In tanti all’addio all’ultimo reduce del fronte russo
Se n’è andato un pezzo di storia di Mura: Domenico Flocchini aveva 90 anni. Per lui una medaglia di bronzo
C’era tanta gente lunedì a dare l’ultimo saluto, a Mura, a uno degli ultimi reduci della drammatica campagna di Russia; in questo caso un ex artigliere di 90 anni che le conseguenze della guerra le ha portate nel corpo (oltre che nello spirito) per tutta la vita. Non ne sono rimasti molti di coloro che furono costretti ad affrontare l’inverno russo del 1941. E adesso l’elenco si è ulteriormente assottigliato con la scomparsa di Domenico Flocchini, murense classe 1919.
«Ero un artigliere e venni ferito in Ucraina, sul fiume Donesh, il 7 dicembre del 1941 - ci aveva raccontato Flocchini tempo fa in occasione di una intervista -. Ci sparavano da una casamatta, e noi, dal nostro cannone anticarro, rispondevamo al fuoco con granate perforanti».
Il suo pezzo aveva un capo, un caricatore, un puntatore e dei serventi: «Il nostro capopezzo e un servente furono colpiti, mentre noi distruggevamo il loro fortino. Io presi il posto del capopezzo, e a un certo punto mi colpirono al femore. Ma non sentivo nulla, e continuai a ordinare di far fuoco».
La ferita alla gamba, però, era grave: «A battaglia finita fui caricato su un’ambulanza con altri nove soldati, e in due tragici giorni arrivammo a Stettino. Da lì ci portarono in Italia, a Bologna, dove rimasi in ospedale fino al ’43, subendo 6 operazioni che mi rimisero in piedi solo in parte».
Il resto della vita Flocchini, che non si è mai sposato, l’ha trascorsa zoppicando, e lo Stato lo ha «ringraziato» con una medaglia di bronzo al valor militare.
«Me ne spettava una d’argento, come avevano proposto i miei ufficiali - aveva raccontato ancora -. Stavo per effettuare il cambio della guardia al pezzo quando i russi iniziarono a mitragliare. Io, da solo, caricai, puntai e sparai centrando al secondo colpo l’isba che ci mitragliava. Poi, nella notte di luna piena partì l’attacco della cavalleria russa, e io continuai a sparare costringendoli alla ritirata».
Comunque la proposta di medaglia d’argento sparì in qualche cassetto, e l’artigliere fu costretto a rassegnarsi.
M.PAS. da Bresciaoggi