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Martedì 18 Giugno 2013
 
 
 



17/06/2010 07:00:00 Valsabbia O
Pensieri&Parole

Punti di vista

di C&C
Che cosa è "normale"? Quanto c'è in "abbastanza". E' davvero breve "un minuto"?
 
E' possibile che le cose cui siamo abituati di più siano proprio quelle che possono cambiare più spesso, e senza una degna prevedibilità.
E volendo continuare, potremmo riflettere pure su gli "scontato" o gli "implicito" che, a volte, diluiscono molti dei significati che viviamo ogni giorno.
Ma cosa significa chiamare una vita 'normale'?
 
E' un ossimoro, perchè davvero parrebbe non esistere una vita dichiaratamente ... normale.
Ogni giorno di scelte, e di risultati, condisce il nostro "cibo interiore" in maniera sempre diversa, magari non immediatamente riscontrabile, ma comunque variegata.
E' bello poter pensare che la vita non debba essere affatto considerata normale, ma anzi, possa intrecciarsi di tutti i rametti che un albero potrà far germogliare: alcuni saranno 'innestati' dalle nostre mani, altri cresceranno seguendo gli angoli di luce, altri ancora prenderanno contatto (o eviteranno) gli alberi vicini, e così via ...
 
C'è chi pensa che l'abbastanza ed il sufficiente siano l'unico metro dei nostri rapporti e delle nostre azioni.
Ma basta pensarci un minuto (ops!) che forse ci si accorge quanto di poco misurabile ci sia in un 'abbastanza', e che sia invece una misura sempre mutevole, influenzata principalmente dalla nostra disposizione del momento, dal contesto che ci appare quel giorno, e così via.
 
Infine il tempo, che proviamo a contare quando scorre ma percepiamo davvero solo quando è passato.
E' il tempo dell'azione che si può rimandare ("appena posso"), sospendere ("un attimo ancora") e raccontare ("tempo fa").
Ma anche il tempo dell'attesa, e della speranza, di solito sempre lunghissimi se misurati nel mentre, corretti e proporzionati se visti invece al loro compimento ("il tempo suo").
 
Sam, il pianista del film "Casablanca", suonava una bellissima "as time goes by" ("mentre il tempo passa") per invitare a considerare singoli, precisi, memorabili aspetti del suo trascorrere...
 
Ed il fatto che tutto questo sia verosimile, ce ne accorgiamo dal fatto che se la 'nostra' Valentina di Idro non ci avesse fatto conoscere il suo sogno, un sogno profondamente 'normale' sebbene avvolto da un involucro che non lo sembra, molti di noi avrebbero continuato a ignorare la sua 'normalità', magari perdendosi qualcosa, chissà.
 
C&C
 
 






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Commenti:

ID2344 - 17/06/2010 11:38:00 (davidebond) davide (www.davidebondoni.eu)
Condivido pienamente quanto scritto sopra. Non solo dal punto di vista clinico non esiste una differenza tra normalità e non normalità, se non rifacendosi a delle scale pseudo-scientifiche. Ma qui in questo articolo si sta ribadendo la mancanza di qualità nella nostra società contemporanea, nata dall'illuminismo. Non c'è spazio per il diverso, per l'Altro (lacaniamente insteso); tutto si riduce ad un più od ad un meno. In realtà, come giustamente notano gli autori, una cosa è il tempo matematico, un'altra il tempo fenomenico (per non parlare del tempo della coscienza) [per questo, mi permetto di rinviare ad alcuni miei articoletti rinvenibili nell'arXiv, cercando 'bondoni']. E secondo me, la mancata riflessione su questi aspetti, porta spesse volte anche nei nostri paesi ad incompresioni e a fratture. La nostra società punta alle prestazioni, al fare, alla funzionalità, castrando la multidimensionalità


ID2345 - 17/06/2010 11:45:05 (davidebond) davide (continua)
dell'essere uomo. Per questo, pur riconoscendo la sofferenza di Valentina, io ho scritto che non era tanto da 'guarire', come se ci fosse qualcosa di non a posto in lei, ma da amare e accettare come un pensiero altro. E chissà che da questa comprensione non derivi anche un miglioramento della sua vita. Esperienze come queste sono dei segnali di allarme per la nostra società. Qualcosa non funziona. Il soggetto è ridotto a funzione nel vero termine della parola. I tentativi di riscoprire (anche giustamente) le proprie particolari tradizioni possono essere visti, come il rinchiudersi dentro sé stessi, di fronte ad una società livellante. Il non accettare questa indifferenza sociale. Va fatto un passo avanti. Io vedo attorno a me, tanta gente affaticarsi nella giusta promozione del proprio paese. E' tutto molto bello. Ma per me, viene prima l'uomo. Che senso ha vivere in un paese perfetto, quando la gente è divisa da paure, odio ed


ID2346 - 17/06/2010 11:52:00 (davidebond) davide (continua)
incomprensioni? Freud stesso nel 1908 notava un incremento delle malattie psichiatriche in concomitanza dell'avanzamento (?) sociale. Queste malattie rappresentano il grido disperato dell'Io rinchiuso in una gabbia d'acciaio (Weber), il suicidio volontario od imposto delle proprie pulsioni. Per queste ragioni, io vedo nei pazienti psichiatrici quell'umanità che altrove vedo persa. Non sono persone malate. Sono persone, che soffrono di questa castrazione della propria soggettività. Il loro grido di dolore è un grido di accusa contro la nostra società à la McDonald, priva di una vera razionalità. Una sorta di società acefala e ir-razionale nella sua estrema razionalità. Paradosso. No, affatto. La società illuministica, nel tentativo di elminare tutto ciò che non fosse 'razionale' ha alla fine dovuto espungere l'ultimo baluardo della 'mitologia qualitativa': la ragione. Ciò ha portato al


ID2347 - 17/06/2010 11:59:00 (davidebond) davide (continua)
nazi-socialismo, dove la natura, priva di regolamentazioni ha mostrato tutta la sua mostruosità. Portare memoria di questi fatti, significa lottare perché non occorrano più motivi per ripetere certi gesti. E' questo che si deve fare. Ma finché si continuerà a mettere da parte certi discorsi, in quanto praticamente e apparentemente inutili, saremo sempre sul limite di questo abisso. Queste cose non esigono contributi, non richiedono l'intervento di organisimi istituzionali. Richiedono l'impegno da parte nostra. E a chi taccerebbe di astrattismo questi discorsi ricordo il celebre aneddotto su Talete, che sarebbe stato irriso dalla sua serva per aver inciampato in una buca, mentre rifletteva sulle stelle. Tuttavia, il pratico atteggiamento della serva non ha portanto a niente. Talete alla storia del pensiero filosofico e matematico europeo-occidentale.Non guardiamo sempre alla via più breve e alla praticità (seguendo i dettami della


ID2348 - 17/06/2010 12:01:23 (davidebond) davide (fine)
società), riflettiamo per una volta sull'esser-ci dell'uomo e sull'alterità radicale di questo 'ci' (dell'esser-ci), chiaro-scurale.



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