Come te l’immagini che la morte ti aspetta, a undici anni. Scendi da casa allegra, zainetto in spalla. La prof ti ha dato una ricerca da fare e non c’è niente di meglio che la biblioteca, quella nuova nell’edifico dell’ex Falck che da casa sono trecento metri, forse. Giri per vicolo San Rocco dietro il teatro, c’è un amico che ti aspetta.
Insieme ridete e spingete quell’unica bicicletta bianca, da donna. All’angolo con la Provinciale che lì si chiama via Migliorini c’è la banca, il piazzaletto con le fioriere sennò ci parcheggiano davanti le auto.
Ci passi in mezzo, il breve marciapiede e subito c’è la strada da attraversare, quella di tutti i giorni, quella con la colonna di auto e di camion fissi lì, sempre fermi.
C’è il semaforo laggiù. Lo vedi che è rosso? Vuol dire che le auto devono stare ferme. Di là non c’è nessuno, dai che ce la facciamo, andiamo.
Eccola invece che arriva. L’autista vi ha visti lì sul marciapiede, ha già ingranato la marcia e non sospetta che siete davanti al suo muso. Rilascia la frizione, il grosso diesel ruggisce ed è un attimo:
Patrizia viene inverstita in pieno e spinta addosso alla bici, con quella viene agganciata dalla ruota anteriore sinistra del bestione e ci finisce sotto.
L’amico è dall’altra parte. E’ svelto e soprattutto ha più tempo: salta indietro come un capretto e balza di lato. Ce la fa.
E’ lì che l’autista lo vede, e lì che capisce. Blocca le ruote in un palmo ma è ormai troppo tardi.
I soccorsi arrivano in un baleno con l’ambulanza e con l’elicottero del 118 che atterra sulla strada, poco lontano. I medici ti si tuffano addosso carichi di esperienza e di voglia di strapparti alla morte: intubano, tagliano, spostano, sistemano.
Tutto inutile, purtroppo, resta solo la pietà di un telo bianco. Patrizia non c’è più.
La dinamica esatta del terribile incidente è al vaglio degli agenti della polizia Locale del Consorzio della Valle Sabbia, che sono intervenuti sul posto con un paio di pattuglie insieme ai carabinieri vobarnesi, ma sembra che ulteriori indagini sul camion posto sotto sequestro, una betoniera, ben difficilmente daranno modo di modificare nella sostanza la prima versione, quella fornita ieri.
Patrizia Pelizzari frequentava la prima media a Vobarno e lo scorso mese di marzo aveva compiuto 11 anni.
Mentre l’autista del camion, sotto schoc, non riusciva a darsi pace per quello che era successo, sul posto dell’incidente sono arrivati presto anche i genitori, Gian Paolo che lavora in Valgas e Giuditta Ravera, educatrice nella scuola materna San Giorgio, quella della parrocchia.
Non hanno però resistito a lungo, lì, per la strada, e sono stati accompagnati da un medico nella loro abitazione poco distante.
Patrizia aveva due sorelle più grandi, una di 17 anni, l’altra sposata di 25. Una famiglia molto conosciuta a Vobarno e benvoluta da tutti.
A causa dell’incidente il traffico lungo l’arteria principale della Valle Sabbia è rimasto bloccato a lungo e per tutto il tempo i vobarnesi sono rimasti in silenzio a guardare, gli occhi lucidi.
Un silenzio a momenti surreale: la morte di una ragazzina di undici anni è un lutto per tutti, nessuno escluso.
Solo col buio, ben oltre le 18, il traffico ha ripreso a scorrere normalmente, sulla Provinciale IV della Valle Sabbia.