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A mio avviso è un sopruso, un’ingiustizia profonda, un oltraggio persino.
Cercherò di essere breve, mio figlio di cui per ovvie ragioni di privacy non farò il nome, è un quindicenne solare, educato, socievole, ha naturalmente i suoi difetti ma dal punto di vista relazionale niente da eccepire; non lo dico naturalmente solo io, ma tutti gli adulti con cui ha avuto a che fare (insegnanti, catechisti, capi scout, genitori di amici ecc. ecc.).
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Si è avvicinato al mondo del calcio in età prescolare frequentando con passione l’associazione calcistica del paese, per molti anni con entusiasmo.
Prima nella scuola sport, poi nei pulcini, in ultimo negli esordienti.
Un paio di anni fa, del tutto autonomamente, senza alcuna intromissione da parte dei genitori, ha deciso di fare un’altra esperienza in una società sicuramente più prestigiosa, il mitico Gavardo.
Ha dunque esposto ai dirigenti del paese la sua voglia di provare nuove esperienze e nuovi ambienti, ed educatamente ha salutato.
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Dopo due anni, vuoi perché non è quello che si dice un “fuoriclasse”, vuoi perché nella categoria “allievi” il Gavardo ha un nutrito numero di componenti, a lui come a molti altri compagni è stato giustamente detto che lo spazio non c’è per tutti e che gli proponevano di andare “in prestito” in altre società .
Il ragazzo, benché un po’ dispiaciuto di lasciare una società in cui si trovava bene, ma consapevole di quanto detto prima, chiedeva ai propri dirigenti di essere nuovamente indirizzato all’associazione dalla quale era partito: una società che tutto sommato conosce e dopo tutto è la società del proprio paese, dove forse avrebbe ritrovato qualche ex compagno di scuola o di calcio.
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E qui la doccia fredda: un imbarazzatissimo dirigente del Gavardo, ci ha comunicato che il “presidente” del altra società non lo vuole!
Non lo vuole capito?
Ma non lo vuole non perché non ne abbia bisogno, ma perchè il sedicente “presidente” tempo fa ha avuto un battibecco con la sottoscritta per questioni di vicinato che esulano completamente dall’ambiente del calcio.
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Ma stiamo dando davvero i numeri al lotto? Ma come si permette questo “signore” di dire ad un ragazzino “non c’è spazio per te nella nostra società ” solo perché dal punto di vista personale fra di noi non corre buon sangue?
Ma che sport è?
Ma che mondo è? Vorrei ricordare all’arrogante dirigente che i contributi economici che riceve dal Comune e l’uso gratuito della struttura sportiva sono frutto delle imposte versate da TUTTI i concittadini, sia da quelli che gli vanno a genio sia che da quelli come me che gli stanno sul gozzo, vorrei dirgli che nessuno si deve permettere di punire con un “no” un ragazzino la cui unica colpa, oltre naturalmente a quella di essere mio figlio, è stata quella di aver voluto provare un’esperienza in una società sportiva diversa.
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Sono sconcertata, non avrei mai creduto che il “presidente” arrivasse a tanta cafoneria.
E’ incredibile che nel XXI secolo le “colpe” dei genitori – se poi di colpe si tratta l’avere delle divergenze d’opinione su questioni di vicinato – debbano ricadere sui figli. Questo “signore” dovrebbe dimettersi, perchè sicuramente non è né un buon educatore, né un buon presidente per l’A.C. che rappresenta. E non è neppure un buon sportivo. Se tutto questo è il calcio, beh allora spero tanto che il mio ragazzino si dia all’ippica!!!
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Una mamma profondamente irritata.
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P.S. Voglio precisare che la decisione di andare via alla volta di Gavardo, non aveva nessuna relazione con i rapporti di tensione fra me e il “presidente”, mio figlio sarebbe andato via ugualmente anche se fra noi ci fossero stati i più idilliaci rapporti di buon vicinato e sarebbe volentieri tornato se non ci fosse stato questo atteggiamento discriminante e vessatorio che ha profondamente minato la sua autostima di adolescente.
Abbiamo volutamente occultato il nome della società coinvolta in questa vicenda, che si interessa comunque di calcio in un paese della Valle Sabbia con indubbi meriti oltre che (questa lettera lo testimonia) qualche demerito.
Purtroppo quando si parla di calcio ad alti livelli troppo spesso si finisce nella competizione esasperata, in contrapposizioni forti, se non peggio.
Inevitabile che tutto ciò finisca con l’inquinare anche il vasto mondo delle associazioni e dei “vivai” di campioni che operano direttamente sul territorio.
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Bisognerebbe ogni tanto tenere conto di questo, e del fatto che si parla anche e soprattutto del futuro di ragazzini che nel mondo dello sport dovrebbero coltivare i valori positivi della solidarietà e dell'amicizia. Non sempre invece vengono coinvolti nel modo migliore.
E’ un problema aperto.
Tutti quanti, genitori, educatori, allenatori e presidenti, dovremmo prestargli più attenzione.
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Ubaldo Vallini