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Specchi riflessi

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13 Agosto 2017, 09.15
Vestone
Alpinismo Giovanile

Sulle Dolomiti di Brenta

di Raffaele Vezzola
Per i ragazzi del Cai di Vestone in programma l’ambiziosa ferrata Sosat per la “punta” del gruppo avanzato e il giro di 5 rifugi per tutti gli altri. Ma l’avevo già detto che il meteo aveva dato cattivo tempo per la giornata di domenica?

Comunque, l’autobus era prenotato già da 10 giorni, non potevamo più cancellarlo e poi, siamo alpinisti e la pioggia non ci fa certo paura, i temporali sì invece, con tutta la ferraglia che c’è in Dolomiti, i fulmini mettono con piena ragione: preoccupazione…
Il programma preparato mesi prima è ambizioso, ferrata SOSAT per la “punta” del gruppo avanzato e il giro di 5 rifugi per tutti gli altri.

La ricognizione fatta una settimana prima (con un sole stupendo) aveva confermato la bellezza ma anche la lunghezza del percorso ed è per questo motivo che la prima salita la facciamo in funivia fino al rifugio Stoppani al passo del Grostè.
A quota 2500 il tempo è stupendo quasi a fugare le Cassandre del meteo che davano maltempo, speriamo bene… Ci sono un poco di nuvole lontane sull’Adamello e la Presanella ma sulla nostra testa il cielo è ancora azzurro.

I 16 ragazzi che faranno la ferrata, accompagnati dai 10 accompagnatori allungano il passo per raggiungere in fretta il rifugio Tuckett, l’obiettivo è di anticipare il fronte temporalesco per non rischiare nulla sul sentiero attrezzato.
Tempo di media: bruciato di mezz’ora.
Giunti al rifugio, un paio di accompagnatori e tre ragazzi partono veloci ad attrezzare una corda fissa là dove manca la protezione in un passaggio esposto verificato durante la ricognizione. Nel frattempo, apriamo gli zaini e iniziamo a vestirci con l’imbrago, il caschetto e il set da ferrata.
Ci siamo detti, cominciamo ad avvicinarci all’attacco della SOSAT, poi vedremo il da farsi. Di certo, senza alcun dubbio, se il tempo peggiorerà suoneremo la ritirata.

Ultimo controllo dell’attrezzatura e, puntuale come una condanna, un tuono preannuncia il cupo bussare di un temporale in arrivo.
L’avevo già detto che il meteo aveva dato cattivo tempo per la giornata di domenica?

Il cielo, come spesso succede in montagna spegne la luce e le prime pesanti gocce cominciano a martellare i caschetti.
Via tutto di nuovo negli zaini e di corsa a cercare riparo nel rifugio.
La sala interna è già stipata di alpinisti in cerca di un tetto, ci sistemiamo alla bell’e meglio in ogni angolo libero appena in tempo per assistere all’arrivo del variopinto (mantelle, giacche a vento e k-way) resto dei nostri compagni del Base.
Siamo in più di 70 e l’invasione del rifugio viene completata con successo.
All’esterno lo scroscio della pioggia cessa, per lasciare spazio alla grandine che pare una sassaiola.
L’avevo già detto che il meteo aveva dato cattivo tempo per la giornata di domenica?

Aspettiamo che spiova e il temporale si allontani e poi cercheremo di scendere e organizzare il resto dell’escursione. Detto fatto, prendiamo il sentiero che cala verso il rifugio Casinei, Mi pongo in coda  con Mara assieme a un paio dei nostri cuccioli alpinisti (7 e 9 anni) uno sofferente per una vescica e l'altro afflitto da mal di pancia. Per fortuna ci viene soccorso il gioco, inventiamo il gioco delle rime e quello ben più ostico dei dinosauri. Giocare è una grande medicina, allontana il dolore e il tempo passa veloce tanto che giunti al rifugio, quasi non ci accorgiamo che la pioggerella è diventato scroscio che inzuppa. Trovare spazio sotto la verandina affollata è un'impresa, non parliamo poi quando cerchiamo di entrare nel rifugio alla caccia di un tè caldo per il mal di pancia di Emanuele...
L’avevo già detto che il meteo aveva dato cattivo tempo per la giornata di domenica?


Lo stare insieme, comunque coniuga voglia di conoscerci e allegria, anche stipati sotto una veranda come acciughe in un barile, ma non possiamo passare la giornata in attesa del sole che pare non voglia tornare. L'umidità dei vestiti ci invoglia a ripartire, ma che fare? Recuperare il rifugio Vallesinella per rientrare a Vestone oppure imboccare il sentiero delle Cascate oppure il sentiero Orsi? Il conciliabolo è serrato ma al fine bisogna "darci una mossa". Prendendomene la responsabilità, tenendo conto anche del disagio dei più piccoli, decido per il rientro. Non è mai una scelta facile e di sicuro non accontenta tutti, se il gruppo fosse stato più omogeneo sarebbe stato più semplice trovare la scelta migliore.
Al parcheggio del Vallesinella, i più prestanti proseguono a piedi in direzione di Madonna di Campiglio, i restanti prendono la navetta che eviterà loro i 5 km che ancora ci separano dal nostro autobus.

Ci è andata male questa volta? Io non lo penso, la montagna è anche saper rinunciare ad una bella via ferrata se il rischio di incidenti è possibile, oppure rinunciare ad un percorso più lungo, rispettando la difficoltà di chi è meno preparato di noi.

Ultima cosa, questa uscita ci dava modo di sfoggiare la nuova attrezzatura che il CAI è riuscito ad acquistare grazie al finanziamento di un paio di sponsor (Raffmetal e Pressofusioni Comero) e una quota messa dalla sezione a saldo. Ora abbiamo ciò che ci serve per affrontare in sicurezza anche sentieri più impegnativi alzando, come spesso ripeto, “l’asticella" delle difficoltà alpinistiche che ci aspettano, commisurando sempre le capacità dei singoli ragazzi. Un unico grande gruppo ha un questo limite, ma a settembre sei nuovi volontari del CAI Vestone frequenteranno in corso ASAG garantendoci per l’anno prossimo più titolati responsabili e formati e la gestione di due gruppi sarà di fatto possibile.

Alla prossima, Raffaele
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