11 Gennaio 2022, 09.55
Storo
L'intervista

Raccontando i novant'anni di Gianfranco Miglio

di Gianpaolo Capelli

Esattamente un mese fa, l'11 dicembre 2021, Gianfranco Miglio “el Sapes” ha raggiunto il traguardo dei novant'anni


A Storo parlare di Gianfranco Miglio vuol dire ricordare la “Sapes”, lo stabilimento che nel 1947 si era insediato alle “Piane” di Storo. Sapes equivale a “Società Anonima Prodotti Elettrofucinati e Stampati”.

Ma “Sapes” per Storo e per la Val di Ledro da quel lontano 1947, negli anni che seguiranno equivale a sviluppo economico nei paesi dove gli operai della Sapes potevano portare a casa una paga sicura tutti i mesi. Voleva dire sistemare la casa, far studiare i figli e non spaccarsi la schiena con lavori malpagati.

Sviluppo economico e Sapes sono due nomi inscindibili per quello che hanno prodotto in zona.
Storo è sempre stato, prima dell'avvento della Sapes, un paese dedito all'agricoltura, all'allevamento del bestiame, mucche e molte capre che impegnavano i suoi abitanti sui monti attorno a Storo per la monticazione. Altra attività il taglio del legname e delle “bore”.
La coltura dei bachi da seta permetteva di raggranellare qualche soldo in più.

Come raccontano i protagonisti dei “Granai della Memoria”, sia prima della guerra che subito dopo il reddito delle famiglie era quasi inesistente e grazie alla campagna e al bestiame si riusciva a “mangiarla”, appena a sfamarsi.
Di fabbriche neanche l'ombra, qualche piccola segheria a conduzione famigliare e i giovani, per riuscire a formarsi una famiglia, dovevano emigrare.

In questo contesto sociale l'arrivo della “Sapes” in paese e poi i grandi lavori in val Daone nel 1955 furono una manna del cielo e negli anni '50 la ripresa economica coincise anche con quella dell'edilizia in val del Chiese.

Qui di seguito i ricordi dell'industriale Gianfranco Miglio, estrapolati dall'intervista vocale che mi ha rilasciato la mattina della vigilia di Natale, nell'ampio salone della sua casa di Storo a ridosso della montagna sotto la chiesetta di San Lorenzo.

Davanti a un buon caffè offerto dalla signora Paola Palmucci, moglie di Gianfranco, accendo il registratore invitando Gianfranco a riassumere brevemente il vissuto dei suoi primi novant'anni di vita.

I suoi ricordi partono dal periodo dell'ultima guerra, quando la sua famiglia - di origini novaresi per quello che riguarda il papà e friulane per quello che riguarda la mamma - fu sfollata da Milano, andando ad abitare a Vedano Olona in provincia di Varese, ove ha passato la sua adolescenza.

Nel 1947 il papà Emilio approdò a Storo e, come evidenziano le foto di allora, non con le ruspe, ma a colpi di piccone iniziò la costruzione dello stabilimento Sapes in località “Piane”, zona che lambisce il torrente Palvico, e la fabbrica è sotto la montagna di Bes.
Il papà Emilio, quasi alla cieca, iniziò le sue lavorazioni con “lo stampaggio a caldo”, al quale alcuni anni dopo il figlio Gianfranco affiancò anche “lo stampaggio a  freddo”.

Nel 1954 l'improvvisa scomparsa del papà per infarto costringe Gianfranco a interrompere gli studi iniziati a Trento e proseguiti poi all'università di Milano. Dalla sera alla mattina Gianfranco da giovane studente diventa un giovane inesperto imprenditore, “con tanta volontà e con l'aiuto di mio cognato Mario Davoli, iniziai la mia attività di industriale, dove all'interno dello stabilimento portai migliorie e sostituii diverse macchine”.

La conduzione dello stabilimento vede impegnato il giovane industriale dal 1954 fino al 1985, quando per varie cause in modo particolare il calo di lavoro, egli cede l'azienda a un grosso gruppo tedesco che però vuole la sua collaborazione all'interno della azienda e lì rimane fino agli anni Novanta.

Negli anni che seguono Gianfranco lavora per una ditta russa, la "Quantor Form”, tuttora in attività, che produce programmi di simulazione di progetto, in parole povere, una ditta che deve stampare un componente può verificare se il progetto è corretto e fattibile senza spendere soldi invano.

In quegli anni Franco diventa presidente dell' “Unisa” in rappresentanza dell'associazione italiana degli stampatori di acciaio, che lo vede impegnato per la stessa in incontri vari e conferenze in Italia e in Europa.

Arrivato a 80 anni, Gianfranco sente che è il momento di staccare la spina e dedicarsi alle cose che ama di più.
Dopo questa breve esposizione di Gianfranco della sua vita di industriale, passo a domande specifiche.  

Chiedo degli aiuti esterni avuti per lo sviluppo dell'azienda dei suoi rapporti di allora con Monsignor Scalvini, “El don Dorì” di Storo.
Un personaggio influente e importante del clero trentino degli anni Cinquanta,  rettore del seminario minore di Trento e consigliere di un'importante banca.

Ecco la risposta concisa di Gianfranco: “Il monsignore ci aiutò con la provincia e con la banca di Trento e Bolzano ad avere aiuti per lo sviluppo dell'azienda. In contropartita Scalvini non pretese niente, caso piuttosto raro, egli ci aiutò disinteressatamente , ci teneva e voleva bene al suo paese. Fu lui il garante per mio padre, in cui credeva e aveva fiducia, e ci aiutò ad ottenere dalla Banca di Trento e Bolzano un fido di 40 milioni, ossigeno per lo sviluppo della Sapes”.

