26 Gennaio 2022, 12.00
Paitone
Giornata della Memoria

Non abbassare la guardia

di Franco Tarsi

Una riflessione perché rigurgiti di antisemitismo affiorano sporadicamente in luoghi, in forme, anche in aggressioni alla persona, e in circostanze che non ci aspetteremmo


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27 gennaio 2022. Per la diciassettesima volta dall’istituzione della Giornata della Memoria (1° novembre 2005, risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni unite, durante la 42° riunione plenaria) il mondo sarà invitato non solo a ricordare ma soprattutto a riflettere su quello che è successo nei dodici anni di potere nazista.

Dodici anni nei quali il tentativo di dare corpo ad un’idea, quella del mito ariano, non si è tradotto ‘semplicemente’ in un rafforzamento della potenza militare tedesca ed in una nazificazione forzata della cultura e delle coscienze in Germania, ma anche in una aberrante attribuzione della colpa della sconfitta tedesca nella Grande Guerra ad un popolo (non ad una razza!), quello di fede ebraica, del tutto minoritario nello stato tedesco.

Basta osservare che su 67 milioni circa di abitanti della Repubblica federale tedesca unita nel 1933, cioè alla nomina di Hitler a Cancelliere (30 gennaio, da parte del Presidente Hindenburg), gli ebrei in Germania erano ufficialmente soltanto 437 mila.

Da quella data fatidica ebbe inizio una persecuzione dalla rapida escalation degli ebrei, sui piani personale, culturale, economico, produttivo, che portò ad una riduzione delle presenze per l’emigrazione volontaria, un’altra diaspora, calcolabile in circa 120 mila unità fino al 1938.

Ma emigrava chi poteva, chi aveva i soldi e soprattutto chi aveva capito subito come sarebbe andata a finire, anche se nessuno poteva immaginare la creazione dei campi di sterminio (il primo a Chelmno, nella regione polacca annessa all Germania: Warthegau) in tutti i territori occupati dai nazisti e le dimensioni del genocidio.

La cifra totale degli ebrei soppressi la conoscono tutti: 6 milioni. Non è solo una statistica storica, è un orrore. Lo spiega la totalità dello sterminio - vecchi, donne, bambini - che si identifica con la volontà di cancellare anche la memoria e l’essere ebraico.

E lo spiega anche - l’orrore - il tentativo dei nazisti di nascondere al mondo le prove e le tracce della macchina della distruzione.

Su questo il mondo è chiamato a riflettere il 27 gennaio, anche perché rigurgiti di antisemitismo affiorano sporadicamente in luoghi, in forme, anche in aggressioni alla persona, e in circostanze che non ci aspetteremmo. Per ora pare non destino soverchia preoccupazione, anche per la limitatezza degli episodi. Però sono in crescendo ed è sullo sviluppo dinamico nel tempo che va adeguato il livello di allarme.

Tre anni or sono, nel 2018, parlando agli studenti di Milano, la senatrice Liliana Segre, liberata all’inizio del 1945 durante la ‘marcia della morte’ verso il sottocampo di Ravensbrück, aveva espresso il timore che la Shoah, con la morte dell’ultimo ebreo scampato allo sterminio, “fra negazionismi ed oblii venga ridotta prima ad un capitolo di storia, poi ad una riga e poi non ci sarà più”. Un timore comprensibile per chi ha vissuto quell’esperienza, tanto più per una donna di 91 anni (è nata, a Milano, il 10 settembre 1930).

Ma rispetto alle condizioni di quasi novant’anni or sono è tutto radicalmente cambiato, tanto che ci sentiremmo di tranquillizzare la senatrice Segre. Però, anche se le sporadiche manifestazioni di antisemitismo restano comunque limitate, preoccupa il fondo di odio, non spiegato, connaturato agli episodi. Ma adesso c’è un sistema di sicurezza che si chiama Giornata della Memoria e che sta saldo nelle nostre coscienze. Dovrebbe bastare. Ma non abbassiamo la guardia!

Franco Tarsi
Consigliere alla cultura di Paitone



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