01 Agosto 2021, 09.05
Blog - Maestro John

Salone, mon amour!

di John Comini

Caro, vecchio, sempre efficiente Salone Pio XI. Quanti spettacoli ho rappresentato sul tuo palco! Ne farò uno lunedì 9 agosto, dedicato a suor Liliana Rivetta. E se con la Signora Maria la sera dell’8 agosto dovesse piovere, niente paura: andremo nel leggendario Salone!


Parto da lunedì 9 agosto: sarà una serata (in collaborazione con la Parrocchia e con il patrocinio del Comune) in ricordo del 40° anniversario del martirio di suor Liliana Rivetta. Ho immaginato di scrivere a suor Liliana una lettera, parlando della sua vita e del suo amore per tutti, soprattutto i bambini. Il testo sarà recitato dal mio amico Andrea Giustacchini, attore sopraffino.

Verranno ricordate, oltre alla sua vita, le iniziative di molte persone, religiose e laiche, in favore delle popolazioni povere del mondo. Ci sarà la testimonianza di suor Mariateresa Goffi e del Vescovo di Moroto (Uganda) mons. Damiano Giulio Guzzetti. Poiché i posti sono limitati, l’ingresso al Salone è solo con prenotazione via email all’indirizzo: prenotazioni@upmadreelisabaldo.it o presso la Segreteria U.P. di P.zza De Medici, 13 Gavardo (tel. 0365.512535 Lun - Mer - Ven: ore 9 – 11 e Mar - Giov: ore 16 – 18)

In caso di esaurimento dei posti in Salone,
sarà possibile seguire lo spettacolo in streaming presso la chiesa di S. Maria. Martedì 10 agosto nella Chiesa Parrocchiale ci sarà la concelebrazione presieduta dal Vescovo mons. Pierantonio Tremolada.

Un po’ di ricordi del Salone. Non c’era la televisione, e il cinema è stato il mondo per me e per tanta gente.

Se frequentavi assiduamente il catechismo ti davano i bollini e avevi l’ingresso al cine gratis, e allora noi bambini ci eccitavamo ai film sui cow-boy (anche nella mitica colonia di Livemmo li proiettavano, in una sala vicino alla parrocchiale). Era una sparatoria unica, che poi noi riproducevamo con “pistoline a capsui” e cavalli finti ma – nella nostra fantasia - stupendi. Sognavo di essere come “Il cavaliere della valle solitaria”, che ammazza i cattivi e se ne va, lontano, tra il pianto di donne innamorate…

Spesso mia mamma mi accompagnava
al Salone: abitavamo a 20 metri, in Piazza De Medici, sotto la famiglia Murgioni. Erano film strappalacrime, mia mamma estraeva fazzoletti per lei e per soffiare il naso a me.

E più il film era da piangere e più le piaceva. “Com’era il film?” “Bell fés, quat piànzer!” Il film al top delle lacrime era “Marcellino pane e vino”, la storia di un bambino senza famiglia che viene accolto da simpatici fraticelli. Marcellino chiede a Gesù di vedere la sua mamma in Paradiso, allora Gesù lo manda in cielo… Dico io, come si fa a non commuoversi?

Spesso c’era la zia del mio amico d’infanzia Giordano, che lo portava al cinema e lui si addormentava beato, tra le sparatorie di John Wayne.

Il sabato sera c’era la febbre da film, dal terrazzino vedevo un sacco di biciclette, custodite dalla cara mamma della Palmina, che abitava lì accanto, dove c’erano ancora i resti della casa colpita dal bombardamento.

A quel tempo c’erano i cancelli, con esposti i cartelloni dei film. La sala era piena di gente e di fumo. Si entrava anche a film iniziato, magari a metà del secondo tempo.

Alla fine non si era obbligati ad uscire, ma si aspettava che il film ricominciasse, fino a quando non si riconoscevano le immagini già viste. Allora si usciva, ma se il film era bello, stavi seduto sui sedili di legno, accanto alle colonne con i fregi liberty. Quelli che uscivano spesso si raccontavano come la storia andava a finire… ma io già lo sapevo, vincevano sempre i buoni!

