Agnosine Bike, una spina qua ed una là
Rieccola. Kathy Pitton torna in Valle Sabbia e ci regala la sua esperienza vissuta con passione sulle montagne di Agnosine. Grazie.

 
Certo che bruciano le graffiate delle spine dei rovi selvatici, me ne sono tolta sette o otto dalle gambe e dalle braccia arrivata a casa dalla Agnosine Bike, sembra che abbia fatto una brutta discussione con un gruppo di gatti piuttosto maldisposti.
Se poi ripenso al momento in cui ho deciso di fare questa gara della Brescia Cup dove io centro come i cavoli a merenda mi vien voglia di prendermi a schiaffi da sola.
E tutto ciò per provare a fare la Valsabbia Cup; il bello è che la parte più tosta deve ancora arrivare, con gli amici del Gatto Giallo di Odolo alla Conca d’Oro ed alla 24h del lago d’Idro, la Rampinight a Preseglie ed un altro paio di cui non ricordo il nome ma è meglio cosi, vah……
 
Come dice mia figlia, devo essermi persa qualche neurone per strada e non me ne sono neppure accorta perché se pensassi un po’ prima di prendere certe decisioni sarebbe molto meglio per me, le mie gambe e tutto quello che ci sta attaccato!
Ormai è andata per cui partiamo con un poco di ordine: levataccia alle 5 e mezza, colazione, bike in macchina e via verso la città, appuntamento con Zambo a metà strada e lo seguo lungo le Coste verso la Valle Sabbia.
Due messaggi con la parte della squadra che se ne va sul Garda a fare la Paola Pezzo e piano piano ci avviciniamo a questo paesino dove anche i balconi sono in pendenza, o vanno in su o in giu…..
 
Ma qua la pianura deve essere solo un concetto astratto, sono tutte rampe di lancio le strade…ed il giro di lancio sarà una bella scommessa da fare tutta in sella!
Numero da attaccare, il 920 che resterà mio fino alla fine del circuito nel caso mi salti in mente di farne un'altra della Brescia Cup, i convenevoli di rito con il caffè e la torta offerti dall’organizzazione ed è ora di far finta di fare i ciclisti seri, almeno per quanto riguarda me.
La ruota di Valchiria da montare, scarpette e casco e pronti via verso l’arco dell’arrivo.
 
E qua la cosa che mi ha fatto girare le scatole in questa giornata: un pinguino di uno, pancione, sigaretta in bocca e vino che gli usciva da tutti i pori visto il colore del naso se ne esce con uno: “ma per quelli da un certo peso in su fanno una categoria a parte”??
Zambo era poco più avanti, eravamo io ed un altro biker come me, non un fuscello di certo, ma persone normali che hano il coraggio di mettersi alla prova… mi sono fermata e gli ho detto bello forte e chiaro: “Certo che abbiamo una categoria a parte, quelli con le palle!! Poi ne hanno fatta un'altra, la categoria dei rompi c******i che chiacchierano tanto ma che non sanno fare un cavolo”!!!!
Credo sia sprofondato talmente tanto da essere scomparso dalla faccia della terra sto testa di ********….lasom perder vah che è meglio!
 
Le nove e mezza arrivano in un attimo, giu per la discesa che sembra non finire più con i freni tirati che fumano, andiam bene!!
Se poi penso che devo rifarla in salita, alla faccia del giro di lancio, non arrivo più neppure se mi spingono. Ormai sono qua e devo finire per cui, con mooooolta calma salgo fin dove ce la faccio e poi a piedi e quando passo sotto l’arco con scritto arrivo e penso che sto solo cominciando un momento di sconforto mi viene ma non voglio mollare subito, vorrei almeno provare.
Sin dall’inizio sapevo che avrei fatto uno solo giro di gara sui due richiesti alle donne, devo essere al lavoro alle 13 per cui la prendo con la dovuta calma e piano piano cerco di salire per i sentieri e le mulattiere e devo dire che mi piacciono anche, forse perché ho il tempo di guardarmi attorno…ma ecco che sento il brommm brommm della moto che anticipa il primo, corre da far paura…….
 
Sento le prime spine mordermi le gambe quando cerco di far passare senza intralciare e sarà un susseguirsi di graffi e segni fino a quando il bosco non finisce e lascia il posto a quel sentiero scosceso che entra in paese.
L’urlo di Zambo che mi dice di non mollare mentre mi supera e si butta giu per quel sentiero come un matto scatenato, anzi un Demone rosso vestito, e cerco di seguirlo, rigorosamente a piedi fino alla scalinata….. Poi un'altra scala ancora, e poi quella da fare con la bike in spalla in salita (con Sandro che mi da una mano), il passaggio dietro la chiesa e, finalmente, dico finalmente perché cominciavo a straparlare, l’arrivo passato mano nella mano con Giorgio el Mexicano, grande amico oltre che biker come me ( lui moooltooooooo meglio di me)!
 
Sono talmente stanca che non scendo neppure dalla bike, mi serve da stampella, saluto alcune persone e scappo alla macchina, scaravento tutto dentro Valchiria compresa, mi cambio almeno le scarpe e scappo verso valle e il mio lago. Non ho il tempo di guardare le classifiche ma sapere dove sono è facile, basta girare la classifica a gambe all’aria, in fondo…..proprio in fondo ci sono anche io.
Guidando verso casa mi guardo per un attimo nello specchio e mi accorgo di avere il viso arrossato dal sole e le classiche righe della maglia sul braccio, l’abbronzatura da ciclista è già in agguato; mi passo le mani sui graffi, che bruciano, e cerco di capire se ci sono danni altre a quelli visibili… tutto ok sembra! Cervello a parte naturalmente.
 
Mia figlia è abituata ormai alle mie fughe precipitose casa/lavoro, bike/lavoro, gara/lavoro per cui come arrivo si incarica di scaricare la sacca mentre faccio la doccia al volo e mi infilo la divisa, 15 minuti ed eccomi trasformata da ciclista più o meno seria in marinaio e via, in servizio dalle 13 alle 19.
Ora, mentre scrivo, la stanchezza è davvero tanta ma sono, in fondo, contenta.
 
Una gara in piu che non era assolutamente nelle mie prospettive perché considerata troppo dura per le mie capacità, la possibilità di provare a fare questo circuito anche se la strada da percorrere è ancora molto lunga ma la voglia di provarci è grande come grande sarà la fatica.
Ma il solo pensiero di mollare, di smettere, un poco mi angoscia perché, come scrive un mio grandissimo amico, sarebbe come vivere senza passione e senza passione non si vive, si sopravvive e basta.
 
Kathy Pitton
 
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