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Sabato 25 Maggio 2013
 
 
 



17/06/2012 15:21:00
Lettere

La Tecnica 2


«Ho deciso di rispondere a Dru con un pensiero lungo ma necessario. Grazie per l'eventuale pubblicazione». Lo facciamo volentieri.
 
Ho cercato di non usare termini tecnici, nonostante chi voglia sintetizzare sia costretto ad usarne, perché penso che se leggendo i tecnicismi dialettici della filosofia molti ci si arrovellano, si ottiene un allontanamento, un rifiuto.
È anche vero che non possiamo pretendere di semplificare ciò che è complesso, e se occorre uno sforzo a chi legge per capire, allora è bene che questo sforzo lo si faccia, se si vuole veramente comprendere e quindi replicare bisogna impegnarsi a scoprire, a ricercare.
Detto questo, veniamo alle considerazioni di Dru, già molto spesso protagoniste in questa sede, sperando che affrontando queste considerazioni si possa rispondere nello stesso momento alle tante domande che ha lasciato tra le righe.

Dire che l'Occidente crede nel divenire significa dire che l'Occidente, nel profondo, crede nella nullità delle cose è ciò è la ragione della sua follia. Ci tengo ad approfondire questa tesi, che mi sembra centrale in tutto il discorso e che significa molto sia per le sue grandi implicazioni pratiche che per il senso del discorso sulla tecnica.
Se la filosofia occidentale si basa sul credere nel divenire, cioè credere che le cose vengono dal nulla e che ci ritornano, questo significa credere che "l'essere è e non è".
 
E qui che si trova la contraddizione che già Parmenide aveva cercato di superare.
Ma c'è un'altra conseguenza che bisogna derivare dal rifiuto di questa contraddizione posta nel profondo del pensiero occidentale: se l'essere è e non può non essere allora questo essere non può nascere né perire, questo essere non si può creare, perché se una cosa può essere creata allora può essere anche distrutta, può tornare nel nulla, e ciò è impossibile.
 
Il nulla non esiste, nel senso che se si volesse anche definirlo come esistente, esso sarebbe comunque un ente e apparterrebbe anch'esso all'essere. Insomma se non c'è nulla da creare allora non c'è bisogno neanche di un Dio che crei, perché tutto già esiste da sempre e mai perirà.
Bene, se il nostro modo di pensare, di credere che il divenire esista, cioè che l'uomo venga dal nulla e ci ritorni con la morte, è una follia, allora un Dio creatore non può esistere (e uso il termine "esistere" non in senso filosofico ma nel senso comune)  e non esiste nemmeno la storia né la libertà, perché l'uomo non può scegliere che un destino già esistente.
L'uomo è l'unico essere vivente in grado di accorgersi del diverso apparire delle cose, e quindi in grado di capire che la morte è solo un cambiamento dell'apparire, non dell'essere.
 
Ma facciamo ancora un passo avanti e pensiamo alle conseguenze di questo discorso.
Il credere nel divenire, per questa sua contraddizione posta nel profondo, per questo suo nichilismo inconsapevole, significa generare una forza che partendo da questa massima contraddizione, porta al tramonto le sicurezze dell'uomo nell'esistenza di una verità incontrovertibile che sta al di sopra di tutto (episteme, verità che sta sopra).
 
Se Dio esiste allora l'uomo non può vivere, dice Nietzsche.
Il rimedio è peggiore del male.
Da Nietzsche comincia la distruzione degli immutabili, delle certezze folli dell'uomo, quelle che nell'illusione di farlo vivere invece lo fanno morire.
Inizia da qui lo strapotere della tecnica, l'insieme degli strumenti che l'uomo ha messo in campo per dominare le cose (l'essere).
 
La tecnica non ha più vincoli per manifestare il suo dominio e asservire l'uomo, uomo che pensa invece, sbagliando, di utilizzare la tecnica per migliorare la propria vita sulla terra, avendola messa in campo appunto a questo scopo.
La tecnica da mezzo si fa scopo e sovrasta e ingoia l'uomo nella sua immensa volontà di potenza che esprime con violenza radicale.
Se pensiamo poi alla scienza, anch'essa asservita alla tecnica, da quando ha rinunciato ad essere verità dichiarando la sua ipoteticità, la sua confutabilità, capiamo che, secondo questo schema, il dominio della tecnica non può che aumentare inesorabilmente.
 
