10 Ottobre 2021, 08.00
Blog - Maestro John

L'Anto de Vistù la va en pinsiù

di John Comini

La mia amica Antonella Pialorsi di Vestone va in pensione. Proverò a fare un piccolo ritratto di “Anto” (com’è chiamata dai numerosi amici). Le ho poi chiesto di scrivermi le emozioni che sta provando: sono parole tenere e profonde, come lei...


La conosco dal 2001, quando ero stato chiamato dal Centro EDA e dall’Informa Giovani del Comune di Vestone per proporre un corso di teatro nello stupendo Auditorium. Doveva essere un’esperienza di un solo anno, invece sull’onda dell’entusiasmo è continuata sino allo scorso anno, quando avremmo dovuto rappresentare “L’avaro” che causa Covid è stato rinviato.

Antonella, oltre alla famiglia ed all’amicizia, ha varie passioni:
la natura (ama camminare), la musica (predilige Mia Martini), la lettura (ha letto brani sulla Grande Guerra con il coro Rigoni Stern e intense testimonianze partigiane). Le piace inventare storie e filastrocche per i bambini ed è esilarante nell’imitazione di Patty Pravo: vedere per credere!

Un tratto saliente della sua personalità emerge dalle sue poesie, nelle quali evidenzia una struggente malinconia per il tempo che scorre. Come in questa questa “piccola cosa” (come lei la definisce) dedicata alla mamma, ora nell’azzurro del cielo.

“Madre, sarai sempre con me in queste cose:
mentre scrivo il tuo nome sulla neve,
o leggo le fiabe di Andersen,
nella tua voce che odo ancora recitare
poesie di Carducci e Pascoli
che ricordasti fino alla fine tanto ti piacevano
e la tua risata per le comiche battute della Teresa
Ci piaceva guardare dalla finestra
le foglie cadere dal lungo pioppo in autunno
ed il vento... Sì, anche nel vento ti ritroverò... ”


Grazie, Anto!

Nel teatro privilegia i ruoli comici, meglio se in dialetto, ed ha creato un personaggio spassosissimo, la “Teresa”, sempre accolta dal pubblico con applausi scroscianti. Si scatena quando recita accanto all’amica Stefania Zanetti, dicendole: “Margherita stà sé drita!”.

Quando Anto entra in scena, è così felice che non vorrebbe mai uscire. Di lei apprezzo anche l’impegno e la meticolosità sia nella ricerca di nuove battute, sia nel trovare costumi che caratterizzino meglio il proprio personaggio. Insieme ad altre brave attrici, ha contribuito al successo de “La cassapanca della Adele” (tratto dai bei racconti di Antonio Abastanotti), a “Una piccola storia” per le Feste Decennali della Madonna della Rocca di Sabbio (grazie all’amica Manuela Bonacina) e ad “All’occhio, Pinocchio!” rappresentato dagli scatenati seminaristi (ora quasi tutti sacerdoti o diaconi) durante la Festa dell’Immacolata nel 2015, sotto lo sguardo appassionato di don Alessandro Tuccinardi.

Ed ora cedo la parola ad Antonella…

“Il 1° ottobre del 1966 ho iniziato la prima elementare, con la mia bella cartella di cuoio acquistata al mercato di Nozza, grembiulino nero, colletto bianco immacolato con un enorme fiocco rosa che quasi mi copriva il mento. Ero emozionata e felice.

Il 1° di ottobre 2021 andrò in pensione dopo quasi quarant’anni di lavoro come dipendente nel settore demografico (back e front-office) del Comune di Vestone.

Come allora emozionata e felice di iniziare una nuova tappa della vita, finalmente libera di gestire il mio tempo. Nulla di ciò che è stato andrà perduto perché la vita è un cerchio, un ritorno alle origini.

La mia famiglia era costituita da mio papà Antonio, che faceva l’artigiano in località Brina (minuterie metalliche), mia mamma Martina casalinga, mio fratello Aldo minore di due anni e Gabriella nata nel 1966. Le mie radici sono solidamente ancorate al mio paese: qui ho frequentato dall’Asilo alle superiori (ITC) e ho lavorato fino ad oggi. A Vestone mi sono sposata. Ho due figli: Francesco, il maggiore, che ama la montagna e la musica, mentre Federico ama i viaggi ed il tennis. In questo periodo di passaggio, che comporta  un cambiamento nella mia vita, alcuni ricordi mi tornano alla mente…

La fine della scuola, che iniziava il 1° ottobre: finalmente cominciavano le vacanze estive.

Le peonie che facevano bella mostra in tinello ed il profumo intenso aleggiava ovunque. Mi ricordano mio padre, le mattine di giugno, io bambina di 7 anni e tanto sole.

La colazione insieme, la radio con la lucina verde che trasmetteva musica sinfonica, blues o musica jazz: mi piaceva Blue Moon, seppi più tardi che era interpretata dalla grande Billie Holiday.

