02 Marzo 2021, 18.37
Casto
Blog - Cartoline dalla Valle Sabbia

Bortolo Freddi, detto «Coi»

di Alfredo Bonomi

Il Savallese fu terra di convinti ed ardenti patrioti contro il dominio austriaco nella prima metà del 1800


Con la fine del governo napoleonico nel 1818 e l’avvento in Lombardia del dominio austriaco, furono molte le personalità che soffrirono questo passaggio come una limitazione della libertà.
Da qui la nascita di “circoli segreti”, dove idealità e progetti insurrezionali si univano sognando un mondo migliore.
L’amministrazione austriaca era vista come un insieme di norme soffocanti, che tendevano a limitare la libertà di pensiero ed anche quella economica.

Da 1815 sino alla seconda guerra d’indipendenza del 1859, si susseguirono cospirazioni, insurrezioni che culminarono nei moti del 1848 e per Brescia nelle gloriose e terribili “10 giornate”.
La Valle Sabbia ha dato alcune personalità di spicco, che hanno partecipato attivamente a questo “tempo inquieto”.

Il Savallese è stata la terra più fertile di apporti umani su questo versante.
Sul filosofo Gian Battista Passerini di Casto, sul colonnello Silvio Moretti di Comero è stato scritto molto. Meno, quasi nulla, su Bortolo Freddi di Comero, detto “Coi” perché aveva la mamma nativa di Collio Valtrompia.
Per le cospirazioni è stato un “anello” fondamentale, assai parco di parole, preziosissimo per gli ideatori dei moti di rivolta, per le azioni compiute.

Fu di carattere fortissimo, quasi a richiamare le pendici rocciose della Corna di Savallo.
L’avvocato Fabio Glissenti, alla fine del 1800, in un prezioso manoscritto inedito ci parla di lui (probabilmente ha avuto notizie su questo personaggio dall’avvocato Luigi Freddi, nato a Comero nel 1842, personaggio di spicco tra i liberali zanardelliani bresciani). Fabio Freddi, in una sua ricerca del 2016, lo ha individuato in Bortolo Freddi di Giov. Battista “Coi” vissuto dal 1814 al 1888.
Fu tra i primi valligiani a prendere le armi contro il nemico nel 1848.

Lascio alle parole dell’avvocato Fabio Glissenti il sunto delle azioni di Bortolo Freddi:

«Pratico assai dei difficili passi, che legano le alpi lombarde alle elvetiche, dopo il periodo della capitolazione Salasco, s’era assunto il compito speciale ed arrischiato di condurre in salvo nel territorio svizzero i patrioti più compromessi, e di portare la corrispondenza clandestina che il Comitato, costituitosi a Lugano, d’accordo con il Piemonte, spediva a Milano e a Brescia, e da queste città all’estero.

Disimpegnò esattamente tale incarico per tutto il periodo dal settembre al dicembre del 1848.
Fu appunto in una di tali pericolose spedizioni, che il Bortolo Freddi cadde prigioniero il 7 gennaio 2849 presso il confine; e nella minuta perquisizione eseguita gli si trovò negli abiti la corrispondenza, che (come di solito) non recava indirizzo, perché solo il locatore sapeva a chi fosse destinata.

Condotto a Milano, ed intimatogli di indicare i nomi, dichiarò di non conoscere i destinatari che di vista. Si guadagnò la condanna a morte, con promessa di grazia qualora parlasse.

A Brescia venne posto a confronto coi ritenuti sospetti (il dott. Guala, l’ab. Beretta, l’avv. Campana) persistè nella negativa, così che avrebbe pagato con la vita la sua costanza, se non fosse sopraggiunta a liberarlo la rivoluzione bresciana del 1849».


Alfredo Bonomi



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