Su quanto amasse il suo paese Don Salvatore, credo che su questo tutti gli storesi che l'hanno conosciuto siano d'accordo. Quando ero in collegio a Trento quanti di loro ho visto bussare alla porta del “Don Dorì” per avere consigli, ma sopratutto aiuto.
Il proverbio dice che nessuno è profeta nella sua patria e forse neanche la riconoscenza, come è stato anni dopo per il Monsignore.

Alla mia domanda sul dottor Giuliano Sossi,
entrato alla guida dell'azienda nei primi anni 2000, Gianfranco ricorda di aver collaborato con lui per un po' di tempo rimanendo poi in ottimi rapporti dando consigli e suggerimenti, sempre in sintonia anche con la moglie Marzia, sua commercialista.

Il periodo più fiorente per la Sapes, con la produzione ai massimi livelli, ricorda Miglio, fu quando gli operai erano 180, molti di quelli arrivavano anche dalla valle di Ledro, dove il papà a suo tempo pensava di aprire una filiale in loco, progetto mai realizzato per la morte improvvisa del genitore.

Il ricordo va anche ai suoi operai, tanti dei quali entrati giovanissimi fino al pensionamento con la Sapes. Franco ricorda il loro rispetto nei suoi confronti.
“I primi tempi, fu dura a far cambiare la loro mentalità contadina e a farli entrare in quella aziendale.”

Poi le cose sono cambiate ottenendo ampia collaborazione da tutti e alcuni operai, imparato il mestiere in azienda,  hanno aperto delle attività in proprio lavorando per la Sapes stessa.
Alla domanda su come vede il futuro della Sapes attuale con i nuovi proprietari, ricorda che la Sapes ha lavorato molto per le industrie automobilistiche.

Per quello che riguarda la politica, Gianfranco non si è mai interessato nè di quella locale nè di quella provinciale, ha pensato alla sua fabbrica.
Chiudendo l'intervista chiedo a Gianfranco di raccontare le sue passioni culturali e sportive. Ecco la sua risposta: “ La mia più grande passione e leggere molto studiare e scrivere, andare in montagna in tutti i periodi e in tutte le stagioni in tutti i modi possibili”.

Franco ha scritto anche tre libri e un libretto di poesie.
L'ultimo “La fabbrica e il paese” editato nel 2019 è dedicato al papà.
Bello l'inciso che apre il libro:”La vita può essere capita solo tornando indietro, ma deve essere vissuta andando avanti”.

Siamo all'inizio dell'anno, ecco una sua breve poesia scritta da lui per il capodanno 1984:

Anno nuovo. Un foglio bianco da riempire e il ricordo di tanti fogli che sembrano pieni... e un fuoco ha incenerito o il tempo ha sbiadito. Ma i nostri cuori sanno che cadrà ancora la neve... c'inviterà nei suoi luminosi silenzi, che tornerà l'estate e ci attenderà la tenua rosata dolomia... e felici su una cima guarderemo tutte quelle attorno una per una e ci diremo: Ricordi?

Gianfranco come appassionato di montagna ha sempre dato un valido aiuto anche al Cai Sat di Storo.
Gli ricordo che uno sport che ha praticato e pratica è il karatè, lui subito lui mi precisa che quello non è uno sport, ma un'arte.
Arte appresa sotto la guida del maestro Panizzi di Salò, dove ha scalato tutte i colori delle cinture, e ora si fregia del titolo di “Cintura nera, settimo dan”. Rompere un asse di legno di 2 cm, anche attualmente, per lui non è un problema.

Gianfranco aveva aperto una scuola per i ragazzi e i giovani che volevano praticare l'arte del karate alle scuole medie di Storo, ed è li che ha conosciuto la professoressa Paola Palmucci, che è diventata poi sua moglie, sono insieme da trent'anni ed è compagna anche di tante escursioni in montagna.

Chiudendo l'intervista chiedo se corrisponde a verità l'aver fatto uscire dalla povertà nel dopoguerra il paese di Storo con la sua azienda, la Sapes, e  la veridicità del soprannome che si porta addosso,“El Sapes”, che da anche il titolo all'articolo. “Dalla povertà credo di sì, dopo però bisogna dire che gli storesi hanno dimostrato, magari facendo scuola alla Sapes , un notevole senso di iniziativa mettendo in piedi tante piccole aziende e lavorando anche per noi, ottimi artigiani volenterosi, che hanno dato vita  anche ad aziende che esulano dal mio settore.
Mio padre si chiamava Emilio Miglio, originario di Novara, a Storo all'inizio mi chiamavano il Franco Miglio, ma poi per tutti sono diventato “El Sapes”.

Se la fabbrica l'avessi aperta a Milano, saresti stato chiamato:”Sciur padrun dalle belle braghe bianche”.

Credo, Gianfranco, che il soprannome che ti identifica sia onorifico e affettuoso, nel ricordo anche di tuo padre che nel 1947 dal niente costruì qualcosa che cambiò Storo.
Mio ultimo pensiero: per un industriale vivere nel paese dove ha dato lavoro, essere onorato e rispettato, non è da poco di questi tempi.
Tu che ami il latino “Ad multos annos”... Gianfranco per i tuoi novanta anni e per i tanti futuri da vivere in bene salute e serenità.

Nelle foto:
- Gianfranco Miglio con la moglie Paola
- Gianfranco con la moglie sulle vette
- 1997, Miglio viene premiato per i 50 anni della sua Sapes
- Il giovane Gianfranco con il papà Emilio




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