La filosofia più recente inoltre ha alimentato questo processo, ha rinforzato la tecnica.
Insomma, la crisi così forte del pensiero occidentale che Nietzsche ha inaugurato con la distruzione di tutte le certezze della filosofia tradizionale, non ha fatto altro che accelerare il processo di potenziamento della tecnica e ha sgombrato la strada al suo strapotere.
Pensiamo a come è cambiato il rapporto dell'uomo con la morte, negata come cosa da nascondere, di cui vergognarsi, sicuri che la tecnica medica ci possa comunque salvare.
 
E arriviamo ad oggi, a internet, strumento raffinato e molto potente che, con la stessa ambiguità persegue e perseguirà l'obiettivo di dominare il mondo e con questo di dominare sempre di più l'uomo.
Secondo quanto sopra, internet è il mezzo più potente in mano alla tecnica, che porterà a trasformare la democrazia rappresentativa in democrazia diretta.
Questa considerazione trova riscontro sempre più nel successo di Grillo, ma ha già manifestato tutta la sua efficacia nella primavera Araba, sorta e alimentata dalle relazioni nate e gestite via internet.
 
Fino qui la logica è ferrea e terribile.
Che speranza ha l'uomo per uscire da questo ingranaggio micidiale da lui stesso inconsapevolmente innescato? La speranza sta nell'umiltà che ha dimostrato la scienza nel porre se stessa non  più come verità assoluta, ma come ipotesi sul mondo.
Questo fatto le ha permesso di spostarsi ad un altro livello e da questo nuovo livello di vedere il mondo in maniera completamente diversa.
La scienza ha incominciato a considerare la complessità come vero oggetto di studio, ha scoperto il caos deterministico.
Finalmente nel mondo si è incominciato a capire che le specializzazioni sono una costruzione umana in mano alla tecnica che non ha senso per risolvere i problemi complessi che si pongono di fronte allo sguardo dell'uomo.
 
Diceva Popper che non esistono diverse discipline con diversi oggetti di studio ma esistono problemi che possono essere risolti attraverso l'ausilio di più competenze che li affrontano insieme.
La multidisciplinarietà come ricchezza propositiva di soluzioni.
Un'altra volta un filosofo ci dà uno strumento pratico per il nostro vivere concreto. Ebbene questa nuova posizione di umiltà della scienza è l'elemento fondamentale che irradia tutto l'essere e che frantumerà il muro terribile costruito dalla tecnica che opprime l'uomo moderno.
 
In queste pagine vorrei anche togliermi un sassolino dalla scarpa cercando di rispondere a quanti più volte hanno sostenuto che parlare di questioni filosofiche sia vacuo dissertare, invitando quelli che ci si soffermano a tornare a più pratiche attività.
Se proprio non si volesse accettare l'influenza che ha sulla vita di tutti i giorni un pensiero come quello di Severino, se si volesse rifiutare la sua concretezza soprattutto riguardo al concetto del morire, dovremmo allora ricordare quanto ha influito per esempio il pensiero di Platone sui destini di noi italiani dopo la fine della prima guerra mondiale.
 
L'influenza dell'idea espressa nella sua repubblica che il potere debba essere retto dai filosofi, i detentori della conoscenza, è stata decisiva.
Senza il radicamento dell'idea platonica dell'uomo forte al comando forse non avremmo avuto il fascismo e tutta la concreta sofferenza che ha portato.
Ma se anche qui volessimo negare la pratica e profonda presenza del pensiero filosofico nella vita dell'uomo occidentale, allora dovremmo pensare a Kant e a quanto ha inciso il suo pensiero sulla morale e sul senso del dovere verso la comunità che fa essere tanto concreti i tedeschi, dovremmo pensare al pensiero di Democrito, che ha forgiato con la sua concezione atomistica il materialismo marxiano e la ricerca scientifica moderna.
 
