei valligiani, scrive Bonomi, non è una leggenda, non è un vocabolo privo di consistenza: «Il valsabbino, con il suo carattere cauto, ma al contempo attento alle novità maturate oltre il perimetro geografico della valle, tenace nel lavoro, ma con slanci poetici e di pensiero spesso di notevole spessore, deciso nel solcare le vie del mondo secondo l’urgenza della necessità, si trova a misurarsi con la complessità del presente certamente non del tutto sguarnito d’esperienza umana maturata in contesti non facili».

Si diceva delle prospettive post pandemia, come scrive Gabusi: «La deterritorializzazione dei processi sociali rende riabitare la montagna non una scelta di facile rifugio o disorientata fuga, ma un’opzione di diversa interazione delle aree montane con le comunità esterne, in una logica che superi l’idea delle terre alte come parco divertimenti per i residenti urbani».
Le nuove reti (tecnologiche, sociali e politiche), «donano nuova linfa alla vita in montagna, che smette di essere il mondo dei vinti dalla storia, per divenire terra di elezione di nuovi montanari, accademici, professionisti, consulenti alla ricerca di una nuova estetica del lavoro, allo stesso tempo radicati sul territorio e digitalmente iperconnessi con il globo».

I giovani.
Lo spunto per la riflessione sulla Valsabbia è l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile.

La Valsabbia turistica non è una scoperta recente, il dibattito sulle potenzialità turistiche della valle si è sviluppato con una certa intensità negli ultimi anni accompagnato da alcune azioni espressamente mirate alla valorizzazione del settore dell’ospitalità.

Scrive Pasini: «Oggi, a fronte di profonde trasformazioni che hanno attraversato il settore industriale e l’intero sistema economico e sociale della Valsabbia, si è aperto un nuovo orizzonte valoriale che vede nel turismo un’opportunità concreta per la comunità, in particolare per i giovani che si affacciano sul mondo del lavoro e che sono troppo spesso costretti a lasciare la valle per mancanza di occasioni che non siano legate al settore manifatturiero».

L’auspicio è che proprio quegli imprenditori che sono parte integrante del dna di questo territorio possano diventare i migliori ambasciatori della valle come destinazione turistica, sia raccontandola all’estero, sia accompagnando le delegazioni d’affari a conoscere le nicchie d’eccellenza.

Fondamentali saranno i giovani, come scrive Corradi: «Fondamentale sarà una convinta alleanza tra le forze sociali ed economiche della società locale intorno a un progetto di educazione dei giovani che deve diventare patrimonio di tutti».
 



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