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Giugno in fiore

Giugno in fiore

by Aldo



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06 Ottobre 2019, 09.00
Villanuova s/C
Blog - Maestro John

Una bella persona: Aldo Arrighi

di John Comini
Chissà quante volte l’ho visto. Seduto su una panchina, accanto alla fontana in piazza Valverde, a Villanuova. Oppure su una sedia, sotto il portichetto di casa sua, a due passi dalla splendida chiesetta del 1502...

Una persona alta, magra, con gli occhi azzurri, una specie di Don Chisciotte in pensione. Lo salutavo, camminando. Lui mi ricambiava il saluto. Ma mi facevo riguardo a parlargli insieme. Lo confesso, sono un timidone. Poi un bel giorno, spinto dalla curiosità, gli ho detto: “Come va?” Lui mi ha risposto: “Bene, anche se tra poco…” e con le mani dalle dita lunghe e ossute mi ha fatto il segno di un uccello che vola via. Poi mi ha fatto accomodare su una sedia, ed abbiamo cominciato a parlare. È apparsa la dolce moglie, e anche la figlia Flora, e mi son trovato subito a mio agio, in un ambiente accogliente.

Quando ho ripreso la mia camminata, il signor Aldo mi ha dato un foglio in cui sono scritte le date più significative della sua vita. L’ho incontrato molte altre volte, ed ogni incontro è stato per me un momento di grande serenità. Come il giorno dell’Assunta, quando eravamo seduti all’ombra, vicino al fiume Chiese (ah, il fiume Chiese!). Tutte, dico tutte, le persone che si recavano alla Messa, lo salutavano con un grande sorriso. Conservo gelosamente una bella foto che ci ha scattato il fotografo Marini Pier Giuseppe.

Aldo (che ora è in convalescenza) mi ha raccontato tante cose, con una chiarezza ed un umorismo davvero rari. Adesso riassumo alcune cose stupende che ha fatto, anche se lui sorriderebbe, perché come tutti i grandi è una persona modesta e “vera”.

Aldo è nato a Goglione Sopra (Prevalle) il 16 luglio 1922, la famiglia si è trasferita a Villanuova quando aveva 5 mesi. Nel ’34 viene assunto come apprendista presso il CBO, dal ’38 è operaio addetto al reparto torcitura, nel ’40 è trasferito in officina. Il 1° gennaio del ‘42 è chiamato alle armi. È assegnato al 5° reggimento artiglieria ippotrainata di Superga. Racconta nel bel libro “Villanuova nel cuore”: “Dopo alcuni mesi di addestramento alle tecniche dello sbarco e dell’antisbarco, eravamo pronti per andare…a farci ammazzare; fummo trasferiti a Palermo e da qui imbarcati in Africa, destinazione Tunisia, con la nave Viminale che, nel viaggio di ritorno, sarà intercettata e affondata dagli inglesi”.

Il 13 marzo ’43 gli italiani sono sopraffatti dagli inglesi e fatti prigionieri. Non c’è verso di scappare perché sui camion in fuga ci salgono solo i tedeschi e gli italiani sono respinti con il calcio del fucile. Ridotti alla fame, costretti a due giorni di marcia per raggiungere il campo di prigionia, alcuni italiani sono abbandonati per strada. Fra i seimila prigionieri, Aldo riconosce Faustino Faustini di Legnago che, essendo un carabiniere, anche da prigioniero rivestiva un ruolo di sorveglianza. Grazie alla sua benevolenza ha potuto approfittare ogni mattina per una doppia razione di colazione. Un’altra volta dà una mano a scaricare un vagone di casse alimentari, e riesce a “sgraffignare” una ventina di scatolette di carne. Con altri prigionieri le divora tutte la sera stessa, ma finisce all’ospedale del campo per indigestione. La cura? Olio di ricino e magnesia.

