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Sulla via della seta

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by Maurizio



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03 Maggio 2018, 06.56
Vestone Barghe Valsabbia
Eco del Perlasca

25 Aprile, a Vestone c'eravamo anche noi

di Redazione Perlasca
Da una decina d’anni gli studenti del Perlasca presenziano alla commemorazione insieme alle rappresentanze dei comuni di Media e Alta Valle Sabbia, pronunciando l’orazione ufficiale

Invitati dall’amministrazione comunale di Vestone, anche quest’anno gli studenti del Perlasca hanno avuto l’opportunità di esprimere il proprio pensiero sul senso del 25 Aprile.

Questa volta l’orazione ufficiale è stata pronunciata da Andrea Nolli, frequentante la 3ª Liceo, mentre Ikram El Majdoubi ha declamato la poesia “La libertà” di Paul Elouard.

Riportiamo il discorso integrale:


Buongiorno a tutti, sono Andrea, uno studente di terza liceo, iscritto all’Istituto Perlasca di Idro.
Sono molto onorato di essere qui, ma al tempo stesso, come ben potete vedere voi stessi, sono molto emozionato e forse anche un po' spaventato.
Del resto non mi capita spesso di essere incaricato di tenere un discorso ufficiale di fronte ad un pubblico attento e numeroso, come oggi!

Quando sono stato investito di questo ruolo,
ho accettato con gioia perché nel 25 aprile e nel suo alto valore simbolico io credo, anche se, e ciò mi spiace, molti giovani sottovalutano i riti commemorativi come questo e ritengono che ormai siano superati.
Molti di noi infatti non pensano sia utile rievocare avvenimenti accaduti in un tempo lontano perché fanno parte ormai di uno “ieri” remoto, dunque obsoleto, per chi vive solo l’oggi.

Per prepararmi meglio a questo mio discorso
, ho cercato di riflettere sul senso di questa ricorrenza e ho capito che commemorare non è rispolverare una vecchia fotografia in bianco e nero al solo scopo di ridare luce alla cornice, limitandoci cioè ad osservarla dall’esterno, con una certa apatia, solo per adempiere a un dovere.

Commemorare richiede di più,
esige partecipazione emotiva; se- cioè- non lasciamo entrare nella nostra sfera intima la voce di quelle persone che non ci sono più, se non le ascoltiamo mentre parlano, decidono, tremano di paura di fronte alle scelte non potremo mai capire il perché agirono così.
 
Commemorare ci proietta direttamente dentro il quadro, ci costringe a pensare, ad ascoltare e forse è proprio questa fatica che ci rende scettici nei confronti della formalità rituale.
E’ più facile infatti avvicinarsi alla storia come a qualcosa che, avendo perso la dimensione del presente, appare più staccata; la si studia e basta.
Più impegnativo è invece interpretarla, perché ci costringe a fare domande ai protagonisti, a cogliere nelle loro risposte un po’ di noi stessi, a leggervi gli stessi dubbi, le stesse aspettative, le stesse paure.
 
Io ho avuto modo sin da bambino di conoscere la storia del partigiano Ippolito Boschi, detto Ferro, nato a Barghe, il mio paese; ho partecipato in più occasioni alla sua commemorazione e ogni volta mi sono sentito emozionato.

Ogni volta che ne sento parlare, io lo immagino uno di noi; Ferro non è infatti solo un nome scritto sulla pagina di storia locale, ma un ragazzo valligiano.
Se lo volessi cercare lo potrei trovare anche oggi, nel gruppo di giovani che si radunano nella strada per discutere di politica.

Solo che lui, a differenza di altri suoi compagni,
non rimase indifferente di fronte al male della storia e prese posizione; si mise cioè contro il più forte, non si adeguò a quella che sarebbe stata la garanzia di sicurezza: fingere di non vedere. No, lui scelse di opporsi.

Disse NO, così non va. IO QUESTO NON LO ACCETTO.
Benché fosse consapevole del rischio che stava correndo, opponendosi al regime, decise di intervenire.
Il finale di questa storia lo conoscete anche voi; quell’incursione all’ospedale di Salò, per sottrarre il compagno di brigata, Renato, ai fascisti gli costò la vita.
Forse agì senza pensare troppo, nell’incoscienza tipica di chi è giovane, ma lo fece; sentì che bisognava fare qualcosa e subito, o la storia avrebbe fatto il suo corso.

E grazie all’impegno e alla coerenza di altri uomini e donne, come lui, oggi possiamo godere del bene più prezioso, la libertà, quella che consente a tutti di imparare, di conoscere, di confrontarci, di discutere e anche di litigare.
Se penso a quanto sia costata in termini di vite umane e di sacrifico la mia libertà, mi sento estremamente grato a tutti quelli che, con il loro agire, hanno piantato un seme in una terra arida.
Quel seme sarebbe poi diventato democrazia.

E’ triste però ammettere che la percezione del reale valore di questo principio ogni tanto, tra noi giovani, sembra vacillare.
Noi siamo nati liberi e la libertà per noi è una realtà scontata; la stessa Costituzione, che trova la sua linfa proprio nella Resistenza, ci protegge e ci tutela da quando siamo nati; siamo talmente pervasi di libertà che ci permettiamo persino di abusarne.
 Addirittura confondiamo libertà con anarchia, credendo che libero sia colui che può fare ciò che vuole, ma libertà non ha il sapore amaro dell’egoismo, anzi.

La libertà è rispetto, è collaborazione, è legalità, è inclusione, è generosità.
La libertà ci fa crescere, non ci limita, non ci soffoca come invece fa un qualunque regime totalitario. Certo, essa chiede molto a ciascuno di noi in termini di consapevolezza, di autocontrollo, di rispetto ma è troppo preziosa. Come un gioiello, splendido eppur così delicato.

Basta poco per perderla, lo vedo ogni giorno al notiziario della tv o sulla rete, lo leggo spesso sui giornali.
Mi fa paura l’idea che in alcuni paesi, ancora oggi, le libertà vengano soffocate con la forza; mi sconvolge l’idea che le voci dei dissidenti siano ancora fatte tacere con la tortura.

Più ci penso e più mi convinco che la vera libertà è l’unico lusso che, in tempo di crisi come l’attuale, ci è indispensabile per progredire e per crescere.

Per questo tutti noi siamo chiamati a difenderla, politici inclusi.

Per questo oggi dobbiamo essere lieti e festeggiare, perché il dono che abbiamo ricevuto da coloro che sono caduti nella guerra di Liberazione lo esige.

Onore, dunque, a questi resistenti e Buon 25 aprile a tutti.

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