E’ nato il 18 febbraio del 1920 e nei giorni scorsi avrebbe compito i novant’anni. Non ce l’ha fatta, è scomparso alla fine di dicembre dell’anno scorso.
Sono in molti tuttavia a ricordarlo a Serle, la terra che gli diede i natali, soprattutto la vasta famiglia dei Bodei della casata dei “Marènde” che lo accoglieva ogni estate sull’Altopiano.
Si tratta di padre Carlo Virginio Bodei, dei carmelitani Scalzi.
Silenzio e musica
Si direbbe una vita votata al silenzio la sua: nato a Cariadeghe nel Casinetto vicino al “Bus del Budrio”, il paese lasciato da giovincello per il Seminario, poi nella buia cella di un convento.
Ma padre Virginio, religioso gentile, affabile, silenzioso e dalla profonda dimensione spirituale, aveva un dono: la musica.
Dicono di lui che un giorno, fantasticando con un compagno e strimpellando un pianoforte, s’immaginò di essere il grande compositore francese Gounod: ne uscirono note inaspettate, armoniche e piacevoli.
Per lui furono come una nuova chiamata.
Un dono
Gli studi di musica gli vengono facili e a Treviso, insieme agli esercizi filosofici e al secondo conflitto mondiale, arrivò anche la prima composizione, ispirata al “Degnus est agnus” di Händel.
“Componeva non solo assecondando la sua vena naturale, ma in una disposizione di raccogliemento e di preghiera personale – affermò di lui il superiore generale dei Carmelitani Scalzi padre Saverio Canistà, in occasione della sua chiamata a Dio -. La sua opera è stata un mezzo che ha contribuito a diffondere la conoscenza e la devozione ai Santi del Carmelo. Un dono che condivise con i religiosi più giovani, che educò alla musica e alla preghiera attraverso il canto negli anni prima e durante il Concilio”.
Compose messe, mottetti, inni, litanie, tantun ergo e ampi pezzi su testi di santi o di autori cristiani, fra i quali prediligeva il Manzoni.
Molte composizioni realizzate su fogli volanti sono andate perdute.
Alcuni anni fa fu lo stesso padre Virginio a donare copia di tutta la sua produzione musicale alla biblioteca di Serle, raccolta e catalogata in occasione di una più vasta operazione di riordino delle opere dei compositori valsabbini operata dalla Consulta musicale valsabbina.
E’ quello che di lui rimane a disposizione di tutti, e non è poco, insieme al ricordo di quei suoi occhi perennemente curiosi e vispi.