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26 Febbraio 2019, 06.27
Vobarno Valsabbia
L'opinione

La biblioteca comunale di Vobarno, una bellissima «Cattedrale di libri»

di Alfredo Bonomi
Dalle grandi cattedrali europee della fede a quella vobarnese e valsabbina "dei libri", passando per le cattedrali "del lavoro". Ecco la disamina del professor Alfredo Bonomi in difesa delle tradizioni culturali e dei simboli che le rappresentano

Almeno da un millennio, da quando le città europee hanno iniziato a rinascere, diventando il fulcro della vita sociale, economica e politica, le loro vie e il loro orizzonte urbano, hanno sempre guardato ad un centro fisico ed ideale, precisamente alla “cattedrale”.
Simboli dell’identità della città, espressione di una sinergia di valori religiosi e civili, emblema di orgogliosa rilevanza, le cattedrali erano concepite in forma grandiosa.
Le masse architettoniche erano tali da dominare l’orizzonte ed erano il punto di riferimento e di consolazione per tutti.

Dal romanico, al gotico, alle forme rinascimentali, le linee architettoniche sono state modulate tutte verso una grandiosa sintesi di dignità espressa che coniugava valori religiosi e civiltà.
Bastano pochi esempi per richiamare questa traiettoria che si è alimentata nel corso dei secoli.

Ancora oggi chi si avvicina a Cremona, prima della città, vede la mole della cattedrale: una gran massa armonica di architettura essenzialmente romanica che, nella sua imponenza, sembra chiamare a raccolta tutta la città, vigilata dall’altissimo e snello torrazzo.

In Francia l’emozione che si prova giungendo nei pressi di Chartres, in una campagna leggermente mossa, è unica.
Lo slancio gotico della sua cattedrale si trasforma in una equilibrata “montagna di sculture in pietra” con vetrate che rendono la luce ancora più brillante, un miracolo per dare decoro ad una città nella transizione tra il medioevo e l’età moderna.

Per tornare in Italia, quando nel 1386 i Visconti diedero il via alla costruzione del duomo di Milano, lo vollero tanto grande e bello perché non sono diventasse il punto di riferimento religioso della città, ma la chiesa più sfarzosa che si potesse immaginare e che ben concretizzasse il desiderio di dare vita anche ad uno degli Stati più ricchi d’Europa.
Così il duomo di Milano è rimasto sino ad oggi il simbolo di una grande città, ma nel significato è andato ben oltre, diventando simbolicamente il raccordo di tutta la Lombardia.

Nella orgogliosa e ricchissima rinascimentale Firenze, il Brunelleschi tra il 1420 ed il 1436 stupì tutti riuscendo a costruire la gigantesca cupola di Santa Maria del Fiore. Le parole di Leon Battista Alberti sono assai eloquenti: «structura sì grande erta sopra i cieli, ampla da coprire chon sua ombra tutti i popoli toscani».

Per dirla in breve, nello scorrere dei secoli queste cattedrali sono state dei tasselli fondamentali della civiltà europea, quindi della civiltà occidentale.

Con la “rivoluzione industriale” si sono imposti anche altri simboli, specialmente a partire dalla seconda metà del 1800.
Il pensiero va alle grandi fabbriche, diventate le “cattedrali del lavoro”.
Nelle loro funzioni, nelle loro articolazioni, hanno seguito i ritmi della produzione e quelli della vita delle persone con le loro conquiste sociali, con le loro gioie e con i loro dolori.

Anche queste “cattedrali” hanno lasciato un segno profondo nelle comunità.
Oggi, in una situazione “economicamente florida”, seppur su versanti diversi, si affiancano al ruolo avuto dalle “cattedrali della fede”, perché sono due tipologie di “cattedrale” che hanno fatto la storia della nostra società nel sedimentarsi delle esperienze dei secoli.

Vobarno, per più di cento anni, ha avuto la sua grande “cattedrale del lavoro”, legata per buona parte della sua esistenza alle vicende della famiglia Falck; poi anche questa ha seguito il destino di altre “cattedrali del lavoro”, rese inutili dai mutati tempi economici e ritornate nell’ombra della storia.

Però, provvidenzialmente, per una saggia decisione amministrativa in uno scatto di idealità, una parte significativa di questa “cattedrale vobarnese”, quella datata “1902”, è stata trasformata in una nuova cattedrale, che possiamo veramente chiamare “quella dei libri”.

Chi entra nella splendida biblioteca comunale ha proprio l’impressione, sia per la peculiarità architettonica, sia per la quantità di libri contenuti, di trovarsi in una “cattedrale del sapere”, o meglio, in una cattedrale che alimenta il sapere.
E’ carica di simbologia perché richiama il luogo del lavoro del paese, è carica di attualità perché è il tempio della “ricchezza immateriale”, cioè di quella ricchezza che è fondamentale perché alimenta le idee che sono il motore vero per dare risposta ai problemi della quotidianità ed alla sfide del futuro.

E’ quindi una “preziosa cattedrale”, sintesi di storia del lavoro, di esperienze umane e di progettualità ideali, incontro tra una significativa tradizione e le attuali sfide.
Per questo va vista come bene prezioso, mantenuta così com’è, come un servizio indispensabile, con l’orgoglio di poter offrire ai cittadini uno spazio così bello da renderli “orgogliosi” di risiedere in un paese che ha una moderna “cattedrale dei libri”, tempio del sapere e linfa per alimentare le intelligenze dei giovani e dei meno giovani.

Alfredo Bonomi


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