Se proprio non si fosse convinti basterebbe leggere di Einstein che affermò di non essere un fisico ma di essere un filosofo.
E potremmo continuare per innumerevoli pagine e per innumerevoli vite dedicate alla soluzione dei problemi che l'uomo da più di due millenni si pone.
Forse, tutte le mattine quando ci svegliamo, riusciamo ad alzarci e a dare senso a quello facciamo proprio perché un filosofo tempo fa ha descritto il suo pensiero e con questo ha forgiato il mondo che ci circonda.
E in conclusione vorrei lanciare una provocazione: vi fidereste di farvi operare da un cardiochirurgo che non conosce Kant?

Leretico
 






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Commenti:

ID21117 - 17/06/2012 16:40:02 (sonia.c) grazie signor leretico!
umiltà......l'ingrediente che manca al pensiero occidentale ..e anche l'umanità...grazie!ps ha ragione sul chirurgo..anche il capitano Schettino probabilmente non ha letto Kant...e si è visto....


ID21118 - 17/06/2012 19:54:57 (Dru) Sono felice di leggere queste righe
Significa che nel deserto qualche uomo cammina ancora. Posso condividere quasi tutto quello che scrivi , anche perché se quello che si scrive ha una logica , questa puó essere superata solo da una altra logica piú rigorosa ma non é cosí facile come ai tanti puó apparire che deridono se stessi pensando di farlo degli altri , perchè poco rigorosi. A noi é dato di essere logici e di tutto quello che discutiamo di veramente rigoroso é rimasto il principio di non contraddizione , le famose leggi incontrovertibili di cui accennavi sopra , allora dire che l'essere non é é illogico e assolutamente senza rigore. ll non essere non è ma me lo fai conoscere per piacere ? Non ce la farai mai , eppure nel tuo inconscio , l'inconscio dell'occidente , questo é un principio , principio evocato da Parmenide . Il nichilismo nasce già li , Nietzche é colui che meglio di tutti lo vede apparire in tutta


ID21119 - 17/06/2012 20:23:02 (Dru)
la sua potenza , Leopardi in tutta la sua verità. Parmenide è colui che evoca il nulla e ci colloca gli oggetti e tutte le cose , il nichilismo , poiché esse non possono essere l'essere . Ma veniamo a Severino , lui é in questo tratto di Parmenide che scorge il nostro nichilismo che ha prodotto il mondo come lo vediamo , lui é colui che supera l'aporia che é insita in questa follia , il pensare che le cose non sono , follia che é stata portata alla massima potenza dalla nuova filosofia che in certi momenti ha tentato di criticarne le basi , ma che certamente ha esaltato nelle sue espressioni piú alte questo senso delle cose , vedi Nietzche . veniamo ad una critica che il tuo testo mi sollecita :


ID21120 - 17/06/2012 20:38:42 (Dru)
Tu scrivi che l'uomo pensa sbagliando a proposito della tecnica e qui sei poco metafisico , come é appunto possibile tutto ció , sarebbe lo stesso il dire che l'essere non é , ma vediamo di far rispondere Severino al mio posto che é lungamente piú logico di me . Severino:L'uomo è stato sempre inteso come un centro cosciente di potenza, capace di coordinare i propri mezzi in vista della realizzazione di scopi. Se l'uomo è questo, allora vi propongo il seguente confronto: il mistico che cosa fa? Il mistico allarga le braccia, dice qualcosa e attende l'irruzione di Dio nella propria vita. Ma anche lui coordina determinati mezzi, ben diversi da quelli dell'imprenditore, (sicuramente), ma che sono, comunque, mezzi, utilizzati per ottenere un determinato scopo, che è l'irruzione e la dominazione del proprio Dio nella sua vita


