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Un violino solista, un'orchestra, un direttore d'orchestra e una storia: sono gli ingredienti di un film che potrebbe parlare benissimo della vita di ciascuno di noi, in una sua dimensione speciale, quella del riscatto.
Riscatto dal passato, riscatto dagli errori commessi, riscatto dal dolore e dalla pena, riscatto dalla rabbia e dalle angherie subite, riscatto dalle angustie quotidiane per dilatare il nostro orizzonte e farci comprendere il senso del nostro esserci, di avere i piedi piantati nelle nostre piccole storie e nella Storia.
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Anne-Marie è una giovane e famosa violinista che vive con la sua agente e che non ha mai conosciuto i suoi genitori.
Lei, che nella sua vita non ha mai suonato Cajkovskij, verrà ingaggiata da Andrei Filipof, grande direttore d'orchestra, per suonare il concerto per violino ed orchestra proprio di Cajkovskij.
Quante volte nella vita ci dedichiamo solo a certe cose e ne rifiutiamo categoricamente altre... e poi la vita ci porta ad incontrarle quelle altre, perché la vita va avanti, non si ferma e non si limita mai.
E da questo incontro fioriscono cose nuove, quando accettiamo di venire a patti con le nostre avversioni, quando incontriamo quello che non avremmo mai voluto incontrare... Anne-Marie suonando quel concerto, in modo mirabile, incontra e conosce la verità sui suoi genitori, li ritrova nella sua storia e in sé con un colpo di scena che succede spesso non solo nelle fiabe e nei film, ma anche nelle nostre vite.
Quanti colpi di scena abbiamo incontrato sulla nostra vita e non li abbiamo riconosciuti? Li abbiamo chiamati talvolta eventi tragici, altre volte esperienze dolorose, altre ancora momenti di crisi, altre ancora caso o colpo di fortuna perché la vita ci forza, nel bene e nel male, se noi rifiutiamo di lasciarci cambiare, di migliorare: si rompono gli equilibri e questo può accadere in mille modi, ma è la nostra salvezza.
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Andrei Filipov nel film è un grande direttore d'orchestra, ma la repressione politica di Breznev lo ha costretto a deporre la bacchetta e ad abbandonare la sua musica.
Rifiutandosi di licenziare la sua orchestra, composta da musicisti ebrei, è costretto da trent'anni a nascondersi dalla luce dei riflettori, spolverando e lustrando la scrivania del nuovo, ottuso direttore del Bolshoi.
L'ultimo concerto nel quale si era esibito con la sua orchestra era proprio il concerto per violino ed orchestra di Cajkovskij prima di essere accusato “nemico del popolo” dal regime totalitario sovietico.
Andrei è la tenacia in persona, una tenacia folle ma nello stesso tempo che fa tenerezza perché come una banderuola non si vergogna di sognare il sogno di un uomo che anela ad una vita e ad un mondo migliore, e altre volte invece ricade nei fantasmi del passato, in sensi di colpa che lo attanagliano, nel vizio dell'alcool che lo ha distrutto, dopo che la vita lo aveva deposto dal suo palco di direttore d'orchestra.
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E la vita talvolta ci depone a terra dopo averci innalzato, e la caduta non è mai dolce, più spesso dolorosa, brucia dentro, ci distrugge.
Quanti automatismi abbiamo costruito nella nostra vita, di pensiero, di comportamento, di affetti, e sempre c'è il rischio di ricaderci, di riattivarli, mentre il senso del nostro vivere è di superarli, è di credere in quel sogno che ci fa essere migliori e farà diventare migliore anche il mondo?
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Ma perché è così difficile cambiare, diventare migliori?
Perché nella vita facciamo errori, abbiamo sensi di colpa, abbiamo subito delle perdite e ci può capitare di ritrovarci sulla riva sbagliata del fiume: talvolta o spesso, a seconda delle persone e dei momenti, noi stiamo nel dolore, stiamo nella perdita, stiamo nella nostra sofferenza, quasi fosse un cappotto che ci protegge, uno scudo che ben presto però si rivela inefficace.
E' l'altra la riva che dobbiamo raggiungere, quella delle possibilità , quella dove le cose sono sempre nuove e anche noi, quella che ad ogni passo della nostra vita ci ridà una chance, quella del cielo stellato, del sogno.
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Per Andrei una tournée a Parigi rappresenta l'occasione per riscattare la sua vita e la sua arte: sostituendosi illecitamente al vero direttore del Bolshoi, Andrei ricostruirà la sua vecchia orchestra dando vita a un concerto memorabile.
Anche nella nostra vita di tutti i giorni le occasioni ci sono, ne siamo circondati, solo che magari non le vediamo.
Quando si sta nella perdita e nel dolore non si vedono le cose belle. Quando si è giudicanti abbiamo le ali spezzate e non ci ricordiamo più come si fa a volare.
Quando i peggiori giudici di noi stessi siamo proprio noi il futuro è spezzato, non c'è che un muro davanti a noi. Allora per andare sulla riva opposta occorre imparare a provare compassione per i nostri errori, a perdonare noi e gli altri, a tendere un ponte sul nostro passato per attraversarlo e raggiungere il nostro futuro. Dobbiamo armonizzare ciò che siamo stati con ciò che diventeremo: il bruco nel bozzolo non ci sta molto comodo, ma era necessario passare di lì per trasformarsi in farfalla e liberare poi le ali.
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Siamo un caleidoscopio di colori e forme: tutti e tutte importanti per costruire il disegno e l'impronta che lasciamo nella vita, nostra e degli altri.
Anne-Marie, nonostante avesse deciso di non prendere parte a quel concerto, alla fine si arrende e ne esce un concerto memorabile, proprio con quell'orchestra e con quel direttore d'orchestra che poi non lascerà mai più.
Ed è questo il messaggio più importante: non esimiamoci dal suonare, dall'esercitare i nostri ruoli da solista, nell'orchestra che è la nostra famiglia, il lavoro, la società .
Tutti hanno bisogno che noi suoniamo la nostra musica, perché quella possiamo suonarla solo noi, nessun altro. Se non la suonassimo il mondo si impoverirebbe.
E il nostro concerto, il nostro modo di suonare avrà buone cose e cose meno buone, avrà difetti e virtù, avrà luci ed ombre ma...suoniamolo. Solo suonando troveremo chi siamo.
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Si apre il sipario e andiamo a cominciare.....
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