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Sul Monte Cavallo e sul "Sercol" di Nuvolera, gigantesco cerchio di pietre che troneggia sulla sommità , non si è ancora chiuso il sipario.
Il sensazionalismo di certi programmi come Mistero ha avvilluppato il territorio di Nuvolera alla ricerca di inquietanti presenze ed enigmi.
Ma è un dato oggettivo, peraltro corroborato dalla tradizione favolistica e dalla sedimentazione dell'immaginario collettivo, che il Monte Cavallo rappresenti un luogo sinistro, sul quale aleggiano antichissime presenze.
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Va ribadito che questo cerchio di pietre, talora impropriamente denominato la Stonehenge italiana, è conosciuto da centinaia di anni dagli abitanti non solo nuvoleresi e quindi non doveva essere scoperto, come invece si è detto su vari media, dai desenzanesi Bellelli e Bertagna.
I due hanno semmai il merito di aver diffuso mediaticamente la conoscenza di questo sito.
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Tuttavia sono stati molti altri gli autori che negli ultimi decenni se ne sono occupati.
Fra i tanti Manlio Faini, Carlo Agarotti, Maurizio Bernardelli Curuz, Paolo Maggi e sopratutto Giulio Maccarinelli.
Poi c'è Franco Liloni, appassionato e studioso di cultura locale, dialettale e naturalistica, che da qualche tempo è all'opera sul luogo per alcune ricerche, avendo ricevuto l'incarico dall'Amministrazione Comunale di realizzare e pubblicare un lavoro sugli aspetti naturalistici e storici del Monte Cavallo.
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Liloni si è messo di buona lena e dopo aver redatto un fascicolo nel quale peraltro mostrava alcune sue scoperte e varie ipotesi, ha fotografato e raccolto quasi quattrocento specie vegetali locali.
Ma non è tutto, giorno dopo giorno in Liloni si è accresciuta la consapevolezza, per la verità assai combattuta dalla sua componente razionale, di trovarsi di fronte ad uno scenario estremamente articolato e avvolto da un ché di ineffabile, misterioso e sopratutto inquietante.Â
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Liloni parla di evidenze dapprima labilissime, di strani percorsi e disegni indecifrabili di pietre che nulla avrebbero a che fare con la capricciosa natura carsica del luogo.
«Appaiono evidenti tracce di gigantesche scritte, massi impilati curiosamente - ci dice -. E le fotografie fatte da lontano restituiscono scenari con particolari enigmatici davvero poco avvicinabili ad un contesto naturale».
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Così pian piano ecco prendere corpo un'ipotesi inquietante che per la verità abbraccia tutto il territorio valsabbino, sulla quale il Liloni ha creato un corposo dossier, fatto di centinaia di foto di propria realizzazione o procurate dopo lunghe ricerche, alcune dalle caratteristiche inquietanti.
Lo studioso ha prodotto decine di pagine fitte di dati e di ipotesi, corredate da decine di disegni di proprio pugno e di un video di sua produzione.
Una vasta documentazione che ha provveduto a depositare e protocollare, perchè intende farne parte integrante di un'opera di prossima pubblicazione.
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Di più: «L'individuazione di un'ultima serie di reperti indicherebbe il Monte Cavallo e i vicini rilievi come aree particolarmente ricche di antichi geoglifi grandi decine di metri e di probabile origine celtica» ci dice.
Oltre non si sbottona. Ripetendo a scanso di equivoci che siamo sempre sul piano delle ipotesi.
Anche perchè le sue intuizioni descrivono una realtà che va ben oltre la tradizione speculativa e lui preferisce raccogliere altri dati prima di sbilanciarsi esponendo le sue teorie.
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C'è da dire che l'eclettico Franco Liloni possiede anche una non indifferente vena artistica, che si è rinnovata sotto la spinta delle evidenze raccolte sul Monte Cavallo e che l'hanno portato a realizzare delle interessanti opere dal sapore onirico.
Opere che potrebbero presto essere esposte e già questo sarebbe un bel risultato per la ricerca di Liloni.
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. in foto: Il Monte Cavallo.