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17 Aprile 2017, 08.00

Racconti di viaggio

La Repubblica Islamica dell'Iran

di Redazione
Un territorio grande cinque volte l’Italia, sfugge a qualsiasi stereotipo diffuso in Occidente. Ce lo racconta Nicola Bianco Speroni che l’ha percorsa incontrando politici, religiosi e studenti sulle tracce di due documentaristi dell’Ottocento

È una società che ha tanti centri di potere, tante eccezioni e, soprattutto, offre tante sorprese. Nicola Bianco Speroni ospite di Sayed Ahmad, discendente diretto del Profeta Maometto, l’ha percorsa incontrando politici, religiosi e studenti sulle tracce di Luigi Pesce e Antonio Giannuzzi che a metà ottocento furono i primi fotografi in assoluto a documentare le bellezze del Paese.

Parafrasando Carrel, verrebbe da dire: “Iran questo sconosciuto”. Con la presidenza dell’ultraconservatore Ahmadinejad, negli anni passati l’Iran è finito ai margini del Mondo, inserito nell’elenco dei Paesi canaglia. E ultimamente il nuovo Presidente americano ha rinnovato la condanna contro la Repubblica Islamica che ha la colpa di non contrastare il terrorismo e di proseguire nella propria politica degli armamenti. Oltre agli Stati Uniti, che già avevano interrotto i rapporti diplomatici con Teheran nel 1979 in seguito alla Rivoluzione islamica e all’occupazione dell’ambasciata americana, anche la comunità internazionale ha proclamato, nel 2006, un embargo totale contro il Paese degli ayatollah a causa del programma nucleare iraniano finalizzato – secondo le accuse – alla costruzione della bomba atomica. Pare che il nuovo Presidente iraniano lavori invece per la riconciliazione. Rohani, eletto nel 2012, ha tentato di cambiare strategia e riaperto il dialogo con l’Occidente, nonostante le forti opposizioni interne. Il Paese, che viene spesso rappresentato sui media solo come una società estremamente chiusa, irrispettosa dei diritti civili e dei diritti delle donne, anti-occidentale e anti-americana ha in realtà una storia e una civiltà millenarie, il 70% della popolazione ha meno di 30 anni e la fame di libertà e di democrazia e diffusa.

Come si vive oggi in Iran?
La sensazione è che la società sia molto più aperta ed evoluta di quello che si vuol far credere e le similitudini con la nostra società occidentale non mancano. Per esempio nonostante da anni il Governo proponga campagne per aumentare il tasso di natalità, resta bassissimo come da noi. Il modello di famiglia tradizionale è in crisi, meno dell’1,4% della popolazione frequenta la Moschea il venerdì e l’attenzione alle mode e ai prodotti occidentali è grandissima. Le donne sono il 70% degli studenti universitari. Si respira il desiderio di valorizzare la qualità della vita e godere la bellezza delle nuove opportunità. Basti dire che nei mesi scorsi a Teheran sono stati inaugurati gli store di Cavalli e di Versace. L’apertura al Mondo del Presidente Rohani con la conseguente rinuncia al programma nucleare ha consentito nel gennaio 2016 la revoca dell’embargo internazionale. Certamente pesa ancora molto però il permanere delle altre sanzioni USA legate al mancato rispetto dei diritti umani e al presunto appoggio al terrorismo, ciò comporta l’impossibilità di transazioni in dollari il che è molto limitante e comporta anche il fatto che le banche internazionali si tengono a distanza.

Quindi la situazione economica com’è?
Difficile. Nonostante l’Iran sia un bel mercato, forte di 80 milioni di abitanti e nonostante le esportazioni petrolifere siano tornate ai valori pre-embargo: 2 milioni di barili al giorno, in alcune zone la percentuale di disoccupati raggiunge il 60-70% e di conseguenza i poveri rappresentano il 40% della popolazione. Il 60% dell’economia è in mano ai Guardiani della Rivoluzione (i religiosi) i quali non cedono volentieri spazio alle multinazionali straniere.

I religiosi dunque controllano proprio tutto in Iran?
Sì. Il Governo è una teocrazia sciita ma gli iraniani si sentono persiani, legati cioè alla cultura europea per etnia e lingua, alla cultura pre-islamica e zoroastriana. Pochi sanno – e certamente fa stupore sapere – che in Iran vi è la più grande comunità mediorientale ebraica fuori da Israele.

Cosa significa zoroastriana?
Zoroastrismo è una religione, semplice nei suoi fondamenti, che si rifà agli insegnamenti di Zoroastro vissuto all’incirca nel 1500 a.c. i cui precetti si possono riassumere in: “buoni pensieri, buone parole, buone azioni” come è scolpito nella pietra che si trova sulla strada principale di Yazd all’ingresso del tempio dell’Atash Bahram il sacro fuoco della vittoria che si ritiene arda ininterrottamente da oltre 1.500 anni. È oggi una componente assai minoritaria nel contesto iraniano ma che trova un suo riconoscimento in Parlamento e nella tradizione del Paese.

