12 Settembre 2022, 10.30
Bagolino Val del Chiese Storo
Ricordi

La fiera della Madonna dell'Aiuto di una volta

di Gianpaolo Capelli

La fiera della “Madonna dell'Aiuto”, che da decenni si teneva lungo la via Nazionale a Ponte Caffaro il primo grosso centro bresciano che si incontra passando il ponte sul fiume Caffaro, fiume che divide la provincia di Trento e Brescia, non è più quella di una volta.


Il nome popolare, in dialetto, che porta la fiera è un altro, si prende in prestito la porzione anatomica dove la schiena cambia nome e si anticipa “palpa”, il risultato finale lo troviamo più avanti scritto sulla Rocca Pagana dal direttore di allora lo “spezial” il farmacista Nino Scaglia di Storo.

Per parlare di questa grande e attesa fiera dove in massa conveniva la gente di mezzo Trentino e uguale per il Bresciano andiamo a scoprire il perchè del nome “Fiera Madonna dell' Aiuto”.

Fino al 1930 la fiera si teneva quando a Lodrone nella piccola chiesetta che fa da spartiacque tra i due paesi si festeggiava la Madonna dell'Aiuto, chiesa a cui è dedicata, in concomitanza con la celebrazione religiosa.

Nel 1992 il parroco di Lodrone di allora don Cristoforo Bonomini editò un libriccino riguardante la chiesetta, basandoci anche lui su quanto riportato negli archivi parrocchiali. Ecco quanto scritto:

L'otto settembre si celebra la Natività della Beata Vergine Maria, anniversario anche della fondazione della Chiesa.
La festa della Madonna dell'Aiuto nei primi tre decenni del secolo scorso si è sempre celebrata con grande solennità e grande concorso di popolo dalla Val Sabbia, Giudicarie e Val di Ledro, la festa annuale della Madonna dell'Aiuto l'otto settembre, in concomitanza della Natività
Siccome alla festa venne a unirsi  un chiassoso mercato al di sotto di Lodrone nel vicino Ponte Caffaro, la festa perdette tutto il suo carattere religioso e quel che è peggio divenne occasione e scusa di disordini e peccati con molto scandalo dei buoni e le proteste dei vicini paesi.
Questo stato di cose pareva fosse cessato durante la grande guerra, ma subito dopo riprese il suo ritmo di prima, anzi minacciò di diventare peggiore, causa la modernità e il paganeggiamento della vita.
Fu allora che don Valentino  Morelli con il plauso del Clero vicino e di tutti i buoni e con l'approvazione del Rev.do Ordinato nel 1930 fissò la festa della Madonna dell'Aiuto il 12 settembre festa del Nome di Maria.


Ecco quindi la derivazione di Fiera della Madonna dell'Aiuto, perchè dalla sua prima edizione fino al 1930 era abbinata la Festa della Madonna dell'Aiuto di Lodrone.
Con lo spostamento delle feste infrasettimanali secondo i dettami liturgici odierni, la festa del nome di Maria si celebra la domenica immediatamente prima o dopo il 12.
Quest'anno domenica 11 settembre.

Dopo questo breve chiarimento storico andiamo a riprendere quanto scriveva Nino Scaglia sulla Rocca Pagana di allora. Tragico quel giro in fiera di allora per Giovanni Malcotti di Baitoni.
Racconto ambientato negli anni Trenta dal titolo Piccola storia... “In prigione per un bacio”.

E' una splendida mattina di settembre del 1930, ed a  Ponte Caffaro che è quasi un tutt'uno con Lodrone c'è la Fiera della Madonna, quella antichissima e frequentatissima festa che il popolo ha ribattezzato “fera de palpacui”.
Su e giù fra le bancarelle, un po' frastornati fra le grida degli imbonitori, girano due giovani "quasi" fidanzati di Baitoni.
Lei si chiama Marta, lui Giovanni Malcotti ma tutti lo chiamano” el Nan Fort”, en bonera, buono come il pane..

I due "si corteggiano alla lontana" da un anno e oltre, ma i loro son di quei corteggiamenti che usavano nei primi decenni del secolo, fatti - intendiamo dire - di sguardi furtivi, di involontari arros¬ samenti del volto, di improvvisi disordinati battiti del cuore.
II gagliardo “malghes” malgaro Giovanni Fort - che data l'annuale occasione e in vena di insolita generosita, “el gava quater palanche en tasca” ,- prima offre alla ragazza una grossa stecca di torrone, poi la porta in due o tre bar ed in ogni bar - crepi l'avarizia - le fa bere ora un vermouth ora un crema marsala e ripetutamente ripete:  se faghe benedì a l'avarizia” si faccia benedire anche l'avarizia.

Le bevute rendono euforici i "quasi" fidanzati e quando - verso mezzogiorno - escono dall'ultimo bar.
Il Nani Fort fa arditamente ciò che da un anno desidera di fare: si sposta dietro le spalle della ragazza e le sfiora la nuca con un rapidissimo onestissimo bacio. Un eroismo più che un bacio!
Ma disgraziatamente a pochi passi di distanza ci sono due carabinieri in servizio che vedono, si consultano e intervengono.
II povero Giovanni viene accompagnato nella caserma di Storo e - in assenza del brigadiere - rinchiuso in una squallida guardina.
La cosa si conclude il giorno dopo, al rientro del brigadiere.
Il carcerato riceve una minacciosa lavata di capo e la diffida a non ripetere mai più gesti lesivi del comune senso del pudore, quindi è rimandato a casa.


Questa la storia vera, che fa riflette: se quei carabinieri che hanno arrestato e rimproverato  el Gioan Fort fossero vivi, ai nostri anni che cosa direbbero - vedendo certi spettacoli  e certi comportamenti sociali inqualificabili? Bisognerebbe raddoppiare o triplicare le patrie galere.
“Por Nan Fort per noter tere en Sant”
Caro Giovanni per noi eri un santo, riposa in pace con la tua cara Marta.

Ritornando alla fiera, ormai non è più quella di solo pochi anni fa.
Chi veniva alla fiera allora si approvvigionava di tutto: sementi, attrezzi di uso quotidiano, vestiti scarpe di tutto un po’.
Sono passato anche oggi la fiera è stata spostata sulle strade laterali di Ponte Caffaro, un giovamento per il traffico.
Prima del 2000 le macchine che una volta erano parcheggiate sulla strada che va a Baitoni fino quasi “al put dei todesch”, ora neanche l'ombra.
Le bancarelle degli ambulanti italiani sono state quasi completamente sostituite da quelle degli stranieri.
“Che nome a fa a la fera, ghè tota patola”, cosa vuoi che andiamo a fare alla fiera, c'è solo merce di scarsa qualità, mi dice uno fermo a mangiare il gelato prima del ponte.

Ultima nota: l'uomo dall'ugola inossidabile che tutto il giorno urlava “Maria ghe el turù”, ora a venderlo si è trasferito in cielo.

Noi ragazzi che se potevamo comperare un piccolo giocattolo da 100 lire, una bazzecola, ci sembrava di toccare il cielo con le dita, grati ai nostri genitori fino alla Santa Lucia prossima.
I nostri ragazzi quando è che si accontentano?





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