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16 Gennaio 2017, 15.50
Vobarno Valsabbia
Poliambulatorio Santa Maria

Speciale Inverno: i bambini e la febbre

di Giorgio Berturazzo
La febbre del bambino è il principale motivo di allarme per i genitori e ricorso a consulenza medica. Vediamo un po' come si manifesta e come bisogna comportarsi, tenendo conto che la febbre può essere un prezioso alleato
 
La temperatura corporea può variare a secondo dell’età del bambino, dall’ora della giornata, dl clima e temperatura ambiente, umidità percentuale, vestiti e sudorazione.
Sappiamo così che nel lattante la temperatura può oscillare da 36°C a 37°C, non escludendo un rialzo termico pomeridiano (37°C), da considerarsi fisiologico; in base poi alla sede in cui è posto il termometro si può avere una temperatura rettale di 38°C ancora nel range della normalità.

Febbre vera e propria è sintomo che qualche cosa non va
, in genere segno di reazione dell’organismo ad infezione, da batteri o da virus, accompagnata o annunciante segni di infezione respiratoria, che spesso seguono, come naso intasato, raucedine, tosse, mal di testa o male d’orecchi. 
 
Spesso il bimbo può accusare dolori addominali come primo segnale di infezione respiratoria, per la particolare sensibilità del bambino piccolo che localizza nel pancino le situazioni dolorose, l’emozione, la paura, il senso di smarrimento di fronte ad un’esperienza negativa; può presentare rifiuto del cibo, vomito anche ripetuto, fino al classico vomito aceto nemico o chetosi da digiuno, caratterizzato dall’alito che sa di frutta marcia.

Spesso la febbre è preceduta da pianto, brividi, mani e piedi freddi, può raggiungere valori elevati: le temperature di 39°-39,5°C, nei primi anni di vita, che spaventano i genitori, sono dovute anche a meccanismo di termoregolazione un po’ deficitario nel bambino piccolo: il “termostato-ambiente” che ha sede nel cervello non è ancora maturo per entrare in azione con la sudorazione, sempre ridotta nel piccolo, per aggiustare la temperatura ad un livello più basso.

Comunque la febbre è un meccanismo difensivo, accelera il metabolismo, attiva il sistema di difesa anticorpale ad entrare velocemente in azione. Febbre, dunque da vedere con una connotazione positiva nel bambino, non come fenomeno da combattere.
Sappiamo, per esempio, che raggiunta una temperatura omogenea a tutto il corpo, le sensazioni dolorose si placano ed il bambino si sente meglio; cessa di piangere, è più vivace e tonico. Entrano in azione le endorfine, sostanze elaborate dal cervello come antidolore.

A questo punto contano molto anche le sensazioni percepite del bimbo riguardo l’ambiente che lo circonda.
Il bambino guarda noi che guardiamo il termometro e può rassicurasi se sappiamo essere rassicuranti.
Gli antifebbrili-antidolorifici che spesso sono la prima risorsa messa in atto dai genitori, sono un efficace mezzo per controllare la sintomatologia doloroso-febbrile; il classico paracetamolo, e il più recente ibuprofene, in vaie formulazioni, non devono però essere visti come arma per combattere la febbre.

Spesso il genitore si innervosisce perché somministrata la supposta al bambino e la febbre non scende, ma ribadiamo che la febbre non è nemica del bambino, è un aiuto nel decorso naturale della malattia, che spesso banale si risolve in pochi giorni. 
Risulta spesso spontanea anche la richiesta dei genitori di impiegare antibiotici, come pure è domanda frequente: ma il mio bimbo ha “sempre” la ebbre, si ammala “sempre”.

Ora consideriamo normale un bambino che nei primi anni di vita, età asilo nido, scuola materna, fino ai 3-4 anni, presenti di media 8 episodi di febbre per forme respiratorie e 2-3 episodi di gastroenterite all’anno.
Sappiamo per certo che ogni infezione crea una transitoria depressione del sistema difensivo e apre la strada ad una successiva infezione. 

Ma i mio bimbo avrà un deficit di anticorpi?
Diciamo subito che un vero difetto immunitario si verifica solo nello 0,6% della popolazione pediatrica, comporta infezioni molto frequenti, recidivanti con lo steso germe patogeno, con germi particolari, come lo stafilococco, infezioni della pelle, candidosi muco-cutanea, e negli esami del sangue possiamo trovare un basso numero di globuli bianchi (lecopenia-linfopenia), lenta incompleta guarigione di ferite e lesioni, mancato aumento della velocità del sangue in corso di infezione, ritardo crescita statura-peso, ascessi freddi, fistole.
Questi bambini possono presentare assenza di tonsille, bronci ectasie, cioè dilatazioni sacchi formi dei bronchi, cardiopatie congenite.

Servono gli antibiotici? Gli immunostimolatori? 
Se ne può discutere in casi particolari. Spesso la prima cosa da fare è l’astensione anche prolungata dall’asilo: ricordiamo che se la malattia dura 3-4 giorni, la convalescenza, periodo di particolare calo delle difese, dura tre volte di più, anche 10-12 giorni.
Ricordiamo, comunque, di “rispettare” la febbre, non considerarla un nemico da combattere, ma un aspetto strettamente indispensabile alle difese del nostro organismo.

A cura di:
Dott.Giorgio Berturazzo 
Specialista in Pediatria
 
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Commenti:

ID70713 - 17/01/2017 19:28:37 (ba53) ????
Andatelo a spiegare a certe mamme che i loro figli dopo uno stato influenzale sono piu' deboli perciò destinati,nella maggior parte dei casi,a ricadute per loro e per gli altri utenti di asili nido o scuole materne.Invece di lamentarsi che da quando va all'asilo è sempre malato dovrebbero rispettare i tempi canonici per rispetto dei loro figli,di quelli degli altri e delle educatrici spesso considerate delle rompiscatole! un nonno



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