11 Maggio 2021, 10.00
Sabbio Chiese
Mostre

Torna la grande arte al santuario della Rocca

di Davide Vedovelli

Sabato scorso a Sabbio Chiese l’inaugurazione della mostra “Atmosfere paesaggistiche ed ambienti di Valle Sabbia nelle opere di Edoardo Togni e Omero Solaro”


Da sabato 8 maggio a domenica 27 giugno al Santuario Madonna della Rocca di Sabbio Chiese una mostra dal titolo “Atmosfere paesaggistiche ed ambienti di Valle Sabbia nelle opere di Edoardo Togni e Omero Solaro”.

Con l'attenuarsi della pandemia e delle restrizioni torna l'arte in Rocca a Sabbio Chiese. Una mostra con due pittori adottati dalla Valle Sabbia e che hanno saputo rappresentare e cogliere gli aspetti più poetici dei paesaggi che la nostra valle, con le sue montagne, i suoi borghi ed il suo lago sa regalare.

Una mostra dedicata al paesaggio, che ogni giorno si stampa sui nostri occhi ma che, per abitudine, diamo per scontato e a cui non sempre facciamo caso. Servono a questo gli occhi dell'artista, a ritrovare quella poesia, quella bellezza o quella nostalgia che abbiamo di fronte ma non riusciamo a cogliere. Uno sguardo che si ferma sui particolari e che sa cogliere le atmosfere della Valle che unisce i due laghi, porta d'accesso alle montagne che sono tra le più belle del mondo.

I quadri sono tutti appartenenti a collezioni private. I quadri esposti saranno in totale 41, di cui 19 di Togni, 20 di Omero Solaro, uno Ivan Vimercati Solaro e uno del padre di Omero Solaro.

All’inaugurazione, solo su invito, causa restrizioni dovute alla pandemia in corso, sono intervenuti il vicesindaco e assessore alla Cultura di Sabbio Chiese Claudio Ferremi, il sindaco Onorio Luscia e il prof. Alfredo Bonomi che ha presentato la mostra.

Edoardo Togni
Brescia, 21 settembre 1884 - Vestone, 13 novembre 1962.
Nato nella popolosa via S. Faustino, in città, ancora fanciullo si trasferisce con la madre a Milano.
Con il trascorrere degli anni può iscriversi all'Accademia Carrara di Bergamo.
Divisionista, può considerarsi uno dei maggiori esponenti di quella scapigliatura di cui fecero parte Franciosi e Flessi, Vemi e Firmo, Bosio e pochi altri. La Galleria Campana lo accoglie in mostra personale nel dicembre 1930; N. Fortunato Vicari, assai lusinghiero, lo recensisce e lo propone autorevolmente.  Tuttavia il pittore sembra prediligere attività silenziosa, sui luoghi amati, anche se ancora si possono ricordare sue presenze al Premio Bovegno (1938).  Fin che sopravviene il secondo conflitto mondiale, con l'atroce morte d'un figlio, Bruno, arruolato nel battaglione S. Marco e caduto sulla costa francese della Manica.  Lento il cammino dolente della ripresa; forse ha giovato al pittore il definitivo trasferimento a Vestone, in una vecchia casupola arroccata su di una roccia nei pressi della ferrovia Brescia-Idro.  Qui, la vicinanza della adorata moglie, di alcuni fedeli amici n'escono a lenire, se non a sanare, la ferita e a far ritrovare la forza d'un impegno.
E ripercorre i sentieri d'un tempo, il panorama vasto fissato in cento, mille dipinti. Alla ritrovata forza di dipingere si contrappone una vita francescana: '1 capanno in cui vive appare più un nido che una abitazione e «le lenzuola, con tanto di cifra affiorante ancora sotto il colore, sottratte al povero corredo della moglie per dipingere, non sono un tocco pittoresco, un estro di Bohémien... l'uso stesso del miele per i suoi quadri rientra forse in questa condizione primitiva, di una vita ricondotta alla fonte elementare di sussistenza», com'ebbe a dire Elvira Cassa Salvi, in occasione alla mostra postuma ordinata nelle sale della Associazione Artisti Bresciani nel 1967.  Mostra che annoverava ben centoventicinque opere provenienti da private collezioni bresciane, di Vestone, Nozza, Lavenone... Nel 1960 il male antico derivato dalla ferita in guerra riaffiora; Togni è ospite per qualche tempo della figlia e del genero a Bergamo, ma all'approssimarsi della fine chiede di fare ritorno al suo «nido» di Vestone e là, in riva al Chiese, tante volte interpretato, si spegne.
(cit. dizionaripittoribresciani)


Omero Solaro
Nato a Legnano nel marzo del 1909, Solaro studiò all’Accademia di Brera sotto la guida dei maestri Alcinati, Cantinotti, Ornati e Brambilla. Dopo aver soggiornato in varie località lombarde e piemontesi, nell’immediato dopoguerra si trasferì in Valsabbia: prima a Vestone e in seguito, dal 1950, a Lavenone. In Valle strinse amicizia con i poeti bresciani Angelo Albricci e Bernardino Roberti e vi trascorse oltre vent’anni. Nel 1967 lasciò Lavenone per Verona dove si spense nel maggio del 1977. Fedele al canone di una pittura dolce e romantica nella quale s’inseriscono scene di vita rurale, Solaro allestì mostre personali a Brescia, Bolzano, Novara, Arona e Verona.


Info ed orari
La mostra sarà aperta al pubblico il venerdì, sabato e domenica dalle 14.30 alle 18.30.
Per info e prenotazioni 338.1495924
Le visite si svolgeranno nel rispetto delle norme anti Covid-19.



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