di red.
Il giorno dell’Epifania è l’ultima occasione per visitare la mostra che Lavonene e l’Associazione artisti valsabbini ha dedicato ad Omero Solaro.
Domani, 6 gennaio, è l’ultimo giorno utile per poter visitare la mostra allestita nella casa accanto al Municipio di Lavenone dedicata dall’Associazione artisti valsabbini al pittore Omero Solaro, retrospettiva sulle opere dell’artista nel centenario della nascita (Legnano 1909).
Solaro, di famiglia agiata, studiò all’Accademia di Brera e come un randagio in fuga da molti fantasmi (fervente fascista, era finito prigioniero degli Alleati in Germania; aveva lasciato la moglie per un’altra compagna, cosa all’epoca scandalosa, e già aveva avuto una storia - e un figlio, il suo primo, Giovanni Bruno - con una partigiana della Val d’Ossola), era capitato nell’immediato Dopoguerra in Valsabbia, a Vestone e, dal 1950, a Lavenone, dove visse finché nel 1959 si spostò ad Arona (lago Maggiore), nel 1961 a Lazise, nel 1963 a Verona dove morì nel 1977.
Figura segaligna, secca, masticava un lungo bocchino d’avorio, consumando lenta la sigaretta, come lo ricorda in catalogo Gianfausto Salvadori, che nell’infanzia fu compagno del secondo figlio Ivan, frequentando la casa del pittore a Lavenone.
Solaro ha sempre cercato il sentimento della natura. La mostra privilegia i lavori dedicati alla valle e al lago d’Idro. Montagne, boschi, pascoli, ruscelli, rustici, cortili e androni di cascine, contadine, processioni, sempre in intonazione mossa e sfumata, come cingesse in un alone melanconico quel suo rifugio arcadico, così come i suoi paesaggi spesso colmi di nuvole e soffi temporaleschi. Come se temesse che qualcosa lo sradicasse da quella quiete, dal senso religioso pacificante della fatica rustica montanara e da un ambiente capace di accogliere e pacificare tutti gli uomini.
In mostra alcune opere del padre Umberto Amedeo, pittore anch’egli, e del figlio Ivan, che pure dipinge in chiave di surrealtà.
La mostra sarà aperta dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 20.