I convolvoli, le campanule bianche screziate di rosa che fiorivano nel giardino tra luglio e agosto, a significare la promessa del pomeriggio al lago d’Idro.

Dall’altalena scrutavo il cielo quasi volessi cancellare le nuvole che si facevano sempre più grandi, presagio del temporale in arrivo. Non avrei fatto il bagno nell’acqua fresca ma cristallina del lago e una bella nuotata insieme al papà.

Mia madre: stessa sintonia, stessa anima creativa, le poesie recitate ad hoc quasi alla fine della sua vita, La cavallina storna di Pascoli, Il 5 Maggio del Manzoni, San Martino, La pioggerellina di marzo…Non c’è molto da dire su una madre che ti ha dato la vita, è già tutto insito in questo. Forse ho preso da lei e trasformo la realtà in poesia, alla ricerca di un altro volto della vita “profonda apparente leggerezza” che pian piano prende forma: allora è l’anima che parla.

Il mio ordine interiore? Seguire una regola che gli altri non percepiscono, ma in questa regola io mi ritrovo. Ci sta la libertà di trasformare la vita attraverso la comicità del teatro, cosicché la gente in platea diventa una scrosciante risata e i nostri cuori ridono all’unisono, accantonando per un attimo i dolori e le sofferenze, fardello di ognuno. Ma non solo la comicità: l’importante è trasmettere emozioni anche attraverso la lettura di un brano o di una poesia. Ringrazio infinitamente l’amico John Comini, gli amici dell’illustre Teatro di Vestone  e tutte le persone che mi hanno aiutato ad  estrapolare queste mie inclinazioni “artistiche”.

Scrivo emozioni che io chiamo poesie, leggo volentieri, amo la montagna in estate per le camminate e in inverno per le ciaspolate, mi piace cucinare cose semplici ma gradite (non è mai troppo tardi), e andare al mare con mio marito.

Ho iniziato a lavorare all’Ufficio Anagrafe nel 1981: in questi anni ho cambiato colleghi, amministratori, ma pure il sistema lavorativo è radicalmente cambiato.

Dall’immancabile penna a sfera per redigere certificati o atti, dalla vecchia macchina da scrivere (per compilare le schede anagrafiche o le Carte d’identità) che pareva insostituibile, si è passati all’informatizzazione quasi totale. La penna giace abbandonata accanto al PC, ma in realtà è solo apparenza, perché block-notes e post-it sono sempre lì,  pronti per essere riempiti, annotati dalle mille incombenze che questo lavoro comporta, alla faccia dell’informatizzazione.

L’uomo si abitua o si adatta ai cambiamenti ma mai fino in fondo. In questo momento sto scrivendo con la biro e ringrazio di cuore il Sig. Bíró che l’ha inventata…

Non so come saranno i primi mesi di pensione: ho tante idee per la testa, tante persone da incontrare (covid permettendo) e delle opportunità da cogliere. Potrò gestire il tempo a mio piacimento, tanto prezioso, soprattutto quando non si hanno più trent’anni.

L’importante è trovare una manciata di serenità che ti permetta di vivere bene e “tirare i remi in barca” il più tardi possibile. Quando sentirò la mancanza dei colleghi “farò un salto” in Comune per un caffè alla macchinetta, un sorriso, voglia di ritrovarsi… Ringrazio tutti, amministratori e colleghi. Nonostante le mille problematiche mi mancherà “ il mio amato pubblico” non sempre facile da gestire.
Il mio obiettivo è sempre stato quello di sentire la parola ”grazie” prima che l’utente uscisse dall’ufficio. Non sempre l’ho raggiunto ma il mio impegno c’ è stato. Un abbraccio".

Cara Anto, come scrivi, il 1° di ottobre del 1966 avevi iniziato le elementari, il 1° di ottobre di quest’anno sei andata in pensione. Due date che danno l’idea del cerchio che si chiude. Ma ci saranno altri cerchi, cara Anto, altre scoperte, altre emozioni da assaporare e gustare nel profondo dell’anima. Buona vita e buone cose, Anto!

Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo. W il Chiese!
Maestro John

Nelle foto:
- Il sorriso di Antonella davanti ad una tavola imbandita
- Mamma Antonella con i suoi tesori in riva al lago
- Applausi alla fine dello spettacolo “La Cassapanca della Adele”: da sinistra Deni Giustacchini, Antonella Pialorsi, Rosamaria Micheli, Lucia Pappalardo, Enrica Bertini, Manuela Bonacina, Marianna Folli, Paola Rizzi e Luca Lombardi
- Alcuni attori e attrici dell’Illustre Teatro di Vestone, da sinistra: Gianluigi Bonassi, Marta Modica, Stefania Zanetti (dietro), Enrica Bertini, Roberto Rizza e Manuela Bonacina (dietro), Paola Bettini (anche lei appena andata in pensione), Lucia Pappalardo, Maurizio Bettinzoli e infine Antonella



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