ID21121 - 17/06/2012 20:40:00 (Dru)
Se così stanno le cose, se l'uomo è questo, allora quale soffocamento dell'uomo può mai essere portato in campo dalla tecnica? La tecnica non è un soffocamento dell'uomo. La tecnica come sviluppo estremo della coordinazione tra mezzi e fini è l'inveramento dell'uomo, ovvero ciò che può portare l'essere - uomo al suo massimo dispiegamento. A questo punto il nostro problema consiste (ma è una domanda che è bene, nonché prudente, in questa sede, tenere tra parentesi) nel capire se il modo in cui l'Occidente ha inteso l'uomo sia qualche cosa di assolutamente indiscutibile. Se l'uomo è un essere che si dispiega attraverso la tecnica, allora quest’ultima non può soffocarlo, ma, altresì, contribuire a realizzarlo in pieno. "Soffocato", in senso esistenziale, semmai, è l'uomo oppresso o pervaso dalle diverse ideologie, ovvero l'uomo come è inteso da alcune filosofie, (andando dal


ID21122 - 17/06/2012 20:41:32 (Dru)
cristianesimo alla democrazia liberale, dal comunismo, al capitalismo). L'uomo ideologico è l’essere umano "soffocato". Ma al di sotto dei vari modi di intendere l'uomo, ne esiste uno che è compresente a tutti gli stili ideologici, che consiste in una visione propria della concezione dell'uomo che vede in esso una capacità unica, nel mondo vivente, di saper dispiegare una grande coordinazione di mezzi e di fini. Da questo punto di vista, non si dà soffocamento dell’uomo. Questo è un esempio in cui è fin troppo facile vedere come non sia così agevole sviluppare una critica troppo dura della tecnica.


ID21123 - 17/06/2012 20:48:42 (Dru)
Ecco qui Severino dice che sulla base delle cose che non sono l'uomo nella tecnica é , altro del soffocato o del sbagliato a cui accenni tu .Nella parentesi dove dice ( ma è una domanda ...)lui invece accenna alla sua di filosofia che supera l'aporia di Parmenide che mette le cose nel nulla .


ID21124 - 17/06/2012 20:50:13 (Dru) Errata corrige
...nella tecnica é inverato, altro del ......


ID21125 - 17/06/2012 21:10:30 (Dru) Ecco perché
In una mia precedente chiedevo a Sonia a quale realtà si riferisse , poiché non vi é migliore o peggiore realtà di quella che viviamo. Secondo Severino da sempre e per sempre e per Severino l'uomo é il re di tutto questo perché testimone del suo apparire , dell'apparire di tutto ció.Per penetrare Severino e la sua rigorosa logica bisogna superare la definizione che diamo del "divenire" che per lui é apparire e scomparire di enti eternamente esistenti e non di enti che vengono dal niente per ritornarvi , molto ma molto piú problematico da dimostrare e determinare appunto folle.


ID21129 - 17/06/2012 22:49:22 (Dru) Lo stesso Dio muore in queste condizioni
Ma non muore per i motivi che appaiono ai piú , nelle pieghe dello scettico che non crede ad una legge incontrovertibile o verità che possa dimostrarsi assoluta , poiché anche questa si presenterebbe come verità assoluta , ma poiché le cose dal nulla vengono e nel nulla tornano e Dio é quel Dio che tutti noi abbiamo cosí conosciuto , allora possiamo dire che da quel luogo dove vengono le cose e in cui poi andranno é ,quel luogo, fuori dalla giurisdizione di un Dio così fatto? No. Non sarebbe il Dio che conosciamo ; dunque quel luogo é sotto la giurisdizione del Dio che noi tutti conosciamo quel luogo che é il niente viene , da quel Dio , fatto ente .Dio che entifica il niente , ma noi non possiamo accettare questa che é una estrema contraddizione , ecco che Dio muore. Ecco che la Tecnica sostituisce Dio , se al fondo pensiamo che le cose divengano dal niente per ritornarvi, la tecnica ci aiuta nel


ID21130 - 17/06/2012 22:51:13 (Dru)
dominio delle stesse sola e incontrastata.


