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Una coppia insolita

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28 Aprile 2017, 19.31
Vestone
Eco del Perlasca

Sulle ali della Libertà

di Silvia Cappa
In occasione delle celebrazioni del 25 aprile, a Vestone sono intervenuti anche i ragazzi del Perlasca: Marco Sanvitti, che frequenta la Terza Liceo e che fa parte della banda musicale di Vestone, e Silvia Cappa, della quale riportiamo integralmente il discorso

Buongiorno a tutti. 
 
Sono Silvia Cappa e frequento la classe quarta liceo scientifico al Perlasca di Idro e oggi, a nome di tutta la mia comunità scolastica, sono qui per festeggiare insieme a voi il 25 aprile 2017.
 
Prima di me hanno già parlato in questa occasione molti miei compagni e non vi nascondo che anch’io, da tempo, nutrivo il desiderio di poterlo fare, per rappresentare il mio istituto e, con la mia voce, dare spazio ai pensieri dei giovani.
 
Lo desideravo per me stessa ma soprattutto per il mio nonno Giovanni, che per la libertà ha regalato, all’Italia, i suoi sogni  e, a me,  un MONDO NUOVO. In pace.
 
E’ per questo che sono qui stamattina. Per dire GRAZIE a tutti coloro che nella Resistenza hanno combattuto.
 
Fin da bambina sentivo parlare i grandi di questa nostra pagina di storia e i loro racconti mi apparivano interessanti,  quanto lo possono essere per i bambini le storie vere, dove i protagonisti sono  uomini o donne del proprio paese, magari anche conosciuti di persona.
 Sicuramente allora non capivo appieno il significato della Resistenza e  certamente non sapevo che, in questo modo, io stavo invece imparando, piano piano,  a conoscerne il sapore, un sapore fatto di entusiasmo, fatica, rinunce e speranza. 
 
Ma anche un sapore pieno di sogni, belli, come quello di MIO NONNO GIOVANNI che voleva per me un mondo senza guerra né oppressione. 
 
Ascoltavo attentamente quei discorsi da adulti, recitati ogni 25 Aprile davanti al monumento dei CADUTI (la mamma mi ci ha sempre portata) ma  non  capivo molto: diritto civile, costituzione, libertà individuale, resistenza passiva e attiva, per me erano solo parole.
 
Ora che sono diventata più grande e studio storia con maggior consapevolezza critica, capisco che quelle parole  erano, anche se non lo sapevo,  per me come 
“pillole nutrienti” per la mia anima “in divenire”,  capaci di dare energia ai  miei valori  quotidiani e  tali da  permettermi di apprezzare, come dono, tutto quanto posseggo,  libertà compresa.
 
Il significato del 25 aprile l’ho imparato così; 
Oggi so che questa commemorazione è necessaria per tenere alto il livello della memoria,  per ricordare che la democrazia non è nata con noi, ma l’ abbiamo ricevuta da altri che, ribelli per amore o patrioti per ideale, l’hanno voluto costruire anche a costo della propria vita.
 
Noi giovani spesso pensiamo che il diritto ad essere liberi  sia acquisito, direi quasi dovuto; noi crediamo che esso sia inalienabile, cioè non a rischio; eppure il sottile confine tra libertà e autoritarismo, ce lo insegna anche la storia attuale, è facilmente superabile e deve essere continuamente e strenuamente difeso.
 
Mi sono detta tante volte che noi giovani siamo egoisti, pretendiamo a priori senza porci il problema di verificare quanto costi ad altri la nostra richiesta. 
 
Mi domando se sapremmo mai essere capaci di sacrificio come chi partecipò alla Resistenza, o in grado di  assumerci   il peso di responsabilità collettive, come fecero invece  mio nonno e i suoi compagni.
 
Eppure un ragazzo  oggi, per difendere  questi diritti, potrebbe fare molto.
 
Basterebbe:
• che  si  impegnasse seriamente nello studio, perché più si conosce più si è liberi, come dice Malala (premio Nobel per la pace  nel 2014),  
• che rispettasse tutte le regole che la costituzione  prevede (rispetto degli altri, indipendentemente dal colore della pelle e dal pensiero, rispetto dell’ambiente e delle libertà altrui),
• che praticasse l’abitudine all’accoglienza  e al dialogo in aula, in strada, in discoteca. 
 
Viviamo in tempi non facili, ma per fortuna non siamo in guerra, eppure i nostri gesti  esprimono troppo spesso rabbia, sdegno, schifo, mancanza di rispetto per le istituzioni.
Nel nostro vocabolario abbondano parole cattive e scarseggiano quelle buone, come giustizia, tolleranza, ascolto, condivisione, solidarietà.
 
Eppure su queste parole i nostri nonni, i resistenti, i patrioti hanno costruito il proprio programma!
 
Sono stata costretta a riflettere, più a lungo del solito, sul tema della Resistenza e mi sono fatta l’idea che conoscere è necessario per capire, per vedere “dentro” ai problemi, per cercare soluzioni e soprattutto per poter accettare le nuove  sfide globali, come quelle dell’immigrazione.
Se non si sa, non si può nemmeno capire.

Poi ho intuito  che forse anche oggi ci sono i patrioti: sono quei giovani, quelle donne, quei magistrati, quelle forze dell’ordine, quegli imprenditori, quelle istituzioni religiose o laiche che, con le loro prese di posizione, a volte controcorrente, garantiscono la democrazia, aiutano a pensare, invitano a partecipare. 
La resistenza oggi forse è proprio questa: resistere alle tentazioni dell’egoismo e dell’indifferenza che spengono le luci di una civiltà.

Più parlo e più mi convinco che il 25 aprile è importantissimo, serve a ricordare i principi ed i valori di chi è morto, serve a non dimenticare mai il loro sacrificio, ma soprattutto serve a dare una scossa alle nostre apatie! 
Ricordare è  più che mai nostro dovere.
 
Concludo con un verso di una Poesia di Giuseppe Ungaretti “Per i morti della Resistenza”, 
 
“Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti
per sempre
alla luce” 
 
viva l’Italia, viva il 25 aprile, viva la Libertà!
 
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