Aldo era stato dato per disperso, fortuna che venne a far visita all’ospedale il vescovo di Casablanca, che prese nota di tutti i presenti ed informò le famiglie. Potete immaginare la famiglia di Aldo, che passò dal pianto di dolore al pianto di gioia nel saperlo ancora vivo, anche se prigioniero. Poi Aldo è smistato fra i prigionieri destinati in America. È malridotto: alto 1,78 pesa solo 45 kg.  Nell’Atlantico vede altre centinaia di navi che portavano prigionieri tedeschi e italiani. Compie il suo 21° compleanno in pieno oceano: il vestito ridotto a brandelli, assalito dai pidocchi. Dopo 32 giorni di navigazione sbarca in Virginia. Dopo essersi lavato ben bene e cambiato d’abito, è trasferito in Arizona, a Florence. Gli americani hanno un atteggiamento comprensivo: non sono aggressivi, danno da mangiare a sufficienza e fanno fare addestramento tutti i giorni. Quando vedono i prigionieri mangiare un vero pasto seduti ad un tavolo, non credevano ai propri occhi nel vedere l’appetito dei nostri poveri soldati.

Nel campo, tra seimila prigionieri, Aldo ha la fortuna di incontrare il compaesano Marco Flocchini, molto bravo a suonare: la musica è un ottimo rimedio contro la malinconia. Aldo con altri prigionieri fa la raccolta del cotone, quindi è inviato a lavorare in un’officina a Phoenix. Fra prigionieri non si discute di politica, anche per timore di una delazione (il fascismo lo aveva ben insegnato). Aldo ha un sentimento antifascista perché il padre non aveva voluto la tessera del fascio e fu costretto ad emigrare in Francia per lavorare. Ai prigionieri italiani venne chiesto chi volesse firmare un foglio di “collaborazione”, cioè di ripudiare il fascismo e considerarsi amici degli alleati. Aldo firma ed è trasferito nello stato di Washinton, dove sta tre anni. Qui è adibito a lavori di riparazione delle carrozzerie delle macchine militari. Nella piccola città vivono alcune famiglie italo-americane e con loro si instaura un rapporto di amicizia. Una di queste era originaria di Gazzane di Preseglie e con loro può parlare dei paesi lontani. Aldo racconta di aver avuto una storia sentimentale con Eileen, il cui padre era emigrato in America dal Trentino per cercare l’oro.

E poi accade una tragedia: la notte di Ferragosto del ‘44 le baracche vengono incendiate, il sergente italiano Guglielmo Olivotto è ucciso e vari soldati feriti. Aldo riesce a scappare in mezzo alle ortiche: “La paura fu tanta e tante furono le spinate delle ortiche: il solo ripensarci mi dà ancora oggi la sensazione di dovermi grattare.” Le autorità militari avevano velocemente chiuso il caso incolpando dell’omicidio tre soldati di colore. Molti anni dopo è emersa un’altra verità, grazie alla tenacia di un giornalista. Ad aggredire e uccidere l’italiano erano stati dei militari bianchi, che hanno poi accusato i soldati di colore per odio razziale.

Congedato come caporale alla fine del ‘46, Aldo torna in Italia, dove riprende il lavoro al Cotonificio come operaio al reparto filatura. Nel ’49 viene promosso responsabile al reparto manutenzione caldaia e agli impianti elettrici. Nel ’54 con un amico fa la prima donazione di sangue. Nel ’64 il dott. Mora, che opera presso l’ospedale, lo convince ad iscriversi all’AVIS di Gavardo. Aldo chiede che sulla cartella di iscrizione sia scritto: “Chiedo che il mio sangue vada solo ai poveri perché i ricchi già ce ne tolgono abbastanza nel lavoro di fabbrica”. Ma poi capisce che il bisogno di salvare una vita non dipende dalle differenze di classe, il pensiero che un gesto possa dare aiuto e speranza di vita a un’altra persona fa superare ogni differenza sociale.

A Villanuova c’erano circa 70 (oggi quasi 300) donatori, i fondatori e organizzatori erano Loda Luigi, Paiola Erminio, Barezzani Andrea. Aldo entra a far parte del consiglio, e nel 1970 fonda anche l’AIDO di Villanuova. La prima madrina del gruppo è la signora Leggerini, rimasta vedova aspettando per suo marito la donazione di un rene che non è mai arrivato. Dal ‘74 al ‘98 ricopre la carica di vice Presidente della Sezione Avis di Gavardo: suo grande e fraterno amico è il mitico Renato Paganelli.

