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12 Febbraio 2018, 19.10
Valsabbia Provincia
Blog - Genitori e figli

Ubriacarsi a Carnevale

di Giuseppe Maiolo
Fatti eclatanti descritti da Pino Maiolo, con gli adolescenti protagonisti, sono avvenuti a Terlano, in Alto Adige. Ma non sono molto diversi da quelli di cui ci si lamenta da tempo anche a Bagolino o a Storo. Che sta succedendo? Aggiornamento ore 20:50

Fanno ogni volta irritare, ma anche spaventare, quelle performance giovanili che non solo creano problemi di ordine pubblico ma mettono in pericolo la vita  stessa dei ragazzi.
Immagino però che quegli adolescenti di Terlano, alcuni ubriachi fino al coma etilico e molti provocatori come lo sono tutti a quel l’età, ma tutti eccessivi al punto da riuscire a bloccare il traffico ferroviario e  alterare la festa di carnevale di un intero paese, non fossero dei sovversivi, quanto ragazzi e ragazze “fuori di testa” come dicono loro stessi che avevano perso alla lettera il detto latino “semel in anno licet insanire” ovvero “una volta all’anno è concesso fare pazzie”.

Il problema vero è che
purtroppo questa follia non accade una sola volta all’anno ed è cecità pura se ce ne accorgiamo unicamente in queste occasioni. E non si tratta di premeditata voglia di finire all’ospedale in coma, come qualcuno degli organizzatori sembra aver detto pubblicamente.

Se vogliamo puntare il dito su di loro, potremmo dire che mancano del senso del limite. Questo si, ma glielo abbiamo insegnato?
Possiamo aggiungere che sono incapaci di autocontrollo e hanno una ridotta percezione del rischi.
Ma che dire di quel dilagante permissivismo degli educatori che finisce per far credere a loro che tutto sia possibile e consentito?

Di certo i fatti accaduti sono gravi,
ma ancor più grave è non vedere che tutto questo accade nei fine settimana e ogni qualvolta i teenager si ritrovano tra di loro o partecipano a feste e raduni piccoli o grandi che siano.
Solo che fa più notizia il carnevale disturbato, le sirene dell’ambulanza, la stazione bloccata.

Non meritano viceversa più di tanta attenzione
quei minori che, in un giorno qualsiasi, li vedi andare in giro con bottiglie di alcolici in mano e che da lì a poco  consumeranno insieme ad altri. Non li noti più di tanto. O meglio li vedi e fai finta di niente.
Verrebbe da dire allora “Cosa fanno gli adulti?” “Perché non intervengono?”. “Sanno  di questi comportamenti e lasciano correre?” Se è così è un pianto inutile quello che sgorga quando un certo numero di ragazzini la combina grossa.

Chiediamoci, prima e non dopo
, perché gli adolescenti oggi superano così spesso il confine del consentito, perché sono impermeabili alle nostre indicazioni o per quale motivo il nostro lavoro educativo non sta funzionando.
Interroghiamoci sulla validità dei progetti di prevenzione che magari troppo spesso abbiamo confezionato come spot informativi dai toni terroristici, di solito inefficaci per trasformare i comportamenti.
Altrimenti il fenomeno dell’alcolismo in età adulta si sarebbe ridimensionato.

Domandiamoci quanto sia strabico e più ancora contraddittorio il modello adulto che condanna l’abuso di alcol e poi, alle feste campestri e di ogni tipo, permette che circolino fiumi di birra e vino!
Chiediamoci se, prima ancora di essere genitori o insegnanti, non apparteniamo tutti a una comunità sempre più indifferente e distratta, che preferisce farsi i fatti suoi, piuttosto che intervenire nel processo educativo.

Perché appare in espansione la società degli adultescenti che collude con i minori e mostra difficoltà a fornire contenimento alle loro esuberanze.
Non di rado ha timore di dire al bambino un po’ il bulletto del vicino “Adesso basta, smettila!” oppure “questo non si fa” o al ragazzino che incontriamo sull’autobus intento a messaggiare col suo smartphone “Alzati a fai sedere la signora!”.

E  invece credo che bisognerebbe ritornare a fare comunità educante
che sa proteggere e controllare ma che pure, quando c’è  bisogno, sa manifestare riprovazione collettiva per quei comportamenti quotidiani,  comuni, comunissimi ma inaccettabili dei minori, senza aspettare fatti e fattacci.

Giuseppe Maiolo
Docente di Psicologia delle età della vita – Università di Trento
www.officina-benessere.it

------------------------------------------------
Aggiornamento ore 20:50.

A proposito.
Giusto un'ora fa, in via Monte Melino ad Anfo, un ragazzo di 16 anni è stato soccorso dai volontari dell'ambulanza di Ponte Caffaro per "intossicazione etilica" ed è stato portato in ospedale pochi minuti da con un codice "giallo".


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Commenti:

ID75173 - 13/02/2018 00:58:06 (Tc) ...c'era...
una volta...sempre di ritorno i discorsi dei ''vecchi''...ma una volta a scuola se disturbavi,il maestro ti prendeva a bacchettate sulle nocche o sulla testa...una volta se non si andava a catechismo era il prete che veniva a cercarti,una volta era sufficiente che il padre ti guardasse di traverso per stare tranquilli,ora se solo ci si permette a pensarle certe cose,si rischia la denuncia,una volta non c'era Internet e l'Iphone...una volta forse si era meno furbi,ma piu' onesti ed educati...una volta...


ID75181 - 13/02/2018 16:57:40 (Franz 59) Una vola
....una volta a scuola ti insegnavano "Educazione Civica" una volta....


ID75182 - 13/02/2018 17:09:26 (guidoassoni) per Tc e Franz 59
sono assolutamente d'accordo con voi. Meglio ancora una via di mezzo tra la rigidità di un tempo ed il permissivismo dovuto all'attuale mancanza di rigore e serietà


ID75185 - 13/02/2018 19:52:17 (Giacomino) Una volta
non c'erano i genitori di adesso


ID75204 - 14/02/2018 11:31:01 (Tc) Giacomino...
Vero,ma anche i giovani d'oggi ci mettono del proprio...ho una figlia di 24 anni,da ragazzina,si comportava come tale,non gli ho mai proibito nulla,gli ho messo dei paletti e dei freni che lei da esuberante giovane della sua eta' non condivideva,eppure ne e' uscita una donna matura e responsabile,credo che qualche merito vada anche a suo padre e madre cioe' noi genitori,ma il grosso del lavoro ce lo ha messo lei!Se penso alla mia di adolescenza,forse son stato piu' birichino io,ma anche mio padre,senza cadere nella violenza,(le avro' prese si e no 2 o 3 volte da lui e a ragione direi),e' stato in grado di indicarmi la via ed io pian piano dopo averla capita,l'ho seguita e lo stesso ho fatto con mia figlia.I figli bisogna seguirli,ma loro devono recepire e i genitori devono accertarsi che lo facciano,bisogna insistere finch'e' sono nell'eta' adolescienziale,mettendo freni,anche se severi dopo e' troppo tardi...



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