ID21131 - 17/06/2012 23:09:37 (Leretico) L'uomo tecnico è senza umanità
L'uomo non ha nulla di istintivo. Tutto quello che pone in essere nel mondo è frutto di una tecnica, e questo a cominciare dai primissimi suoi momenti di vita. Se questo è vero allora sarei tentato di concordare con il tuo pensiero, quando dici che "la tecnica come sviluppo estremo della coordinazione tra mezzi e fini è l'inveramento dell'uomo". C'è però qualcosa che non funziona in tutto ciò e i segnali sono piuttosto forti: innanzi tutto l'idea che la tecnica faccia la sua strada indipendente dalla volontà dell'uomo è una cosa inquietante e a lungo termine negativa; se penso al paradiso che la tecnica ci promette, un paradiso molto attraente perché presente e concreto nella nostra vita terrena, il tutto mi crea un senso di timore perché la fragilità della vita dell'uomo


ID21132 - 17/06/2012 23:11:24 (Dru) È vero (come stanno le cose)
Molto angosciante e terrificante questo mondo di cose che divengono e ritornano nel niente e precaria la felicità che ci concede , ma é l'unica possibile per questo senso che diamo delle cose. In questo mondo noi non aspettiamo ( attendiamo un aldilà ) ma ci esprimiamo e , grazie alla tecnica , con potenza le viviamo.


ID21133 - 17/06/2012 23:14:24 (Leretico) Continua
è così ampiamente conclamata che questa ancora di salvezza così invitante mi sembra una manipolazione, senza contare che con tutti gli sforzi e nonostante questi, la morte è l'unica cosa di cui possiamo essere certi. Vorrei anche aggiungere un'altra considerazione: tante volte siamo testimoni dello stritolamento dell'uomo da parte della tecnica: prova a pensare alla macchina giudiziaria, espressione massima della tecnica giuridica, che mortifica la giustizia e la dignità dell'uomo, pensa allo stato che calpesta ogni giorno il diritto pur di perseguire i propri scopi lontanissimo dal vero senso dell'uomo, quello che intendo io ovviamente.


ID21134 - 17/06/2012 23:15:24 (Leretico) Continua
E per ultimo pensa all'espressione massima di disumanità della tecnica, incarnata nello stato tedesco dal 1933 al 1945, che ha legiferato rendendo legale lo sterminio degli ebrei. Nonostante in quel periodo in Germania fosse legale uccidere e derubare degli inermi, ciò non significa che sia umanamente e moralmente giusto. Cosa ha generato la macchina distruttiva messa su dall'uomo tecnico! Questo per rispondere a quelli che credono che lo stato possa essere l'arbitro giusto a priori nelle dispute e che possa per principio svolgere certe attività al posto dei privati in nome di un principio di superiorità valoriale rispetto all'individuo secondo me inesistente.


ID21135 - 17/06/2012 23:16:01 (Leretico) Continua
Insomma anche se è un ente enormemente potente come lo stato a porre in essere delle leggi, se queste mancano degli intendimendi di fondo dettati da altri valori, non tecnici, l'uomo viene soffocato, ucciso, sterminato dalla sua stessa creazione. Cosa manca insomma alla tecnica per volere veramente il bene dell'uomo? Manca l'umiltà, figlia dell'intelligenza, che mette in discussione, in dubbio (socraticamente), le base del proprio potere, manca la centralità dell'uomo come essere umano dotato di spiritualità. Manca molto quindi, forse troppo.


ID21136 - 17/06/2012 23:20:42 (cardinale) Igor Balasina
"la FILOSOFIA è quella cosa che con la quale o senza la quale il mondo resta tale e quale"Nella seconda di copertina del mio manuale "Reale-Antiseri", prima al liceo e poi all'università... amavo scrivere questo sfottò che, il mio Mons. Professore, spesso recitava...Ovviamente la filosofia la studiavamo, e come, la studiavamo...In un mondo come il nostro, veloce, aconcettuale, "fatto in serie", a volte si dimentica come la mente umana non sia fatta per la globalizzazione ideologica.....Grazie a Leretico e Dru... forse materialmente sarà servito a poco... ma..........