Nel ‘92 con l’amico geometra Tullio Tedoldi crea il GVAV, gruppo di volontariato che si occupa di dare aiuto alle persone anziane. Molti aiutano l’associazione, dal sindaco Ermido Cocca all’assessore Mantovani, dall’Assistente sociale Di Marzio al segretario comunale Ranieri, dall’impiegato Graziano Cippini al dottor Francesco Sbarbari (che si recava gratuitamente dai pazienti per il prelievo del sangue). Mario Tonelli è il primo segretario. All’inizio i volontari usavano la propria auto per il trasporto degli ammalati, ora il Gruppo è composto da moltissime persone e da un parco macchine specializzato. Aldo è grato a tutti quelli che si sono avvicendati in questa bella avventura: “La solidarietà verso il bisogno degli altri è un gesto che fa bene in eguale misura a loro e a se stessi e verrà ripagato con la gioia di vedere una comunità più coesa e dialogante fra tutti i suoi membri.”

Ma non è finita qui. Aldo ha svolto anche il mestiere di “operatore di cabina”. Fin da giovane il bisogno di aiutare la famiglia lo ha indotto a imparare un secondo mestiere. Alla Scuola Professionale Moretto di Brescia ha frequentato un corso per praticare l’attività di proiezionista di film. Le attrezzature di allora non davano molta sicurezza e poteva accadere che la pellicola prendesse fuoco e divampasse in un attimo. “Quando ho visto il film di Tornatore ‘Nuovo Cinema Paradiso’ mi sono profondamente emozionato.” Questo doppio lavoro l’ha fatto nei comuni limitrofi, raggiungendo i cinema con il pullman o in bicicletta: Salò, Gavardo, Vobarno, Gardone, Gargnano…Per anni è stato operatore al cinema Corallo di Villanuova, l’ha fatto volentieri… e gratuitamente!

Aldo e la moglie Liliana (dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna!) hanno creato una bellissima famiglia. Hanno avuto due figlie simpatiche e ricche di umanità (talis pater…): Flora (che ha sposato Franco Franzoni ed ha 2 figli: Matteo e Andrea) e Michela (che ha sposato Massimiliano Usardi ed ha il figlio Jacopo, 17 anni).

“Non succede nulla per caso”, mi ha detto Flora, e sono d’accordo. Flora è impegnata nell’associazione “A.M.A.”  Auto Mutuo Aiuto, che si pone nella rete dei servizi sociali e sanitari come supporto ed integrazione alle tradizionali forme d’intervento. Flora partecipa anche al "tavolo della salute mentale" che si tiene in Comunità Montana. L’auto mutuo aiuto punta alla valorizzazione della persona come soggetto responsabile che partecipa attivamente alla vita della comunità. La metodologia del piccolo gruppo valorizza il singolo che riscopre la fiducia in se stesso e negli altri, per uscire dall’isolamento, per confrontarsi, perché ''insieme'' è meglio. “Quello che conta non è quanto sia rovinosa la caduta ma quanto sia grande la volontà di rialzarsi.”

Concludo con le parole di Aldo: “Non ho mai fatto niente per vanagloria, ma certo quando nel 2010 mi è stato conferito l’attestato di ‘Cavaliere per meriti speciali’ ho provato un sentimento di orgoglio.” Ma Aldo mi ha detto con la solita arguzia: “Sono un cavaliere senza cavallo!” Grazie a nome di tutti, grande Aldo! E cerca di stare in gamba, che abbiamo sempre più bisogno di belle persone come te!

maestro John

Nelle foto:
1) Aldo Arrighi, foto tratta dal bellissimo libro “Villanuova nel cuore” (a cura di Mario Remi, liberedizioni), da cui ho attinto molte informazioni
2) La dolce moglie Liliana
3) Due magnifiche persone: Aldo con Renato Paganelli, ad una premiazione dell’Avis gavardese
4) Aldo circondato dall’affetto della moglie e delle figlie Flora e Michela

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Commenti:

ID82073 - 06/10/2019 12:11:19 (Geppo1950) Ciao Aldo
Carissimo amico della mia povera mamma Gina, ha lavorato al CBO da sempre e mi diceva.. Come lu ghe ne nusù anche se di sinistra (la Gina diceva così).Persona gentilissima e sempre disponibile quello che si dice uno bravo che di questi tempi scarseggiano.


ID82077 - 06/10/2019 19:57:45 (effe)
Ci sono Persone silenziose con un grande cuore ...per questo la loro discrezione e il loro silenzio non passano inosservati ...grazie Signor Aldo !!



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