Ricordo che con il film ‘Ben Hur’ si doveva stare in piedi per la calca delle persone, e siccome veniva proiettato in contemporanea al Capitol, bisognava aspettare che arrivasse la pellicola del secondo tempo.

Tra “La Bibbia”, “I Dieci comandamenti” e “Quo vadis?” una sera uscendo dal cinema ho fatto la genuflessione. E nei film di guerra, quando i piloti americani attaccati dai giapponesi gridavano “Mayday, mayday!” io pensavo dicessero “Mio Dio, mio Dio!”.

Si racconta che dalla galleria qualcuno sputasse sulla platea, e che per certe compagnie, se uno doveva fare una certa cosa, gridava “fuoco di copertura!”, tutti tossivano e lui, per dirla con Dante, “avea del cul fatto trombetta”. L’amico Beppe Lavo mi raccontava che molti ragazzi si passavano la sigaretta e si sedevano accanto ad una ragazza per farsi vedere più grandi.

Il Cinema Capitol
ai miei occhi da bravo bambino pareva un locale di perdizione. Infatti su un quadretto verde della chiesa, affisso all’entrata per soli uomini, mentre per il Salone c’era scritto T, che voleva dire Tutti, cioè tutti potevano andarci, il Capitol era spesso A, Adulti, poi AR adulti con riserva. Il grado più peccaminoso era E: escluso! Era escluso che io ci andassi.

Da ragazzo, con coraggio estremo, ho provato ad entrare ad un film targato E. Mi sembrava di entrare in un girone infernale: Capitol, lasciate ogni speranza o voi ch’entrate.

Ho acquistato il biglietto di galleria, che costava di più ma così il cassiere chiudeva un occhio… Era la storia di un agente segreto, ad un certo punto si vedeva una biondona che entrava nella doccia. Nel silenzio della platea e nell’ansia della galleria si vide l’inquadratura di due stupendi piedi nudi (saranno stati un 37, 37 e mezzo), l’asciugamano cadde per terra e poi… di colpo si passava ad una scena diversa. A quel tempo una odierna pubblicità di deodorante sarebbe stata Esclusa con matematica certezza d’inferno.

Col mio grande amico Deni
passavo ore e ore a chiacchierare, fantasticando davanti ai cartelloni del Salone. Ricordo le discussioni su “2001 Odissea nello spazio”: quello scimmione che impara a usare l’osso come un’arma, l’osso che diventa astronave, il computer che comanda. E quel grande monolito nero, cosa avrà voluto dire?

Il papà dell’amico Sergio Baronchelli
era incaricato di scegliere i film anche per il Capitol (dove c’era il signor Farfalletti). Come in “Nuovo Cinema Paradiso” i film venivano proiettati con le classiche pellicole avvolte in bobine e conservate in scatole chiamate “pizze”.
Giuseppe Poletti, alto e magro, era addetto alle proiezioni, e Piero Goffi stava alla cassa. Una sera proiettavano il film su Woodstock, alcuni “hippy” nostrani misero i piedi sulle sedie davanti. Arrivò il Piero Goffì: “Zó i pè dale scagne!” La rivoluzione finì in un baleno.

Spesso, per gli spettacoli del Gruppo Teatrale Gavardese, avevo bisogno del teatro per le prove. Mi apriva gentilmente il caro signor Losi, tra un aneddoto ed una battuta sulla nostra Juve. Adesso c’è il bravo Giancarlo Cargnoni, che si impegna per rendere il Salone più bello e funzionale.

“Il cinema è la vita a cui sono stati tolti i momenti noiosi” (Alfred Hitchcock).

Il caro Renato Paganelli ricordava che fu don Angelo Calegari, con il contributo di alcuni benefattori, ad acquistare la macchina cinematografica e negli anni cinquanta a dare il via alla ristrutturazione del Salone, poi nei primi anni sessanta la parrocchia acquistò il cinema Capitol.

Non va dimenticato che nella storia del Salone ci sono stati gli spettacoli della gloriosa Filodrammatica La Concordia, le serate musicali del Corpo Bandistico e del Coro La Faita, gli eventi rock, la Corrida, le esibizioni di danza, i raduni alpini, i convegni di varie associazioni, e chi più ne ha più ne metta. Perché una sala è uno spazio di confronto, di partecipazione, di testimonianza, di scambio culturale. È un punto di riferimento per una comunità, un luogo di aggregazione per incontrarsi, per sfuggire una tantum dalla tentazione televisiva.