ID21137 - 17/06/2012 23:26:21 (Dru) Severino
Fa un'analisi di come stanno le cose che abbiamo pensato fin dall'antichità e da quella giunge a delle conclusioni che le giustifichino , non dice che queste sono l'unico apparire delle cose e infatti lui poi ne dà un senso diverso come ti dicevo. Anche la tecnica é un ente che avrà il suo tramonto , se apparirà il senso delle cose non come é fin d'ora apparso, in un "divenire" nichilistico e non in un "divenire" come apparire.. Vorrei peró criticare il senso prettamente ideologico che dai della tecnica , non a caso ho fatto l'esempio dello sciamano, per dirti che la tecnica non é né solo tecnologia né ideologia. É nell'uomo e nell'uso che ne fa di invertasi con essa.


ID21138 - 17/06/2012 23:28:37 (Dru) Inverarsi
Inverarsi e non invertasi


ID21139 - 17/06/2012 23:40:30 (Dru) A cardinale
Niente di piú vero e in conclusione il motto di Hegel che non era propriamente un realista , ma quelle cose , il mondo a cui accenni , come stanno? Te lo sei poi chiesto? Simpaticamente.


ID21141 - 17/06/2012 23:57:48 (Dru) Di cosa siamo certi della morte?
A domani .


ID21142 - 18/06/2012 06:31:58 (Dru) La morte come principio di tutte le cose
Quello che scrivi Sergio , fa intendere che hai compreso l'ossatura del pensiero e dell'analisi che porto avanti da qualche tempo su questo blog e in specifico per ciò che concerne la Tecnica ma da quell'analisi ti dissoci , criticamente e con argomentazione pungente e pugnace , nel punto in cui dai alla luce un errore di fondo nella tecnica nell'uomo, senza avvederti di darne un origine per quell'errore , che abbia delle basi solide . Anche Severino considera in conclusione (ma che conclusione) che tutto quanto abbiamo in essere delle cose sia scaturito da un fondamentale malinteso , il malinteso principio delle cose che "divengono" altro da se e che dal nulla vengono per diventare nulla , ma senza superare tale malinteso non possiamo parlare di sbaglio o di errore , in definitiva e brutalmente , male che si vuole non duole , e da qui poi comincia la sua di metafisica , degli enti che appaiono ma che eternamente sono.


ID21143 - 18/06/2012 06:45:46 (Dru) fine transitoria
cioè intendo , e qui concludo per ascoltarti e poi ribattere , che hai bene interpretato e dato , ma se dici che il terreno in cui la tecnica può essere sconfitta (sempre che la tecnica sia sconfiggibile) è solo quello del dubbio e dell'intelligenza nonché spiritualità , allora io con più forza e convinzione ti dirò che è proprio quel terreno che la alimenta e rende l'uomo schiavo della sua dominazione. Il dubbio e la possibilità nascono in conseguenza di essa che ha bisogno di questi due enti per dominare le cose che altrimenti non sarebbero dominabili. E' in conseguenza del dubbio che isoliamo gli enti dal tutto necessario e li facciamo preda della tecnica , che con potenza (prepotenza) li mostra alla nostra coscienza per come li vorremmo , ma non per come sono. Come li vorremo , sembrerà assurdo e folle , ma è il come nichilistico , come sono , dice Severino , è l'eterno ritorno.


ID21144 - 18/06/2012 07:28:59 (Dru) rifine transitoria
rileggiti :"Da Nietzsche comincia la distruzione degli immutabili, delle certezze folli dell'uomo, quelle che nell'illusione di farlo vivere invece lo fanno morire.Inizia da qui lo strapotere della tecnica, l'insieme degli strumenti che l'uomo ha messo in campo per dominare le cose (l'essere)." tu stesso con le tue parole dai ragione e consistenza alla mia affermazione sopra. Ma rileggiti ancora sopra :"Dire che l'Occidente crede nel divenire significa dire che l'Occidente, nel profondo, crede nella nullità delle cose è ciò è la ragione della sua follia. Ci tengo ad approfondire questa tesi, che mi sembra centrale in tutto il discorso e che significa molto sia per le sue grandi implicazioni pratiche che per il senso del discorso sulla tecnica." Una volta fatto vedrai che ti sarà più chiara l'aporia che ad ora ti compare tra Tecnica e Uomo.



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