Una perdita per la Valle
di Gianbattista Guerra

Il sindaco di Barghe Gianbattista Guerra ricorda con affetto Benedetto Girelli, il ristoratore valsabbino precursore della cucina a chilometro zero



Ci sono persone che più di altre hanno il dono di vedere ben oltre il presente, riuscendo a immaginare gli sviluppi futuri nel campo che li vede impegnati. Benedetto Girelli di Barghe è stato certamente uno di questi.

Quella che oggi si chiama “ristorazione a chilometro zero”, Benedetto l’aveva già intuita e attuata a partire dagli anni '60 quando, dopo esperienze in locali prestigiosi a Venezia e altrove, si sentì preparato per tornare a Barghe ed affrontare la sfida della vita, quella di aprire nel suo paese un ristorante portandolo all’eccellenza, e ci riuscì appieno.

Nacque così il ristorante “Da Girelli Benedetto” nella sede storica dell’osteria di famiglia, mantenendo il cognome con il quale era conosciuta, quello della mamma: Girelli, anziché mettere il proprio che è Boschi.

Istrionico, facile alla battuta, talvolta politicamente scorretto; sicuramente geniale, Benedetto ha lasciato un'impronta indelebile nell’attività della ristorazione, riuscendo a raggiungere con la sua cucina tipica, assolutamente locale, una meritata notorietà a livello nazionale.

Una cucina dove i prodotti valsabbini hanno trovato il massimo della valorizzazione tanto nella preparazione, seguita dalla mamma Lucia e dalla sorella Elisabetta, quanto nel servizio, curato personalmente da quell’uomo nervoso, asciutto e scattante, che era Benedetto.
Le lussuose auto di imprenditori, professionisti, uomini di cultura e spettacolo, erano parcheggiate in lunga fila nei pressi del ristorante di Via Nazionale, dove sostavano parecchio tempo in quanto, una volta entrati nel locale, riusciva difficile uscirne velocemente.

Da Benedetto non sceglievi il menù, era il ristoratore che in sequenza proponeva la sua tavola che variava in base alla stagione, così il cliente poteva trovare funghi provenienti dai boschi del paese e dintorni, salumi di norcini locali, formaggelle per la “Teragna” prodotte in zona, capretto al forno; dolci: concreti e deliziosi, opera della Zia Lice: ostessa e pasticcera di Barghe, tutto servito specificando con orgoglio la provenienza locale e l’identità valsabbina in tempi nei quali i marchi identificatori non esistevano.

Una nota a parte va riservata ad un formaggio quale il “Bagoss” che Benedetto portò all’attenzione nazionale dagli schermi di Rai 1, dove nel 1975, ospite dell’amica Ave Ninchi e dell’enologo Luigi Veronelli, declamò da par suo le qualità dell’alimento definendolo “il formaggio dell’amore”.

L’inevitabile scorrere del tempo ha costretto il Ristoratore Valsabbino ad abbandonare sala e fornelli, dandogli però l’opportunità di godere degli affetti famigliari da parte della moglie Leida e della figlia Barbara.

Ora Benedetto ha concluso la sua fase terrena, certamente sarà stato accolto, oltre che dai suoi cari, anche dai tanti ospiti che si sono avvicendati nel suo ristorante godendo momenti di genuina convivialità ed ospitalità valsabbina.  

Ciao Benedetto; che la terra ti sia lieve.

Nelle foto:
- Benedetto Girelli
- Benedetto con Ave Ninchi e Luigi Veronelli
- Benedetto con la Signora Leida riceve il premio Poisa



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