01 Gennaio 2014, 09.14
Bagolino Valsabbia Garda

Canti, cori, fuochi e vin brulè

di Marisa Viviani

...e anche zuppa di legumi. Ma quella solo alla fine della manifestazione. Vario e piacevole il programma costruito attorno alla presentazione del 2° volume dei Canti Popolari Bresciani, organizzato dalla Biblioteca Comunale di Bagolino

 
Una manifestazione organizzata in stretta collaborazione con l'Associazione Habitar in sta terra e con la partecipazione dell'USCI Bresciana (Unione Società Corali Italiane), tenutosi a Bagolino nel pomeriggio di sabato 28 dicembre.
 

Introdotta dal presidente della Biblioteca Luca Ferremi, si è svolta innanzitutto la presentazione del libro, condotta dal giornalista Marcello Zane, alla presenza del presidente dell'USCI Bresciana Ernesto Marini e dei due curatori del libro Tommaso Ziliani ed Ennio Bortolotti, come già avvenuto al San Barnaba di Brescia il 4 ottobre scorso per l'uscita ufficiale del libro.


Perché dunque una presentazione proprio a Bagolino? Perché, come affermato da Luca Ferremi, in questo paese c'è una tradizione secolare di canto corale e di musica, documentata fin dal sec.XVIII dalle parole del Buccio, che dichiarava con malcelato orgoglio che chi non sapeva suonare e cantare non poteva dirsi di Bagolino. Insomma, come dire che i bagossi il canto ce l'hanno nel sangue, e quale luogo migliore dunque per recepire il messaggio che dà il libro, cioè quello di salvaguardare il patrimonio di canti popolari giunto a noi attraverso la trasmissione orale delle generazioni precedenti?

 
Ma quanto è ancora vivo oggi il canto popolare? Alla domanda posta da Marcello Zane, il presidente dell'USCI Ernesto Marini ha risposto innazitutto con i dati che riguardano la realtà corale nel bresciano, che conta oggi circa trecento gruppi corali, di cui 48 iscritti all'USCI, descrivendo pertanto una situazione ancora positiva, che l'USCI sostiene organizzando corsi di formazione e aggiornamento per direttori e coristi, rassegne di concerti, eventi vari, la pubblicazione stessa dei due libri sui canti popolari bresciani*.
Il M° Tommaso Ziliani ha brevemente illustrato allora le caratteristiche del 2° volume, che raccoglie 30 canti elaborati appositamente per il libro da musicisti bresciani incaricati su musica originale e 10 brani di musicisti su testi di poeti bresciani; tutti i brani sono musicati per le varie parti vocali affinché possano essere utilizzati dai cori. Come ha sottolineato infatti il M° Ziliani, dopo gli anni '70 si è assistito ad una scomparsa dei nostri canti dai repertori dei cori, tanto da rischiare di perdere con i testi e le musiche anche le caratteristiche del canto bresciano. Come aveva già ricordato Marcello Zane, ciò che definisce il canto popolare, non è soltanto la sua antichità, ma soprattutto la modalità di canto; un canto come Una Loggia, un pianto di Paolo Bittante scritto per la strage di Piazza della Loggia, pur recente, può essere avvoverato infatti tra i canti popolari per il carattere di brescianità che contraddistingue la sua modalità vocale. La raccolta dei canti bresciani corrisponde quindi ad una necessità di salvaguardare la brescianità dei repertori e delle sue caratteristiche canore, affinché i cori possano reinterpretarli e farli conoscere alle nuove generazioni, anche al di fuori della provincia.
Nel suo intervento il M° Ennio Bertolotti ha quindi sostenuto che avvicinare i giovani al canto popolare è oggi un modo per farli partecipi di esperienze di vita per loro estranee, ma vissute da genitori e nonni; nei canti si percepisce il sapore della realtà attraverso la semplicità delle situazioni e la verità dei sentimenti, che gli adulti affrontano con piacere come appartenenti al proprio bagaglio di conoscenze, e che i giovani imparano ad apprezzare dopo i primi approcci impacciati con il dialetto e con storie di vita lontane.
 