Invece cosa significa “teocrazia sciita” non basta dire mussulmana?

In Iran la religione di Stato è l’Islam sciita, un Islam meno conosciuto e tradizionalmente discriminato dal mondo mussulmano maggioritario sunnita. I fondamentalisti del Daesh oggi lo combattono apertamente, secondo i jihadisti lo sciismo è considerato “eretico” e giudicano meritevole di morte il suo praticante, secondo la loro visione, sorta all’interno di piccoli gruppi nettamente minoritari del sunnismo wahhabita. Fa impressione sapere che la Malesia nel marzo del 2011, ha addirittura dichiarato lo sciismo una “setta deviata” e ne ha vietato ogni forma di proselitismo.

Ma i mussulmani sciiti sono solo in Iran?
No. Si stima che gli sciiti siano circa 200 milioni nel Mondo e oltre all’Iran sono presenti nello Yemen, nell’Azerbaigian e in Iraq, comunità minori si trovano in Pakistan e India. Lo sciismo è certamente una delle più ricche tradizioni intellettuali e spirituali dell’Islam che vanta un vasto repertorio di studio che va dalla teologia ma arriva all’arte, alle lettere e agli studi giuridici.

Perché c’è questa divisione tra mussulmani sciiti e mussulmani sunniti?

La grande frattura fra sciiti e sunniti si consumò ancora all’epoca della successione a Maometto quando una parte dei seguaci giudicò illegittima la scelta, come successore, di Abu Bakr mentre riteneva che spettasse di diritto al genero e cugino del profeta, Ali. Questo gruppo – Shi’atu’Ali (“la fazione di Ali” da cui “sciiti”) restò fedele ai successivi discendenti della famiglia del Profeta, gli imam. Una parola che nel mondo sciita non rappresenta semplicemente gli esperti di religione bensì guide spirituali molto venerate. La particolarità di questa “fazione/partito” in pratica consiste proprio nella profonda devozione agli imam, che si traduce nella teologia – lo sciismo è la religione della guida spirituale – così come nelle espressioni di fede popolare con tutte le pratiche di devozione da riservare al Profeta Muhamed, a Fatima e Ali, ai loro figli Hasan e Husayn e a tutti i loro discendenti. A sua volta anche nella famiglia degli sciiti poi esistono alcune peculiarità differenti, in particolare si distinguono tre principali sottogruppi: i duodecimani, gli zayditi (presenti soprattutto in Yemen) e gli ismailiti (presenti soprattutto in india). Certamente per tutti è centrale la devozione nei confronti dell’Imam. Gli iraniani però riconoscono la figura dell’Imam nascosto nella Guida Suprema mentre gli ismailiti la riconoscono nell’Aga Khan.

Mi pare di capire che tu abbia una particolare simpatia per gli sciiti, o sbaglio?
Diciamo che l’aspetto più affascinante dello sciismo mi pare il fatto che - forse per la necessità di argomentare le proprie tesi nei primi tempi dell’Islam - ha molto sviluppato l’esegesi e l’ermeneutica, cioè lo sforzo di comprendere, criticare e interpretare i testi antichi. Per gli sciiti il Corano deve essere interpretato e vi riconoscono vari livelli di senso, letture differenti e questo ha sviluppato sia la teologia come anche la filosofia. Giusto per fare un nome noto anche in Occidente: Avicenna considerato il padre della medicina moderna e i cui testi furono studiati per oltre 6 secoli, sviluppò il proprio percorso in un contesto sciita. Tutt’ora può forse risultare sorprendente scoprire che in Iran sussiste la possibilità di compiere un percorso di studi che arriva fino al dottorato in filosofia. Nonostante la strumentalizzazione politica della religione in Iran esiste tutt’ora una vivace vita culturale che certamente non si trova in altri Paesi islamici. Il rischio è rappresentato proprio da queste “interferenze” politiche che manipolando l’opinione pubblica su credenze e tradizioni molto radicate portano a conflitti anche molto violenti. Ciò detto con i religiosi sciiti, anche quelli più rigorosi, è possibile confrontarsi e dialogare cosa che invece non si riesce a fare con i fondamentalisti sunniti.

In conclusione, quale credi potrebbe essere l’approccio migliore per affrontare il futuro che ci attende?

In Iran esiste una sorta di sport nazionale, anche se ormai il calcio fa la parte del leone, frutto di una tradizione plurisecolare: il Varzesh-e pahlavani (“sport degli eroi”), abbreviato e semplificato in zurkhaneh, una disciplina di ginnastica e lotta a mani nude. Prima di ogni allenamento e di ogni gara gli atleti che devono affrontare l’incontro di lotta a mani libere recitano: “Impara la modestia se vuoi la conoscenza. Un altopiano non può essere irrigato da un fiume”.

In foto:
. Nicola Bianco Speroni
. Sayed Ahmad
. Tempio Atash Bahram


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