A Gavardo c’è sempre stata la bella tradizione del cineforum. L’amico Antonio Abastanotti nel 1960/61, divenuto presidente delle A.C.L.I., posto lasciato dallo zio Anacleto, con i più giovani, oltre ad una mostra del libro ed una mostra fotografica, organizzò il cineforum, facendo arrivare un moderatore specializzato del cinema, oltre a conferenze sui problemi del lavoro.
Tutte le attività svolte ebbero un buon successo. Come il maestro Piero Simoni, che insieme al dott. Marco Marzollo attivò un affollato cineforum. Come l’AVIS, anche il sottoscritto, con l’amico Mauro e la Commissione della Biblioteca, aveva organizzato una rassegna di film. Pure il CAI (presso l’auditorium “Cecilia Zane”), La Rosa e la Spina e l’AGE hanno creduto nel valore della riflessione sulle proposte offerte dal cinema. Ricordo il caro Renzo Giacopuzzi, appassionato di cinema, che presentava il Cineforum a Salò.

Papa Francesco racconta che quando era bambino, frequentava spesso il cinema di quartiere, dove si proiettavano anche tre film di seguito, e di essere cresciuto con i film di Anna Magnani e di Aldo Fabrizi, tra cui Roma città aperta di Roberto Rossellini. Il film che ha amato di più? “La strada” di Fellini, in cui trova un implicito riferimento a san Francesco.

I miei 10 film preferiti? Dipende dal periodo che sto vivendo, come le canzoni o i libri. Ci provo: Forrest Gump, Ocie ciornie, Amarcord, Le ali della libertà, Il signore degli anelli, Paisà, Schindler’s list, Vacanze Romane, Alien, Il Padrino… No, niente, non ce la faccio. Come posso lascar fuori Ollio e Stanlio, Chaplin, Bergman, Visconti, Buñuel, Kurosawa? E Il piccolo Lord, e Pretty woman che con la mia attuale moglie guardiamo ogni volta che li proiettano in tv. Molti anni fa l’avevo portata a vedere Guerre stellari, ma si è addormentata. Del resto, Forum è più avvincente…

Facendo teatro da una vita, ho potuto conoscere molte altre sale di cinema-teatro: Villanuova, Vestone, Salò, Serle, Prevalle, Sabbio, Vobarno, Agnosine… per non parlare di Sopraponte e Soprazocco…

Ho scoperto con piacere che in molti paesi si programma il cinema d’estate all’aperto: a Gavardo, a Villanuova all’oratorio, a Vallio nel Piazzale Alpini, a Muscoline nel parco dell’Oratorio, a Prevalle e via proiettando sotto le stelle. Che bellezza! C’è la faccenda della prenotazione obbligatoria, ma cos’è a confronto della magia di un film? Il simpatico ed effervescente Giulio Bazzani m’informa che il bel cinema Corallo di Villanuova riprenderà la programmazione verso Natale. Grazie al proiettore di ultima generazione, riceviamo i film in dcp tramite internet. Non è una magia?

Ultime due cose. Al Salone giovedì 23 e venerdì 24 settembre faremo uno spettacolo dedicato ai nonni della casa di Riposo. Sempre al Salone, anni fa con alcuni seminaristi (compresi Lorenzo Bacchetta e Luca Galvani) avevamo realizzato “All’occhio, Pinocchio!”, quando in seminario c’era don Alessandro Tuccinardi.

Ma di queste cose parlerò una prossima volta.
Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo. W il fiume Chiese!
                                            
Maestro John

Nelle foto:
- Cineforum con il caro Cesare Goffi (foto dell’amico Giovanni Lavo)
- La locandina delle iniziative in ricordo di suor Liliana Rivetta
- Foto-ricordo dopo lo spettacolo “La cassapanca della Adele” tratto dal libro dell’amico Antonio Abastanotti
- Un’immagine dello spettacolo “Tutte le strade portano a Roma” del Gruppo Teatrale Gavardese



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