Cantare nei cori è incontrarsi, è mettere in contatto le vite delle persone, è stabilire una continuità con la storia, è un colloquio tra le generazioni; scopo del libro è anche questo, trasmettere la cultura della nostra terra attraverso i canti che la raccontano.
I relatori hanno saputo così trasmettere la forte passione che anima coloro che si avvicinano al canto popolare; come ha detto Ernesto Marini infatti il canto non è solo tecnica, ma è sentimento, è emozione, è cultura, e il numeroso pubblico che ha assistito alla presentazione del libro ha recepito il significativo messaggio, ascoltando con un'attenzione che ha raggiunto l'entusiasmo quando si sono esibiti nel canto i
Contradioli di Manerba del Garda e il Coro Beorum di Bagolino.
 
Si tratta di due gruppi corali formatisi all'interno delle rispettive comunità, di cui hanno raccolto la tradizione canora attraverso la memoria degli anziani e ricerche specifiche, quella legata ai canti del lavoro nei campi, della vendemmia, delle feste sull'aia, dei matrimoni nell'area gardesana della Valtenesi per i Contradaioli, quella dei canti della dura vita di montagna descritta con i suoi dolori ma anche con uno spirito scherzoso sdrammatizzante, cantati nelle osterie da cori spontanei maschili, come è il Coro Beorum di Bagolino; a differenza dei Contradaioli, gruppo corale misto di composizione quasi completamente famigliare.
Entrambi i gruppi corali cantano a cappella senza la direzione di un maestro e in forma tradizionale, e si caratterizzano per un rapporto informale con il pubblico che apprezza molto questo tipo di approccio e spesso si accompagna spontaneamente al canto, cosa che rappresenta in effetti lo scopo ultimo dei cori, cioè far cantare ancora la gente come avveniva d'abitudine in passato.
E a questo proposito il Coro Beorum comincia a mettere a segno qualche punto a favore del canto popolare, trovando un seguito apprezzabile nel paese anche tra i giovani, del resto non del tutto estranei a quell'imprinting musical-canoro-festaiolo che ricevono i veri bagossi, per connotazione identitaria, come afferma il Buccio, e per profonda influenza dello spirito del carnevale.
 
Attorno al Coro Beorum si sta creando infatti un gruppo di fedeli sostenitori, la nonna Pasquina innazitutto, che conosce tutti i canti e non perde occasione per seguire il coro, le ragazze che aiutano nell'organizzazione, i giovani che imparano a cantare, e a far festa.
Come ovviamente è avvenuto alla fine della manifestazione, quando tutti i presenti, relatori, organizzatori e pubblico si sono recati nella piazza del Mercato dove erano accesi grandi bracieri e dove l'associazione Habitar in sta terra aveva organizzato un frugale ristoro a base di vin brulé e zuppa di fagioli (poi distribuiti al coperto di un portico poiché pioveva).
 
Così tra canti, degustazioni e bevute, assiepati sotto il volto degli antichi muri del paese, i partecipanti alla festa si sono goduti momenti di semplice e sincero divertimento all'insegna del buon vivere e di una sobrietà di abitudini che può includere il piacere e lo svago senza bisogno di spreco di risorse. Un buon viatico per andare incontro ad un nuovo anno.
 
Marisa Viviani
 

* Ziliani T.- Bertolotti E. (a cura di) , Canti Popolari Bresciani vol. I - II, Liberedizioni, 2011 – 2013.

Nelle foto di Luciano Saia:
- Il presidente della Biblioteca Comunale di Bagolino Luca Ferremi e al tavolo dei relatori da sx il presidente dell'USCI Bresciana Ernesto Marini, il giornalista Marcello Zane, il M° Ennio Bertolotti, il M° Tommaso Ziliani
- I Contradaioli di Manerba del Garda
- Il Coro Beorum di Bagolino con i sostenitori
 
- Si canta in piazza davanti al fuoco
 
 


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