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In tre anni, nell'area industriale di Idro, la ditta incaricata di effettuare gli scavi per le opere di urbanizzazione nella porzione di terreno lottizzato della località Arca, è riuscita ad andare avanti solo poche decine di metri.
A fermare i lavori, ogni volta, le bombe messe lì fra la prima e la seconda guerra mondiale, per lo più proiettili da obice.
Una polveriera “occasionale”, la si potrebbe definire, se non addirittura un campo minato: “Probabilmente chi trovava un ordigno in zona, mentre arava il campo o scavava le fondamenta di casa, lo portava lì e lo ricopriva di terra” ci ha detto il sindaco Giuseppe Nabaffa.
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Il problema
Ogni ritrovamento innesca un iter che dura mesi: prima arrivano gli artificeri per vedere di cosa si tratta poi bisogna programmare la rimozione degli ordigni che vanno fatti brillare in luogo sicuro.
Procedure spesso complicate.
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L’ultimo e decisivo intervento è del maggio scorso, quando in una cava nei pressi della Madonna di Rio Secco, in quel di Capovalle, i militari del Centro Tecnico Logistico Interforze NBC di Civitavecchia, supportati dai colleghi del 10° Reggimento Guastatori di Cremona, si sono sbarazzati di tre bombe da obice rinvenute a ottobre del mese precedente, bombe a carica chimica.
I lavori per i sottoservizi sono ripresi, ma per poco: a luglio, infatti, ecco un nuovo ritrovamento.
Ancora nove bombe
Questa volta gli ordigni sono nove e i militari del Genio Guastatori di Cremona hanno potuto intervenire solo ieri: un sopralluogo, niente di più, con il supporto obbligatorio dell’equipaggio della “medicalizzata” di Nozza e quello dei Carabinieri scesi da Bagolino.
Appurato che anche in questo caso si tratta di ordigni pericolosissimi, antesignani delle bombe chimiche e per questo fuorilegge già alla fine degli anni Venti del secolo scorso, i militari si sono limitati a metterli in sicurezza sul posto.
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Il pericolo sta nel fatto che in caso di deflagrazione il contenuto di gas si sparge tutto intorno asfissiando i presenti, prima di trasformarsi in acido cloridrico.
Gli unici autorizzati ad intervenire sono i militari di stanza a Civitavecchia e perché lo possano fare la prefettura dovrà coordinare un Icp (Incident Control Point) che prevede la presenza del Nucleo Nbcr dei Vigili del Fuoco di Brescia, di Carabinieri, Guardie forestali, Polizia stradale per bloccare la viabilità , medico e mezzi del 118, Protezione civile, sindaci...
Fino alla prossima volta.Â
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